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Parmenide. Nascita dell’ontologia

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di Gianni De Iuliis

«Orbene ti dirò e tu ascolta attentamente le mie parole, quali vie di ricerca sono le sole pensabili: l’una <che dice> che è e che non è possibile che non sia, è il sentiero della Persuasione (giacché questa tien dietro alla Verità); l’altra <che dice> che non è e che non è possibile che sia, questa io ti dichiaro che è un sentiero del tutto inindagabile: perché il non essere né lo puoi pensare (non è infatti possibile), né lo puoi esprimere».

(Parmenide)

Parmenide (vissuto a Elea fra il 550 a. C. e il 450 a. C.) afferma che all’uomo si presentano due vie:

a) la via della verità (in greco aletheia), basata sulla ragione, che conduce alla conoscenza dell’essere vero;

b) la via dell’opinione (in greco doxa), basata sui sensi, che conduce alla conoscenza dell’essere apparente.

La via della ragione ci porta alla verità, il cui fondamento è la tesi:

L’essere è e non può non essere; il non essere non è e non può essere.

Si può pensare soltanto l’essere; il non essere non può neppur essere concepito. È una negazione radicale, assoluta, del non essere Esso è una realtà privativa, senza consistenza. Della quale nulla si può dire, nel senso che l’uomo non può compiere alcun discorso dotato di senso sul non essere.

Con Parmenide nasce l’ontologia, una parte fondamentale della filosofia: lo studio dell’essere e delle sue categorie fondamentali. Il termine deriva dal greco òntos (genitivo singolare del participio presente del verbo èinai, «essere») e da lògos, «discorso», e quindi letteralmente significa «discorso sull’essere», altre ricerche etimologiche lo farebbero derivare direttamente da onta, «gli enti».

L’ontologia si occupa pertanto dello studio della natura dell’essere, dell’esistenza e della realtà in generale, così come delle categorie fondamentali dell’essere e delle loro relazioni.

Nell’ambito della storia della filosofia esiste una differenza tra essere ed esistere: l’essere è in sé e per sé e non ha bisogno di nient’altro; l’esistere non ha l’essere in sé, ma lo riceve. Quindi l’essere è assoluto, l’esistere dipende da un essere superiore.

(34. Continua)

 


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