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Le interviste degli altri (LIBERO – «Dobbiamo vaccinare l’85% dei cittadini»)

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Il direttore dello Spallanzani di Roma: «Per stare tranquilli va alzata l’asticella rispetto alla soglia dell’80%. Gli anticorpi monoclonali funzionano, usiamo anche quest’arma»
CLAUDIA OSMETTI · ago 26, 2021

OBIETTIVO RICHIAMO SGUARDO MONDIALE RICETTA

«Dovremmo raggiungere almeno una soglia di vaccinati dell’85% per stare tranquilli» «Sulla terza dose l’ultima parola deve averla la scienza, non interessi di parte» «Non limitare le risposte all’Italia, si intervenga a livello mondiale» «Serve un mix di vaccini e anticorpi monoclonali. Però dobbiamo abbattere i prezzi e non farli solo in ospedale»
«Vaccinare l’80% degli italiani entro settembre, come dice il generale Figliuolo, è un obiettivo realistico, anche perché i dati della campagna nazionale ci dicono che siamo a buon punto. Però io alzerei un po’ l’asticella». Francesco Vaia è il direttore sanitario dell’istituto nazionale Malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma ed è un signore estremamente gentile. Capelli brizzolati e tono calmo, non alza mai la voce. Sorride. Trovare spazio nella sua agenda non è facile, ma lui fa i salti mortali per accontentare tutti. «Faccio questo lavoro da tanti anni», racconta, «e mi azzarderei a suggerire che, per stare tranquilli, dovremmo raggiungere una soglia almeno dell’85%. Abbiamo raggiunto tanti buoni risultati con la vaccinazione di massa, questo sarà l’ennesimo. Tuttavia le questioni sono altre».
Dottor Vaia, a cosa si riferisce?
«Il problema dei problemi è che dobbiamo lasciare libera la scienza e la ricerca di fare il loro lavoro».
Che significa?
«Intendo dire che se, per esempio, avremo bisogno di interventi di richiamo come la terza dose, questo deve nascere da valutazioni scientifiche e da studi approfonditi sull’argomento. Non da, seppur legittimi, interessi di parte».
Si riferisce alle case farmaceutiche?
«Anche. E alle dinamiche geopolitiche. L’ultima e chiara parola la deve avere la scienza».
Giusto. Ci sono altri aspetti da considerare?
«Dobbiamo guardare al di là del nostro cortile. Viviamo in un mondo globalizzato, fatto di migrazioni costanti e di spostamenti. O chiudiamo le frontiere di tutto il mondo, come abbiamo fatto nel 2020, o pensiamo a qualcosa di alternativo».
Un lockdown generalizzato, di nuovo, sarebbe impensabile. Non crede?
«Sì, lo penso anche io. Sarebbe una sciocchezza limitarci al territorio italiano. Siccome oggi ci spostiamo di continuo, abbiamo una mobilità planetaria, dobbiamo saper intervenire a livello mondiale altrimenti saremmo sempre a rincorrere non la la variante Delta, ma innumerevole varianti».
Perché il virus muta di più quando ci sono più contagi. Oramai l’abbiamo capito anche noi non addetti ai lavori. Sarà il vaccino a salvarci la pelle?
«Non è l’unica soluzione. Il vaccino non è una pozione magica, non è l’equivalente degli spinaci per Braccio di Ferro. C’è, infatti, una percentuale considerevole di persone che non rispondono al vaccino. Come quelle che hanno subito un trapianto o sono alle prese con un tumore».
Quali altre armi abbiamo?
«Per esempio gli anticorpi monoclonali, però attenzione. Non si tratta di strumenti alternativi alla vaccinazione, semmai vanno a integrarla».
In cosa consistono?
«In poche parole: il vaccino induce nell’organismo la produzione di anticorpi monoclonali che bloccano la proteina Spike che è la responsabile della replicazione del virus. Abbiamo visto che se prendiamo quelli buoni, li sintetizziamo in laboratorio e li diamo ai pazienti questi possono sviluppare un’immunità passiva».
Quindi anziché stimolare la produzione di anticorpi, il soggetto li riceve direttamente?
«Esatto. Sono dei piccoli soldati che combattono per noi la battaglia al Covid».
Qual è la via maestra per abbattere la pandemia?
«A mio avviso il mix vaccini e anticorpi monoclonali. Però dobbiamo abbattere i prezzi e non farli solo in ospedale. Il premier Draghi ha l’autorevolezza per spingere l’industria europea in questo senso, penso sia importante».
Ma allora è inutile parlare di terza dose?
«Non ho detto questo. Non escludo la terza dose in maniera pregiudiziale. Dico solo che sarebbe meglio capire prima qual è la memoria cellulare e immunologica delle nostre cellule. E, soprattutto, andare a vaccinare quei Paesi che al momento hanno raggiunto appena la soglia del 4% della popolazione immunizzata».
Vaccini e monoclonali bastano per battere il Covid?
«No. È evidente che serve anche una risposta di sistema. Abbiamo visto che il distanziamento fisico e la mascherina funzionano, non possiamo pensare a un liberi tutti».
Però non è mica facile. Dopo un anno e mezzo, la gente ha voglia di uscire. Poi adesso ricomincia anche le scuola in presenza…
«Questo è vero. Esulo un po’ dal mio campo, ovviamente queste sono considerazioni che dovrebbe fare la politica: però occorre entrare nell’ottica che servono spazi adeguati e bisogna intervenire sugli impianti di condizionamento che spesso sono vecchi».
Lo stesso discorso vale per i mezzi di trasporto pubblico?
«Certamente. Non basta l’80% dell’occupazione delle metro. Bisogna lavorare su queste cose».

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