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HomeIn primo pianoPer salvare il mare, una “decrescita felice”. Intervista a Patrizia Maiorca.

Per salvare il mare, una “decrescita felice”. Intervista a Patrizia Maiorca.

Idee ed atti nelle acque del Plemmirio: obiettivo, ridare voce ad un mare sempre più impoverito.

di Livio Mario Cortese

“Il mare? Un malato grave, la cui voce è un grido d’aiuto sempre più flebile”. A parlare è Patrizia Maiorca: figlia dell’indimenticato Enzo e lei stessa primatista di apnea (come la sorella Rossana), è oggi al vertice del Consorzio Plemmirio. Racconta il proprio mare, vissuto in tutte le possibili espressioni, come si direbbe d’un carissimo amico: a toni emozionanti, quasi lirici. Acque talvolta testimoni di drammi, più spesso sorgenti per schiette emozioni che ad ogni tuffo si rinnovano: “Pensando alla mia prima immersione con le bombole, agli Scogli Lunghi qui a Siracusa, conservo il ricordo del fondale di sabbia chiara, la luce…il silenzio. Oltre quarant’anni dopo, fuori dalle aree protette è difficile trovare luoghi intatti come a fine anni ’70: la plastica si sostituisce alla fauna, vengono pescati animali sempre più piccoli”. Nelle acque del Plemmirio la pesca di frodo è ad oggi ridotta, grazie alla videosorveglianza ed ai volontari di Sea Shepherd sui siti più critici. Le reti abbandonate, tuttavia, restano un problema complesso da risolvere (la dottoressa Maiorca ricorda con stima l’associazione catanese “Pro Natura Mare Nostrum”, da anni impegnata su questo fronte nelle acque ioniche). “A S.Panagia, durante un’immersione tra amici, ci siamo imbattuti in una rete-fantasma lunga 600m sparsa sul fondo a 32 metri di profondità. Alla fine del recupero, durato un mese, avevamo liberato 54 cicale di mare e solo altre due erano morte”.

Non può che coinvolgere, in Patrizia, l’entusiasmo d’essere parte attiva dei luoghi stessi. Quali danni patiscono i nostri fondali? “Le gorgonie stanno morendo, ed anche le pinnae nobiles seguono una sorte simile: si tratta in questo caso di un’infezione partita dalle Baleari che ha invaso lo Ionio. Intanto i vermocani (vermi decompositori, ndr) stanno proliferando in modo incontrollato e cominciano a mutare abitudini: spesso li si vede attaccare animali vivi e inermi, occorrerebbe uno studio apposito e anzi vorrei partisse proprio da qui”. Malgrado tutto, almeno da parte istituzionale si palesano segnali positivi: “Il Parlamento Europeo ha approvato il provvedimento di mettere al bando le plastiche non biodegradabili, è segno di un’importante presa di coscienza”.

Il bando definitivo sarà tuttavia nel 2021, ed è auspicabile che questi due anni d’attesa vedano crescere attività culturali adeguate. Come si muove in tal senso l’AMP del Plemmirio? “Abbiamo in atto uno studio sulle oloturie: nel rigenerare la catena alimentare, il loro è un ruolo chiave, analogo a quello dei lombrichi sulla terraferma. Stiamo anche partecipando ad un bando per lo studio delle nanoplastiche in mare: si tratta d’un progetto promosso dall’Università di Messina, per il quale mettiamo a disposizione mezzi ed operatori”. A questo punto la dottoressa Maiorca c’invita a seguirla, insieme al responsabile scientifico Gianfranco Mazza, sul Molo Didattico: ci aspettiamo un ormeggio, e quasi lo è. Consiste infatti in diversi ambienti della sede dell’AMP al Castello Maniace, allestiti coniugando ricerca e divulgazione.

L’ambiente, ampio e accogliente, è studiato per un’osservazione serena del mare e dei suoi abitanti. Colori chiari accolgono vere ondate di luce arricchite dall’odore del legno, mentre sul blu lo sguardo si rilassa: è lo stesso colore delle acque che si affacciano dalle finestre. L’effetto ricorda le case tipiche delle isole Eolie. Dagli uffici ammicca qualche pezzo di attrezzatura subacquea, mentre alle pareti fotografie e pannelli raccontano flora e fauna locali. Frasi e concetti sono costruiti per essere immediatamente comprensibili dai bambini ma approfondibili ad ogni livello istruzionale. Teoria e pratica dell’educazione ambientale possono qui alternarsi: dall’auditorium, alla biblioteca in continua crescita, passando per lo schermo  riquadrato sul quale osservare in tempo reale le inquadrature delle telecamere di sorveglianza. L’attenzione culmina sulla “vasca tattile”, riproduzione decisamente realistica dell’ecosistema locale.

Così al Plemmirio si tramanda la cultura del mare. Ma quali radici dovranno essere divelte, per un progresso autentico? “Anche nella subacquea esiste un circolo di consumismo assolutamente da spezzare”, osserva Patrizia, “ma gli effetti generali di tale logica sono evidenti. Farsi consapevoli delle condizioni di terra e mare implica un passo indietro sui consumi, una ‘decrescita felice’ che permetterà di vivere al meglio. Per dirti, le rarissime volte che entro in un centro commerciale osservo lo stress delle persone assediate dall’esigenza di comprare e comprare, che non sempre può essere soddisfatta”. Lo specchio acquatico, appena oltre la porta, suggerisce possibili alternative.

Sotto il sole di Ortigia, poco lontani dalle onde calanti, si comprende un’eredità di Enzo Maiorca: che già negli anni ’60, quando subacquea e pesca erano indissolubili, smise di mangiare i pesci ai quali sempre più ispirava il proprio rapporto coi luoghi sommersi.

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