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Le camere faticano a riformarsi

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MATTEO MINNELLA

A quasi tre mesi dalla loro ulti-ma convocazione, questa settimana sono tornate a riunirsi le giunte per i regolamenti di camera e senato, che hanno discusso le modifiche delle regole interne alle due aule. La modifica dei regolamenti si è resa necessaria dopo il taglio dei parlamentari, che dalla prossima legislatura passeranno da 945 a 600, con 400 deputati e 200 senatori, e che avrà conseguenze sul funzionamento delle due camere. Basti pensare alle difficoltà che incontrerebbero nel riunirsi le commissioni parlamentari se il loro numero non venisse adeguato a quello dei componenti che avrà il nuovo parlamento.

Nell’accordo del 2019 che ha dato vita al secondo governo guidato da Giuseppe Conte, il Partito democratico e il Movimento 5 stelle avevano promesso di mettere mano ai regolamenti e ad altro, una volta approvata la riforma costituzionale. Tra i correttivi annunciati c’erano la concessione del voto ai diciottenni per eleggere il senato, la riforma della legge elettorale e la riforma della base elettorale del senato, che sarebbe dovuta passare da regionale a circoscrizionale. Al momento, solo il primo obiettivo è stato centrato: il dibattito sulla legge elettorale è ancora in alto mare, mentre il disegno di legge sulla base elettorale del senato, che deve ancora ricevere una delle quattro approvazioni necessarie per entrare in vigore, è osteggiato dai partiti di centrodestra. Senza la revisione dei regolamenti parlamentari, in caso di elezioni il regolare funzionamento del parlamento sarebbe a rischio.

La giunta per il regolamento del senato è più avanti rispetto a quella della camera. I suoi membri si sono riuniti tra il 26 e il 27 aprile e hanno approvato le ultime modifiche al testo proposto dai senatori Roberto Calderoli (Lega) e Vincenzo Santangelo (M5s), che ora dovrà essere esaminato dall’aula del senato.

Contro il trasformismo

Le modifiche principali al regolamento, frutto di un compromesso tra i partiti, sono relative a due ambiti. Il primo riguarda l’adeguamento di alcune soglie numeriche al numero ridotto dei senatori. Per esempio, salvo eccezioni, un gruppo parlamentare dovrà essere composto da almeno sette senatori, non più da dieci. Le commissioni permanenti scenderanno invece da quattordici a dieci, con alcuni accorpamenti, come quello tra la commissione sanità e quella lavoro. Queste fusioni sono tuttavia provvisorie. “Abbiamo concordato che la formazione delle nuove commissioni andrà ripensata a partire dagli emendamenti presentati in aula”, ha chiarito all’Essenziale Loredana De Petris (Liberi e uguali), senatrice della giunta per il regolamento.

Il secondo ambito di modifica del regolamento riguarda alcuni provvedimenti introdotti per ridurre il trasformismo parlamentare, ossia il passaggio dei senatori a gruppi parlamentari diversi da quelli in cui sono stati eletti. In base ai dati del senato, rielaborati dall’Essenziale, in questa legislatura almeno 72 senatori hanno cambia-to il gruppo di appartenenza, quasi uno su quattro. Per disincentivare questa pratica, il nuovo regolamento vuole vietare a un senatore che lascia il proprio gruppo parlamentare di entrare nel gruppo misto, che da marzo 2018 a oggi è cresciuto di 39 unità. Se entro tre giorni un fuoriuscito non trova un altro gruppo parlamentare pronto ad accoglierlo, finisce tra i non iscritti. Le risorse economiche destinate ai singoli gruppi non aumenterebbero, però, in caso di adesione di nuovi membri, ma rimarrebbero proporzionate ai numeri di inizio legislatura. Inoltre, i membri degli uffici di presidenza delle commissioni che cambia-no gruppo decadrebbero dal loro incarico.

Questa settimana è arrivata anche un’altra importante novità dal senato. Il 26 aprile il consiglio di presidenza del senato ha approvato un codice di condotta che, una volta ricevuto il via libera dell’aula, dovrà essere seguito da tutti i senatori. Il testo – non ancora pubblico, ma visionato dall’Essenziale – è meno stringente di quel-lo introdotto nel 2016 dalla camera. A differenza dei deputati, i senatori non avranno l’obbligo, tra le altre cose, di dichiarare finanziamenti superiori ai cinquemila euro e potranno ricevere doni con un valore superiore ai 250 euro, purché conformi alle “consuetudini di cortesia”.

La giunta per il regolamento della camera è più indietro. Questa settimana è stato adottato, con qualche aggiustamento tecnico, il testo base presentato a febbraio da Emanuele Fiano (Pd) e Simone Baldelli (Forza Italia). L’unico componente della giunta a opporsi è stato Francesco Forciniti, ex M5s. Entro l’11 maggio andranno presentati gli emendamenti al documento, che la giunta punta poi a trasmettere all’aula entro la fine di maggio. Anche le novità del regolamento della camera mira-no ad adeguare alcune soglie numeriche al taglio dei deputati e a ridurre il fenomeno del trasformismo. In base ai dati della camera rielaborati dall’Essenziale, da inizio legislatura hanno cambiato gruppo parlamentare 145 deputati, quasi uno su quattro, come avvenuto al senato.

Senza le nuove norme, il normale funzionamento del parlamento sarebbe a rischio in caso di elezioni

I gruppi

Salvo eccezioni, per formare un gruppo parlamentare alla camera serviranno almeno quattordici deputati, non più venti. La formazione di nuovi gruppi parlamentari è poi concessa solo se i suoi membri “rappresentano, in forza di elementi certi ed inequivoci, un partito o un movimento politico organizzato nel paese anche formatosi successivamente alle elezioni”. A differenza del senato, le commissioni permanenti della camera rimarranno quattordici, anche se il presidente Roberto Fico ha annunciato che su questo bisognerà coordinarsi con le future scelte del senato. Le misure anti trasformismo sono invece me-no severe rispetto a quelle discusse al senato, ma fanno comunque leva su interventi simili, per esempio limitando la redistribuzione delle risorse economiche tra i vari gruppi. Inoltre, anche alla camera, in base alla proposta di regolamento, i componenti degli uffici di presidenza delle commissioni che cambiano gruppo decadono dal loro incarico.

Infine, proprio alla camera, lo scorso 24 marzo è terminato l’esame in commissione affari costituzionali della proposta di legge, a prima firma di Baldelli, che chiede di ridurre il numero dei componenti di otto commissioni bicamerali. Ora la proposta deve ricevere l’approvazione dell’aula, per poi passare in senato. ●

Fonte: L’Essenziale