Type to search

NATALE AL MUSEO. “Sentiero di notte in Provenza” di Vincent Van Gogh (1890)

Share

 

di Gianni De Iuliis

SENTIERO DI NOTTE IN PROVENZA – VINCENT VAN GOGH (1890)

Tecnica: olio su tela; Dimensioni: 92×73 cm; Luogo: Museo Kröller-Müller, Otterlo, Paesi Bassi

Un autentico genio, incompreso fino al limite del disprezzo in vita. Influenzò in maniera determinante la pittura del XX secolo. Oggi le sue opere sono tra le più apprezzate della storia dell’arte; recentemente sono stati acquistati alcuni suoi quadri da privati a cifre che superano i 100 milioni di dollari (in particolare Iris e il Ritratto del dottor Gachet). Diventò pittore molto tardi all’età di ventisette anni e morì all’età di trentasette, dopo aver patito per tutta la vita gravi disturbi mentali che peraltro condizionarono la sua arte.

I suoi interessi giovanili erano orientati verso la religione. Ottenne un incarico semestrale presso la Scuola Evangelista di Bruxelles e andò a vivere a Wasmes, nel Borinage, una regione carbonifera belga dove i minatori vivevano in condizioni di estremo disagio. Van Gogh dedicò l’intera sua quotidianità al soccorso dei malati, ad aiutare i più poveri e a predicare con trasporto e quasi con fanatismo la Bibbia agli operai. S’ispirò con entusiasmo e devozione agli ideali evangelici trasmessi da Francesco d’Assisi, il che fu poco apprezzato dai suoi superiori che temevano rivendicazioni sociali. Infatti il suo contratto semestrale non fu rinnovato con la seguente motivazione: «aveva preso troppo alla lettera il modello evangelico».

Nel 1881 ci fu la svolta artistica. Decise di dedicarsi totalmente e in maniera sistematica e quasi professionale alla pittura, continuando la sua missione di diffusione degli ideali evangelici. Anzi trovò nell’arte lo strumento più efficace per dare voce agli umili e agli sfruttati.

Un altro momento topico della sua vita e della sua arte fu il trasferimento a Parigi, all’epoca il cuore della cultura mondiale. Ivi visse il periodo più felice. Migliorarono le sue condizioni di salute e la stessa arte fu influenzata da tale condizioni. I suoi quadri erano più gioiosi, con un uso di colori vivaci, luminosi e leggeri. Nella capitale francese Van Gogh abbandonò ben presto i suoi iniziali interessi misticheggianti, acquisendo maggiore sicurezza in se stesso, fino addirittura a sfociare nella vanità e nella sfrontatezza, con tanto di deriva alcoolista.

Nel febbraio del 1888 Van Gogh si trasferì in Provenza. Qui realizzò centinaia di quadri, ispirato dai colori mediterranei e dalla luce del sud della Francia, completamente diversa da quella nordica. In ogni caso la sua salute mentale si aggravò. Fu ricoverato al nosocomio di Arles e nell’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy-de-Provence. In preda a disperate allucinazioni si tagliò il lobo dell’orecchio sinistro, che fu consegnato in un foglio di giornale a Rachele, una prostituta che frequentava in quel periodo.

La morte di van Gogh fu misteriosa. Ancora oggi non sono stati risolti alcuni dubbi. La sera del 27 luglio 1890 pare si fosse sparato un colpo di rivoltella allo stomaco. Poche ore dopo morì. Nel 2011 gli storici dell’arte Steven Naifeh e Gregory White Smith hanno avanzato l’ipotesi che Van Gogh non sarebbe morto suicida, ma che sarebbe stato colpito accidentalmente da due ragazzi che stavano armeggiando con una pistola.

L’opera che proponiamo, nota anche come Strada con cipressi e cielo stellato, rappresenta uno dei capolavori più significativi dell’Impressionismo. Il tema delle stelle ricorre spesso nei suoi quadri. Anche in tale dipinto, meno famoso della Notte stellata, le stelle sembrano protagoniste, illuminando l’intero paesaggio insieme alla luna, ritratta nella fase di falce crescente. Il cielo è ritratto con precisione quasi scientifica: sono visibili persino due pianeti, Mercurio e Venere, quest’ultima conosciuta anche come stella della sera. Il dipinto ritrae un sentiero in mezzo ai campi della Provenza, percorso da due figure umane e da un carrettino trainato da un cavallo. A destra è visibile una casa dai tetti spioventi che sorge al limitare di un boschetto di cipressi, che dividono in due la scena. A sinistra spighe di grano e all’orizzonte si scorgono della montagne, sormontate da nuvole basse e rade.

Alcuni storici dell’arte hanno visto in questa opera i segni della fine: la stella della sera simbolo del vecchio e la Luna crescente del nuovo. Entrambe separate dal cipresso, obelisco della morte. Alcuni studiosi hanno interpretato tali simboli in senso autobiografico, quasi come se Van Gogh avvertisse di essere vicino alla fine; altri hanno optato per un’interpretazione più oggettiva, partendo dall’analisi dei due viandanti che rappresenterebbero l’umanità, inseriti in una prospettiva di eternità cosmica, scandita dall’inizio della luna crescente e dalla fine della stella della sera.