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Paperoni e nuovi poveri

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L’Istat fa sapere che in un anno, in Italia, si sono persi 945.000 posti di lavoro. Intanto a rivista americana Forbes pubblica la classifica dei personaggi più ricchi del pianeta, i billion dollar people, che vede nel 2020 un numero di nuovi ingressi mai prima raggiunto

di Xavier Mancoso

In Italia, dal Nord al Sud, si moltiplicano le proteste di ristoratori, ambulanti, partite Iva, con blocchi stradali, manifestazioni nelle piazze e tutto quanto esprime il bisogno, la stanchezza, la rabbia.

L’Istat fa sapere che in un anno si sono persi 945.000 posti di lavoro e che o più colpiti sono i precari e gli autonomi, e con i disoccupati crescono gli inattivi, quelli cioè che il lavoro ormai nemmeno lo cercano.

Le stime sui livelli raggiunti dalla povertà assoluta sono inquietanti e le interminabili file davanti alle mense solidali sono lì a dimostrarlo.

L’Italia, paese strutturalmente debole e sovraindebitato, è in condizioni peggiori della media degli altri Stati europei, ma la pandemia ha colpito duramente in tutto il mondo.

A fronte di una situazione drammatica, di milioni di morti, di economie distrutte,  in un anno di pandemia è nato un nuovo miliardario ogni 17 ore. La rivista americana Forbes pubblica i dati più aggiornati sulla classifica dei personaggi più ricchi del pianeta, i billion dollar people, che vede nel 2020 un numero di nuovi ingressi mai raggiunto in precedenza.

La lista di Forbes contiene 2.755 nomi, dei quali 493 sono nomi nuovi, soprattutto cinesi e americani. Sommando il loro patrimoni si raggiunge la cifra stratosferica di 13.100 miliardi di dollari.

Chi sono questi super-ricchi? Il primo resta sempre Jeff Bezos, padrone di Amazon, che nel 2020 ha guadagnato 64 miliardi di dollari, portando il suo patrimonio complessivo a 177 miliardi di dollari, seguito da Elon Musk che, con la sua Tesla (auto elettriche, pannelli fotovoltaici e sistemi di stoccaggio energetico), che nell’anno del Covid ha incrementato i guadagni del 700%, possiede “solo” 151 miliardi. Terzo Bernard Arnault, CEO di Lvmh (lusso e alta moda), quarto Bill Gates (Micorsoft Corporation) e ultimo della top five Mark Zuckerberg (Facebook Inc.).

Tra gli italiani si notano Leonardo Del Vecchio (Luxottica) al 62esimo posto con un patrimonio di oltre 25 miliardi di dollari, poi Massimiliana Landini Aleotti (azienda farmaceutica Menarini), Giorgio Armani, Silvio Berlusconi, Giuseppe De’ Longhi, e così via.

Le misure economiche anti-pandemia hanno messo in campo, complessivamente, nel mondo 16mila miliardi di dollari, e questo ha impedito una crisi di dimensioni molto maggiori. E il Fondo monetario internazionale, che ha rivisto al rialzo le sue stime precedenti, prevede per quest’anno una crescita dell’economia mondiale, trainata dagli Stati uniti, del 6 %. Anche per l’Italia viene stimato dal Fmi un aumento del 4,2% nel 2021 e del 3,6% nel 2022.  Tuttavia lo stesso Fmi ha evidenziato come il differente andamento della pandemia nei vari paesi ha allargato la forbice che separa le economie più forti da quelle più deboli, quadro aggravato dalla constatazione che la pandemia non è ancora sconfitta ed anzi, a causa delle varianti, in diverse realtà i contagi sono in allarmante crescita.

La ripresa a più velocità disorienta un sistema finanziario fortemente interconnesso. L’Eurozona deve poi temere l’impennata dei rendimenti obbligazionari americani e il possibile impulso che può venire dagli Usa ad una ripresa  dell’inflazione.

Com’è naturale, le differenze che vanno aumentando creano nuove povertà e si sono fermati quei miglioramenti che si erano registrati negli ultimi anni rispetto al numero di persone uscite dallo stato di indigenza.  

L’analisi del Fmi si conclude esortando i governi a non interrompere le politiche di sostegno all’economia, anzi a prolungarle ancora a lungo, adattando meglio gli interventi alle esigenze specifiche delle singole categorie produttive, con un approccio definito “sartoriale”.

Di contro l’istituzione internazionale con sede a Washington suggerisce un ritiro graduale delle politiche di aiuto ai  lavoratori. E vien fatto di pensare che in Italia scadrà a fine giugno il blocco dei licenziamenti e che le indicazioni del Fmi sono opposte a quelle espresse da Mario Draghi nel suo discorso della fiducia in Parlamento (aiuteremo i lavoratori, disse, ma sarebbe un errore salvare tutte le imprese).

Tutte le speranze restano legate alla campagna vaccinale, mentre cresce il timore per il rapido propagarsi delle varianti, che possono compromettere sia l’efficacia dei vaccini che la ripartenza dell’economia.


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