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Processo a Berlusconi: fare chiarezza è un imperativo categorico

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Daiana De Luca (Responsabile della Comunicazione di Confedercontribuenti)


Nei gironi scorsi la redazione del quotidiano Il Riformista ha pubblicato il contenuto di una serie di intercettazioni di cui è venuta in possesso e che hanno come protagonista il Dott. Franco, Magistrato ormai defunto, relatore in Cassazione per il processo “Mediaset”. Dal contenuto si evincerebbe che la condanna del Presidente Silvio Berlusconi, leader di Forza Italia ed ex Presidente del Consiglio, sia frutto di una sentenza “pilotata” da parte della Magistratura, sempre più al centro di scandali e polemiche.

Il processo Mediaset a carico Silvio Berlusconi sarebbe stato, dunque, solo un “plotone di esecuzione”. Questo è quanto si legge nelle dichiarazioni pubblicate dal Riformista; questo e tanto altro ancora. La vicenda riguarda l’unica condanna in via definitiva inflitta all’ex Capo di Governo, condannato dai Giudici della sez. feriale della Corte di Cassazione, ad Agosto 2013, a 4 anni di reclusione (di cui 3 coperti da indulto), per frode fiscale. Sul caso, portato all’attenzione della CEDU dagli avvocati del Cavaliere con ricorso, il Vice Presidente di Forza Italia, Antonio Tajani, in una conferenza tenutasi in Senato ha chiesto che venga istituita una Commissione d’inchiesta su quanto accaduto a Silvio Berlusconi e “sul cattivo funzionamento della giustizia” così da far luce sulla vicenda.
Intervenendo in Conferenza, Tajani, sottolinea come quella sentenza sarebbe frutto non di mera imperizia ma di “una precisa volontà politica di colpire Silvio Berlusconi, leader della più grande forza politica del paese”.
“Visto che non lo si poteva sconfiggere alle elezioni-prosegue-allora si è cercato di sconfiggerlo per via giudiziaria”.
Accuse gravissime, verso una Magistratura sempre meno autonoma e più politicizzata, che aprono una nuova voragine in seno al potere giudiziario, già nell’occhio del ciclone a seguito del caso Palamara”.
Nel frattempo, il giudice Antonio Esposito, ex presidente del collegio che in Cassazione condannò Silivio Berlusconi, non ci sta ad essere etichettato come l’autore di una sentenza pilotata ed annuncia “querela per diffamazione oltre alla “richiesta di acquisizione degli audio di Amedeo Franco”.
Potremmo perderci in una moltitudine di considerazioni dall’odore fazioso ma decidiamo, nel rispetto delle parti di, dover fare uno sforzo di natura critica e restare distanti da ogni posizione tendenzialmente schierata. Ciò che vale la pena ricordare è che diversi sono stati i procedimenti iscritti a carico di Silvio Berlusconi, e la quasi totalità di questi è stata archiviata o ha condotto a pronunce assolutorie. Il dato, di facile ed intuitivo riscontro pratico, pone l’accento sull’iter processuale penale italiano che in genere induce ad archiviare un procedimento quando non si è in possesso di prove idonee a sostenere un’accusa in giudizio o che guidano il Giudice, terzo ed imparziale, ad assolvere un imputato se non è colpevole “oltre ogni ragionevole dubbio”.
Fermi restando i capisaldi del diritto processuale penale e che abbiamo ricordato esclusivamente per questioni di completezza di esposizione, fare chiarezza sulla vicenda appare come un incontrovertibile imperativo categorico.
Le gravi accuse mosse nei confronti della Magistratura, più o meno implicitamente ritenuta politicamente schierata, meritano la ricerca di un riscontro fattuale ed anche una risoluzione, per non dire soluzione, in termini di interventi diretti ad una sostanziale riforma in melius dell’intero sistema.
Lasciare intendere, più o meno velatamente, che la Legge non sia uguale per tutti potrebbe diventare una micidiale causa di allarme sociale se non adeguatamente gestita. Una guida al buon senso ed all’auspicato uso di strumenti idonei a contrastare qualsivoglia malcostume istituzionale, potrebbe essere fornita dalla Costituzione nella quale risiedono quei principi supremi ed insuperabili, idonei a creare un sistema di garanzie a 360° degno di uno Stato di Diritto, come il nostro.
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