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Per credere non basterà più vedere. L'allarme deepfake è serio

Il coup de theatre è arrivato nel bel mezzo del convegno  La minaccia del deepfake: non basta più vedere per crederecon un video manipolato in cui un fake di Francesco Giorgino, dotato di una voce tale e quale alla sua, seduto nello studio del Tg1 annuncia in apertura del notiziario “l’approvazione della riforma monetaria e il ritorno alla lira”.

Un esempio-monito dei pericoli del deepfake, proiettato davanti a sorpresa davanti all’ignaro Giorgino, relatore del convegno e allestito in tre giorni da Manuela Cacciamani, imprenditore del settore multimedia & tecnologia nonché Digital Champion, estraendo da immagini e video del conduttore una gran quantità di fotogrammi poi “ricuciti” sul falso Giorgino. Giusto un po’ meno perfetto del famoso video-bufala di Matteo Renzi, con cui Striscia la notizia un mese fa ha dimostrato l’effetto bomba del deepfake

“Ci stiamo misurando con una realtà dirompente finora decisamente sottovalutata”, ha chiarito il presidente dell’Anica Francesco Rutelli” inaugurando nell’ambito del festival Videocittà il primo convegno italiano sul deepfake, condotto da Alessio Iacona e propedeutico a un secondo e cruciale appuntamento istituzionale, il 9 dicembre in Senato, teso a stimolare il passaggio dall’attuale vuoto normativo del settore alla sua regolamentazione.

“Ci aspettiamo che l’incontro al Senato dia il via a regole che ci permettano di segnalare come non autentici i video che si spacciano come reali e di poterli rimuovere: non si tratta di satira ma di pura falsificazione delle realtà. Servono regole il più possibile coordinate con gli altri paesi europei per limitare gli impatti futuri delle manipolazioni delle immagini, del pensiero e del comportamento umano.”.

All’Anica per approfondire le ombre delle tecniche di intelligenza artificiale che consentono di sovrapporre il volto di una persona a quello di un’altra ripresa in video Rutelli ha riunito  il consigliere per gli Affari giuridici e istituzionali del Presidente del Senato Claudio Galoppi, il sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico Gian Paolo Manzella, la direttrice del servizio di Polizia Postale, Nunzia Ciardi, la Digital champion Cacciamani e Giorgino, che per il contrasto alla diffusione del deepfake da parte del servizio pubblico pensa all’istituzione di un osservatorio permanente e a spot diretti dall’educazione del pubblico, anello molto debole del problema, spesso incapace di riconoscere e di frenare la diffusione di fake news e deepfake.

Perché ormai web e vita si amalgano pericolosamente: “Dobbiamo cominciare a parlare di “on life”  perché non c’è più differenza tra on line e life, la nostra vita è intrecciata a quella digitale” ha premesso Ciardi, spiegando che le forza di polizia sono sempre all’inseguimento, “perché il mondo digitale si evolve in modo impressionante”.  I numeri del deepfake  oggi parlano di 15 mila video manipolati identificati nel mondo, il 96 per cento dei quali relativi alla pornografia e il 4 alla politica e all’informazione.

Cifre che secondo Ciardi  potrebbero indurre a una sottovalutazione:“Oggi il deep fake avendo bisogno di una grande quantità di immagini per creare video falsi punta molto sulla manipolazione dei volti delle attrici, ma può essere usato anche per altri scopi criminali, ad esempio nel mondo della politica e della finanza: si potrebbe arrivare a simulare una videoconferenza dell’amministratore delegato…”.

Il doppio obiettivo oggi, ha detto è quello di  “rendere sicuri l’ecosistema digitale e quello dei singoli, attrezzandoli ad affrontare il deep fake: la tecnologia riesce ad ingannare i nostri sensi e il deepfake è un’evoluzione che rende ancora più deflagrante questo impatto”. Una sfida che, ha sottolineato, non avrà fine, richiede un’attenzione continua e si scontra con un grande problema normativo: “La rete oggi non può essere gestita con la legislazione nazionale, è miope pensare che possa essere di ostacolo  a reati cyber – ha spiegato –  Non si può sequestrare, ad esempio, un server in Nigeria, oggi posso solo avvisare un altro paese, sperando che collabori e al massimo limitarmi a rendere quegli indirizzi irraggiungibili dall’Italia, inserendoli nella black list. Ben sapendo che la black list è aggirabile”.

L’unico freno a un’invasione del deepfake, al momento, è il prezzo: “Oggi le competenze per realizzare deepfake sono sul mercato e costano parecchio”  ha spiegato Cacciamani,“servono persone del mondo produzione video, della post produzione, esperti di tecnologia avanzata imitatori e attori. I comuni mortali non sono in grado di produrli”. Per ora.

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Fonte: innovazione agi

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