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Nel Pnrr gli investimenti in edilizia prevalgono su informatica, ricerca e agricoltura

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di Renato Costanzo Gatti

Sono assolutamente d’accordo che i fondi disponibili grazie al PNRR vadano indirizzati in investimenti produttivi e lungimiranti. Nel lamentare la visione di questo governo che non si pone come vera guida e promotrice di capitali pazienti, non posso ignorare l’atteggiamento di una fonte autorevole come quella di Wall Street Italia a firma Gregorio De Felice espressa nell’articolo “Il ruolo dello stato in economia durante la pandemia” che riporto tra virgolette:

Anche il pensiero liberista più estremo deve accettare la necessità dell’intervento pubblico”… “Ma la vera svolta in Europa si è avuta con il lancio di un nuovo piano per la ripresa, il Next Generation EU del valore di 750 miliardi di euro, che finanzierà riforme e progetti coerenti con le priorità dell’Unione mediante trasferimenti o crediti agevolati”. E sin qui tutto bene. Ma continua: “Le linee guida stabilite dal programma rappresentano un esplicito intervento dei governi europei nei meccanismi del libero mercato, introducendo incentivi e sgravi fiscali per indirizzare le attività produttive verso obiettivi ampiamente desiderabili dalla collettività”

Quindi, per l’Autore anche i liberisti più estremi devono accettare incentivi e sgravi fiscali. Questo è il capitalismo italiano, un capitalismo incapace negli ultimi trent’anni di aumentare la produttività se non a livelli miserevoli, pur essendo questa la sua specifica missione, e non è con l’abbassamento delle imposte, con gli sgravi o i crediti d’imposta che diventerà capace di soddisfarla. Al massimo non aumenterà i salari allo stesso ritmo del modesto incremento della produttività a scapito della domanda aggregata.

Interessante l’analisi degli interventi del PNRR contenuta in un recente articolo di Nicola Scalzini sulla rivista “Mondoperaio”, dal titolo “Il peso del debito pubblico”. L’analisi è in relazione alle componenti degli interventi; si classificano cioè, missione per missione, come vanno ripartite le diverse voci di spesa tra le diverse componenti; qui sotto ci limiteremo ad analizzare le cifre di tutte le missioni aggregate analizzate per: investimenti, servizi correnti, incentivi e sussidi (in cifra assoluta ed in percentuale);

Componente…………………………………………..in mld €…………….in %

Investimenti……………………………………………..123.05…………..64.25

Servizi……………………………………………….……19.45…………..10.16

Sussidi……………………………………………………49.00…………..25.59

Totale………………………………………………..…191.50…………..100.00

Analizzando poi all’interno di ogni componente troviamo:

INVESTIMENTI………………………………..……in mld €…………….in %

Agricoltura…………………………………….……….1.96………………..1.02

Informatica…………………………………………….29.66………………15.49

Mezzi trasporto……………………………….………15.65………………..8.17

Edilizia………………………….……………………62.87……………….32.83

R&S…………………………………………………..12.91………………..6.74

Totale………………………………………………..123.05……………….64.25

Predominano gli investimenti in edilizia che doppiano le spese per informatica, lasciando agli ultimi posti R&S (ricerca e sviluppo) e agricoltura. Visti con l’occhio dell’economia della conoscenza i risultati non sono esaltanti, tanto per usare una metafora. Si tenga conto che per edilizia si intendono i fondi destinati alla costruzione di edifici necessari a raggiungere gli obiettivi fissati, ma un discorso andrà fatto, più avanti, sui sussidi, per inquadrare meglio la situazione.

Tralasciamo l’analisi dei servizi che vedono la prevalenza di quelli per l’istruzione, ed esaminiamo i sussidi:

SUSSIDI…………………………………….………..in mld €…………….in %

Contributi datoriali………………………………….….3.12……………….1.63

Alle imprese……………………………………….…34.80………………18.17

Alle famiglie……………………………….………….11.08……………….5.79

Totale………………………………….……………….49.00……………..25.59

Tra gli aiuti alle famiglie spicca la spesa di 9.43 mld della missione 2 Transizione ecologica, dove domina il superbonus del 110%. Va rilevato che questo elemento va considerato come strumento per combattere la produzione di CO2 e CO2 equivalenti, ma si risolve in sostanza in un incentivo dato alle famiglie ma vincolato al fatto che queste eseguano lavori, per lo più edilizi. Sono quindi sì sussidi alle famiglie ma dove il vero destinatario, oltre al clima, sono le imprese, quelle edilizie in primis.


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