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Olio d’oliva: un mercato bloccato

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Basso prezzo delle olive e dell’olio, resa inferiore alla media, grandi difficoltà nel reperire la manodopera necessaria al raccolto, raffica di furti del prodotto, soprattutto nel Barese e nel Foggiano. La campagna olivicola 2021 si è rivelata una Via Crucis e gli agricoltori hanno chiesto la convocazione di un tavolo di crisi per trovare soluzioni e misure attraverso le quali aiutare le aziende olivicole pugliesi e nazionali ad andare avanti

di Antonino Gulisano

Già dalle prime battute della campagna olivicola, la produzione dell’olivo e dell’olio ed il conseguente mercato sono apparsi bloccati al ribasso, come rilevato da una nota della Cia (Confederazione Italiana agricoltori) su olive e olio.

Le cause principali: Basso prezzo di olive e olio, resa inferiore, poca manodopera e raffiche di furti del prodotto. Costi di produzione in rialzo per concimi, anticrittogamici, gasolio, energia, irrigazioni di soccorso.

E il valore aggiunto finisce altrove, l’olio extra vergine d’oliva (Evo) made in Puglia viene utilizzato per dare qualità agli altri olii.

Basso prezzo delle olive e dell’olio, resa inferiore alla media, grandi difficoltà nel reperire la manodopera necessaria al raccolto, raffica di furti del prodotto soprattutto nel Barese e nel Foggiano: “In Puglia, la campagna olivicola 2021 si sta rivelando una Via Crucis”. Gli agricoltori ritengono urgente, la convocazione di un tavolo di crisi per trovare soluzioni e misure attraverso le quali aiutare le aziende olivicole pugliesi e nazionali ad andare avanti.

Chi ha necessità di vendere al più presto, e si tratta della stragrande maggioranza degli olivicoltori che hanno la necessità di recuperare almeno in parte gli ingenti costi sostenuti, è costretto a cedere il prodotto a 35-40 euro al quintale, mentre il primo olio prodotto ha una quotazione che oscilla fra i 3,80 euro e i 4 euro al litro. La qualità dell’extravergine appare eccellente in tutta la Puglia, la Sicilia e il resto d’Italia dove la mosca olearia (almeno quella) quest’anno non ha avuto modo di fare danni, ma la resa quantitativa è bassa soprattutto nel Barese e nella provincia di Barletta-Andria-Trani, territorio nel quale si registra il 12-13% di resa (12-13 kg di olio per ogni 100 chilogrammi di olive) contro una media degli ultimi anni del 15-16%.

I forti ritardi nelle istruttorie delle richieste inerenti al Decreto Emersione e la mancata attuazione del Decreto Flussi hanno causato rilevanti difficoltà, alle aziende olivicole e a tutto il comparto in generale, nel reperire la manodopera necessaria a portare a termine i raccolti.

Manca il flusso di lavoratori dell’Est Europa e dai Paesi extracomunitari. E mancano tanti collaboratori ricorrenti, vale a dire donne e uomini già formati e qualificati.  Gli associati della CIA (Confederazione Agricoltori Italiani) hanno chiesto di poter ricorrere a chi è in cassa integrazione o percepisce un reddito di cittadinanza, ma chiaramente per farlo serve un intervento di legge.

Ciò che si è verificato per tutti gli altri settori del comparto, si è abbattuto anche sull’olivicoltura: i costi di produzione sono aumentati in modo insostenibile. I prezzi di concimi, anticrittogamici, irrigazioni di soccorso, gasolio ed elettricità necessari ad azionare i mezzi e gestire gli impianti sono aumentati in media di oltre il 30%, incrementando di più di un terzo le spese di lavorazione e produzione. Costi incrementati, purtroppo, anche da un ciclo terribile di eventi climatici estremi: da gennaio ad oggi, l’Italia e il mezzogiorno agricoli hanno dovuto fare i conti con gelate, siccità, bombe d’acqua e grandinate.

Si sta riproponendo in modo drammatico un fenomeno che mortifica l’olivicoltura pugliese: olive e olio made in Puglia venduti e utilizzati altrove per dare sostanza e qualità alle produzioni di altre regioni. “Non biasimiamo i produttori, nella maggior parte dei casi si trovano a non avere alternative, è chiaro tuttavia come distorte e imposte dinamiche di mercato sottraggano alla Puglia, e la resto del comparto olivicolo, vale a dire alla prima regione italiana per produzione olivicola, tutto il valore aggiunto di un prodotto che è parte integrante della nostra identità sociale, storica e culturale, oltre a essere traino e motore economico e occupazionale”.