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Lo spettro di una Brexit a data da destinarsi

È la “cosa di gran lunga migliore” successa al governo britannico questa settimana. Così gli analisti della Bbc hanno commentato la giornata di votazione alla Camera dei Comuni, dove dopo due giorni di batoste per la premier, Theresa May, i deputati hanno approvato – con 412 voti a favore e 202 contro – la mozione del governo sulla richiesta di un rinvio della Brexit a dopo il 29 marzo e di un terzo tentativo di ratifica dell’accordo con la Ue, da tenersi entro mercoledì.

Se l’accordo fosse approvato, May andrà al summit Ue del 21-22 marzo per chiedere ai 27 un “rinvio breve”, fino al 30 giugno della data di uscita. Ma se non passa l’accordo – che la premier si ostina a non voler abbandonare, nonostante le due sonore bocciature dei mesi scorsi – il governo chiederà a Bruxelles una proroga più lunga, i cui tempi saranno nella mani della Ue: potrebbero andare dai 12 ai 21 mesi e in questo caso la Gran Bretagna dovrà partecipare alle elezioni europee di maggio. Sempre che nel frattempo non deflagri la spaccatura all’interno dei Tory, che porti a dimissioni di May e ad elezioni anticipate.

Lo spettro di una Brexit ‘a data da destinarsi’ potrebbe convincere i Tory dissidenti e gli unionisti nordirlandesi del Dup ad appoggiare il piano May, finora boicottato. Ma da tempo ormai la Brexit viaggia su binari imprevedibili. Il rinvio dell’uscita non è scontato, perché legato all’approvazione unanime dei Ventisette, che pretendono una motivazione solida da parte di Londra.

Il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, ha dichiarato che l’Italia è favorevole a concedere un rinvio motivato, mentre il il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha fatto sapere di stare lavorando per costruire consenso tra i leader Ue sul concedere a Londra una “proroga lunga”.

La possibilità che dalla Ue non venga dato semaforo verde al rinvio lascia aperto il temuto scenario del no deal. Il capo negoziatore dell’Ue per la Brexit, Michel Barnier, ha avvertito che “la situazione è grave e bisogna prepararsi a un’uscita del Regno Unito senza accordo”. Lo aveva già detto varie volte negli ultimi mesi.

In quello che è stato il terzo giorno di battaglia per May in Parlamento, la premier ha rischiato per un soffio di vedere approvati due emendamenti, che l’avrebbero indebolita ulteriormente: il primo chiedeva un secondo referendum e il secondo addirittura di togliere al governo il controllo del processo di Brexit e passarlo ai Comuni. Uno smacco di immagine, però, May l’ha portato a casa anche oggi ed è arrivato da Donald Trump, che è intervenuto a gamba tesa criticando la premier britannica per la sua gestione dei negoziati: “Non ha voluto seguire – ha affermato il presidente americano – i miei consigli”.

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Fonte: economia agi

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