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NATALE AL MUSEO. “Burocrazia” di Matteo Masiello (2013)

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di Gianni De Iuliis

BUROCRAZIA – MATTEO MASIELLO (2013)

Tecnica: olio su tela; Dimensioni: 70 x 80 cm; Luogo: Palazzo delle Arti Beltrani, Trani

Masiello è un artista autodidatta che espone per la prima volta le sue opere nel 1970. La sua arte, dopo i primi influssi neoavanguardisti, sembra perfettamente integrata nel clima postmodernistico della fine degli anni Settanta.

Ha una visione quasi gnoseologica dell’arte, per cui essa rappresenta l’unica forma di verità per l’umano, l’unica chiave veramente credibile per interpretare e penetrare il reale.

Ma la sua arte è anche ironica metafisica, pervasa da un continua oscillare tra realtà e mito, sacro e profano. I suoi dipinti sembrano siparietti esistenziali, scene da avanspettacolo dominate da un uso sapiente, preciso e sicuro del colore, senza sfumature, che garantisce una certezza formale ed espressiva all’incertezza della narrazione, figlia dell’incomunicabilità della realtà contemporanea.

L’opera che proponiamo sembra emblematica dell’intera sua produzione e rende l’idea di un pittore per alcuni versi kafkiano, capace di imprimere sulla tela situazioni paradossali, angoscianti, che paralizzano l’osservatore, fagocitandolo in una dimensione nella quale pare impossibile qualunque reazione, sia pratica che psicologica. Aleggia nel dipinto una concezione del potere come esercizio fine a se stesso, che si struttura intorno a regole impersonali e astratte, procedimenti, ruoli definiti e immodificabili.

Assistiamo a una destrutturazione del singolo: i personaggi appartenenti a una fascia gerarchica sono rappresentati con gli stessi connotati del volto e con gli stessi vestiti, tutti uguali. La metamorfosi dell’uomo che passa da un livello all’altro evoca una visione palingenetica, come se ogni vita possa rigenerarsi solo nella morte, come se il passaggio da uno status all’altro implichi la fine di un’esistenza.

Le figure che popolano la scena sembrano immote, imprigionate in una dimensione impiegatizia, incapaci di vero dialogo, prigioniere dell’incomunicabilità contemporanea, assorbite solo dalle pratiche burocratiche, vere protagoniste virtuali della scena raffigurata nel dipinto.