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Omicidi in corsia, ergastolo per l'ex medico dell'ospedale di Saronno

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Non è servito l’appello finale in cui ha ribadito di volere strappare i suoi pazienti da “morti disumane e violente”. L’ex viceprimario dell’ospedale di Saronno, Leonardo Cazzaniga, è stato condannato dalla corte d’assise di Busto Arsizio all’ergastolo più tre anni di isolamento diurno per dodici dei quindici omicidi volontari che gli erano contestati nell’ambito dell’inchiesta ‘Angeli e Demoni’.

Dieci vittime sono pazienti accolti al pronto soccorso in cui lavorava tra il 2011 e il 2014, a cui avrebbe applicato quello che nei corridoi era conosciuto come il ‘protocollo Cazzaniga’. Per la Procura, un sovradosaggio, in rapida successione, di morfina e farmaci anestetici e sedativi a pazienti anziani e affetti da più patologie, al di fuori delle linee guida disposte dalla comunità scientifica. Per la difesa, un mix di medicinali che aveva il solo scopo di lenire le sofferenze di malati ormai in condizioni irreversibili.

Cazzaniga, a cui sono state riconosciute le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti, era accusato anche, in concorso con l’ex amante e infermiera Laura Taroni, di tre omicidi di familiari di lei che avrebbero ostacolato la relazione. È stato condannato per quelli del marito della donna, Massimo Guerra, e del suocero, Luciano Guerra, mentre è stata riconosciuta la sua innocenza in relazione alla morte della madre dell’ex amante, Maria Rita Clerici. 

Taroni è stata condannata in appello a 30 anni col rito abbreviato per la morte della madre e del marito. Tutto il processo è stata un’aspra rappresentazione di due visioni incompatibili dei fatti: quella dell’ex viceprimario che sostiene di avere agito per il bene dei pazienti e quella della procura e degli avvocati di parte civile secondo i quali il medico uccise per “delirio di onnipotenza”, scegliendo una terza via non accettabile tra l’accanimento terapeutico e l’abbandono del paziente. La strada di un “angelo della morte” come lui stesso si definiva, in preda a demoni che l’avrebbero portato a scegliere il bene e il male, cancellando il giuramento di Ippocrate in un ospedale di provincia della regione considerata un modello nell’assistenza ai malati.

“ll mio assistito è molto provato, come lo siamo tutti noi”. Cosi’ l’avvocato Ennio Buffoli ha riferito lo stato emotivo di Leonardo Cazzaniga, che ha appreso da lui telefonicamente della condanna. “Rispettiamo la sentenza, ma ci sentiamo liberi di non condividerla – aggiunge – bisogna spiegare come si sostiene la volontarietà degli omicidi negli ospedali”. A dare speranza a Cazzaniga la vicenda di un altro medico lombardo, Pier Paolo Brega Massone, che si e’ visto riqualificare in omicidi colposi quelli che in un primo momento erano stati ritenuti volontari e puniti col carcere senza fine.

Il verdetto dei giudici bustocchi consegna anche uno scenario di omertà che avrebbe coperto le terapie spericolate dell’imputato perché sono stati condannati a 2 anni e 6 mesi per omessa denuncia e favoreggiamento personale di Cazzaniga i medici della commissione nominata dall’ospedale per verificare l’operato del vice primario. Assolto invece perché il fatto non sussiste l’oncologo Giuseppe Di Luca: il pm aveva chiesto una multa per omessa denuncia riguardo il ricovero di un paziente.

“Non ho nulla da dichiarare”, si è limitato a dire il procuratore Gian Luigi Fontana, apparso emozionato, che ha sostenuto l’accusa con il pm Maria Cristina Ria. La corte ha dichiarato Cazzaniga interdetto dai pubblici uffici e gli ha applicato la libertà vigilata per tre anni (misure che saranno effettive solo con eventuale sentenza definitiva) disponendo anche la pubblicazione della sentenza con affissione nei comuni di Busto Arsizio, Saronno e Lomazzo. Risarcimenti per quasi un milione di euro sono stati attribuiti ai familiari delle persone decedute.

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Fonte: cronaca agi

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