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L'impatto del PNRR sull'Agenda 2030 dell'Onu: un nuovo studio di Fondazione Eni Enrico Mattei

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Green Deal europeo, Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) e PNRR italiano: una combinazione davvero importante per raggiungere gli obiettivi di impatto climatico zero entro i prossimi 30 anni.

Per perseguire la net zero economy occorre esaminare in dettaglio tutti gli aspetti ambientali e sociali coinvolti nella transizione. Sono queste le principali conclusioni di un lavoro di ricerca realizzato da ricercatori della Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM). La ricerca è stata pubblicata in un Policy Brief che ha investigato l’impatto potenziale che gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) avranno sugli obiettivi dell’Agenda 2030 della Nazioni Unite.

La pubblicazione è frutto del lavoro congiunto dei due gruppi di economisti che hanno messo a punto un vero e proprio modello in grado valutare l’impatto degli investimenti pubblici in relazione agli obiettivi individuati dall’agenda 2030. Il modello è stato prima utilizzato per una analisi degli investimenti pianificati dalla Regione Sardegna, in un secondo momento per analizzare il PNRR.

“L’Agenda ONU – spiega Laura Cavalli, Programme Director del programma di ricerca ‘Agenda 2030 e Sviluppo Sostenibile’ della Fondazione Eni Enrico Mattei e responsabile della ricerca – è stata adottata nel 2015 dai 193 Stati membri delle Nazioni Unite ed è costituita dall’insieme dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS, o Sustainable Development Goals, SDGs). L’Unione europea è da sempre impegnata nell’attuazione dell’Agenda 2030 e nel raggiungimento degli SDGs. Il Green Deal europeo, presentato dalla Commissione von der Leyen nel dicembre 2019, punta a trasformare l’Europa nel primo continente a impatto climatico zero entro il 2050 ed è parte integrante della strategia implementata dalla Commissione per attuare l’Agenda 2030 e i suoi SDGs. Per questo ci è sembrato interessante utilizzare il nostro modello per valutare nel dettaglio gli esiti attesi dal PNRR. I risultati che abbiamo ottenuto nello studio sono davvero molto interessanti”.

Prima di guardare ai risultati occorre però tenere conto che “il presente Policy Brief -ricorda Cavalli – è focalizzato sulla tipologia di ‘investimento’ e non le riforme. Questo è dovuto alla metodologia stessa che, essendo stata costruita per analizzare l’impatto di investimenti sull’Agenda, non analizza l’impatto delle riforme, la maggior parte delle quali non implicano l’esborso di finanziamenti del recovery. Le riforme in questione – tra cui quelle della pubblica amministrazione, della giustizia, della semplificazione della legislazione e della promozione della concorrenza – per quanto fondamentali, soprattutto per il contesto italiano, si riferiscono a un altro livello d’azione, una sorta di conditio sine qua non, che permette di implementare efficientemente gli investimenti e amplificarne l’impatto. Gli sviluppi futuri del percorso di ricerca di FEEM hanno in previsione anche l’integrazione della metodologia già sviluppata assieme a Regione Autonoma della Sardegna (RAS) con un metodo in grado di catturare e misurare anche l’impatto di azioni e strumenti non finanziari (quali le riforme) sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile”.

Goal, “quasi goal” e assist

È stato possibile quindi verificare l’impatto per ogni singola missione del PNRR attraverso un’analisi dettagliata delle singole misure. “In generale – spiega Cavalli – il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza contribuisce maggiormente ai Goal 9 ‘Industria, innovazione e infrastrutture’, 13 ‘Agire per il clima’ e 7 ‘Energia pulita e accessibile’ coerentemente con gli obiettivi di transizione digitale ed ecologica che esso si pone. Come già si è potuto notare, il carattere infrastrutturale e innovativo del PNRR prevale su tutti gli altri aspetti: il Goal 9 ‘Industria, innovazione e infrastrutture’ è infatti per la maggioranza delle Missioni uno dei goal più impattati proprio grazie a investimenti che vanno dalla digitalizzazione ai trasporti puliti, dalle scuole e ospedali innovativi alla ricerca. Allo stesso modo, per quanto riguarda il Goal 13 ‘Agire per il clima’ e il Goal 7 ‘Energia pulita e accessibile’, gli stessi risultano particolarmente rilevanti per la natura e gli obiettivi del PNRR. Infatti dal Piano emerge come la sostenibilità ambientale venga declinata con un approccio teso più alla transizione energetica e all’abbattimento delle emissioni climalteranti, che non alla tutela e alla protezione degli ecosistemi e della biodiversità. Questa conclusione è anche avvalorata dal modesto contributo ai Goal 14 ‘La vita sott’acqua’ e 15 ‘La vita sulla terra’ del Piano”.

In generale, il PNRR mostra una sostanziale coerenza per ciò che concerne la dimensione della transizione digitale e gli obiettivi ambientali della decarbonizzazione e della transizione energetica. Per contro l’obiettivo di inclusione sociale, declinato all’interno del Piano nelle tre priorità trasversali (pari opportunità generazionali, di genere e territoriali), è principalmente intercettato dal Goal 8 ‘Lavoro dignitoso e crescita economica’ attraverso gli investimenti a sostegno del lavoro, contribuendo dunque indirettamente anche al Goal 1 ‘Povertà zero’. “I risultati dell’applicazione – spiega Cavalli – in questo caso paiono discostarsi da quanto era stato ipotizzato, in quanto non vengono rilevati impatti considerevoli sui Goal 5 ‘Uguaglianza di genere’ e 10 ‘Ridurre le disuguaglianze’”.

Per comprendere appieno il significato dei risultati ottenuti, occorre precisare come questi siano stati sicuramente influenzati da due diverse variabili. Da un lato, l’ammontare di finanziamenti devoluti agli interventi rappresenta il principale fattore che determina gli impatti sui Goal. Per esempio si noti la differenza tra la misura 1.6 ‘Digitalizzazione del Ministero dell’Interno’ che prevede 107 milioni di euro, e la misura 2.1 ‘Rafforzamento dell’Ecobonus e del Sismabonus fino al 110% per l’efficienza energetica e la sicurezza degli edifici’, che prevede ben 12,05 miliardi di euro. Dall’altro lato, l’analisi è condizionata dall’utilizzo dei coefficienti già calibrati nell’ambito della Politica di Coesione”.

Come sottolineato in precedenza, sarà inoltre necessaria una riflessione sulle riforme, momentaneamente non analizzate. Dall’analisi effettuata, ad esempio, il Goal 4 ‘Garantire un’istruzione di qualità’, non risulta centrale poiché le risorse economiche destinate all’istruzione sono limitate se confrontate con altri ambiti d’intervento; considerando le riforme previste è chiaro che la Scuola assume un ruolo più da protagonista. Queste infatti si concentreranno in particolare sull’assunzione, sulla selezione, sulla mobilità e sulla formazione degli insegnanti nonché alle riforme dell’istruzione terziaria e degli istituti tecnici e professionali”.

Sarà quindi fondamentale che gli investimenti del Piano siano accompagnati da un percorso di riforme tese a eliminare le criticità strutturali dell’economia e del tessuto sociale italiani.

(Articolo in collaborazione con Fondazione Eni Enrico Mattei)

Source: agi


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