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Di Antonino Gulisano

Di che cifre stiamo parlando?
Il Covid ha fortemente peggiorato la dinamica del debito pubblico, con aumenti impensabili sino a pochi mesi fa. I dati ufficiali pubblicati da Banca d’Italia mostrano come in soli 4 mesi, da marzo a luglio, il debito sia aumentato di 129 miliardi, mentre da inizio anno si contino 150 miliardi in più.
La dinamica è tale che si stima ancora una forte crescita del debito ad agosto, mentre poi è sceso, per attenuarsi nei mesi successivi grazie a una ripresa delle entrate fiscali. Va considerato che il forte incremento del debito si associa a un’altrettanto pesante caduta del PIL, con un forte deterioramento dei rapporti di debito e deficit – PIL, stimati rispettivamente al 161,6% e 10,8% a fine 2020. Il debito sin qui generato non comprende eventuali prestiti che verranno richiesti nell’ambito del Recovery Fund, che andranno ulteriormente ad ampliare queste cifre e i relativi rapporti con il PIL.
Abbiamo già ora raggiunto livelli di debito che non sono praticamente rimborsabili e che influenzeranno in modo pesante le generazioni future. Questo è un aspetto ancor più grave delle cifre in sé, in quanto spoglia i nostri figli del futuro e li costringe a porre rimedi a conseguenze generate dal nostro egoismo e dalla pretesa di benefici insostenibili; a solo titolo di esempio si può citare l’attuale sistema pensionistico.
Giusto per avere un termine di raffronto, si pensi che il Belpaese è il secondo in Europa con il maggior indebitamento pubblico (la prima è la Grecia, intorno al 182% del PIL), mentre nella zona euro il rapporto debito/PIL viaggia intorno al 90%.
Chi detiene il debito pubblico italiano?
Insomma, le cifre fanno pensare. Ma chi sono i creditori dell’Italia? Buona parte del debito pubblico grava entro i confini nazionali, ma una quota consistente pesa anche sulle spalle di istituzioni estere: secondo i dati di Via Nazionale, il 69,9% del debito era suddiviso tra la stessa Banca d’Italia (17% circa, direttamente o attraverso la Banca Centrale Europea), altre istituzioni finanziarie residenti (47% tra banche, assicurazioni e fondi) e “altri residenti”, ovvero piccoli risparmiatori e imprese (5,6%).

Fortunatamente l’Unione Europea ha aperto i cordoni della borsa, beneficiando l’Italia ben più di altri; fortunatamente nessuno a Bruxelles sta ora guardando alla sostenibilità dei conti pubblici; la BCE sta acquistando copiosamente l’ingente mole di emissioni di titoli di Stato. Ma tutto ciò non va inteso come una cuccagna che durerà a lungo: presto o tardi si tornerà a guardare i conti pubblici e a come i prestiti siano stati spesi.
Questo è il quadro dei dati più o meno reali. E’ possibile diminuire il Debito Pubblico italiano per almeno il 47% dello stesso? Sì! La nostra proposta realistica è la seguente: il 9% detenuto dalla BCE rappresenta bond del Quantitative Easing, cioè carta moneta; il 17% della Banca d’Italia sono bond (carta moneta); 20% delle Banche italiane sono bond di Quantitative Easing (carta moneta) parcheggiate per fare speculazione sui BTP italiani. Bene, questi possono essere azzerati perché non sono reali debiti a fronte di produzioni reali.
Il 40% di questo debito pubblico italiano di € 2619 mld, significa un risparmio di € 1046,60 mld. In termini di interessi annuali di risparmio sul bilancio di Stato quanto rappresentano? € 78,57 mld. Con questa manovra salvaguardiamo gli interessi dei piccoli risparmiatori, delle famiglie e degli investitori stranieri, per un fatto di credibilità internazionale e di interessi reali.
Inoltre, rientriamo dentro i parametri del 60% del deficit del debito pubblico tra debito/Pil richiesti dal “fiscal compact”. Per nostra conoscenza c’è un precedente internazionale nel 1990 fatto dall’ONU: la cancellazione del debito pubblico di tutte le Nazioni in via di sviluppo e del terzo mondo, tra questi vi sono stati il Brasile e l’India. Dopo questa cancellazione del debito pubblico sia il Brasile che l’India hanno avuto una crescita del Pil esponenziale e uno sviluppo economico eccezionale. Si può percorrere questa “road map”? Sì! In questa direzione ci può venire incontro la proposta fatta dal Presidente del Parlamento Europeo Sassoli: “L’Europa deve cancellare i debiti per il Covid”.
Dice il presidente del Parlamento europeo: “ll Mes è da riformare. Lasciare nel congelatore 400 miliardi sarebbe intollerabile. Va creato un Tesoro a livello europeo, i bond del Recovery devono diventare un modello definitivo”. Cancellazione dei debiti accumulati dai governi per rispondere al Covid, Eurobond permanenti, nuovo Mes gestito direttamente dalle istituzioni europee e riforma dei trattati per eliminare il diritto di veto in tutti gli ambiti della politica dell’Unione. È questa la ricetta che David Sassoli ritiene indispensabile per uscire dalla crisi innescata dalla pandemia. Proposte rivoluzionarie che il presidente del Parlamento europeo sostiene.
Alla UE non bisogna proporre elemosine o aggiustamenti, ma modificazioni di strategie e di sviluppo economico. Su questa proposta troveremo, sicuramente, il

consenso di Stati membri come il Portogallo, la Grecia, la Spagna, anche la Francia e parte degli Stati dell’EST. Questa proposta può rappresentare un percorso di sviluppo e di crescita dell’Italia e della stessa Europa per uscire definitivamente dall’austerity, superare l’emergenza pandemica del Covid e modificare i parametri del capitalismo liberista finanziario con una ricetta keynesiana e verso un recupero delle disuguaglianze economiche e sociali della società contemporanea, rimettendo al centro un nuovo progetto di sviluppo economico con investimenti pubblici produttivi, verso le strutture e il capitale umano nella Sanità, nel recupero dell’ambiente, il lavoro come valore e non con la proposta assistenziale del reddito di cittadinanza.
Cancellando questo debito fittizio fatto di carta moneta, si può mettere in campo un “Piano Marshall” europeo di investimenti pubblici? Sì!
Solo attraverso queste proposte riformatrici del sistema economico si può superare lo status di deflazione e impoverimento dell’economia italiana ed europea.

 

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