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L’avveniristico Berlusconi… presidente del Senato?

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Inquietante inizio della campagna elettorale.Presuntuosa aspirazione o insensato sogno nel cassetto?

di Augusto Lucchese

S’è appreso dalla stampa e dalla rete che l’integerrimo “cavaliere senza macchia”, signore di ben pregiati “feudi” telematici, oltre che “domino” assoluto di Forza Italia, ha alzato l’ingegno e, a seguito del “golpe” anti Draghi, portato a compimento in compartecipazione con i soliti compagni di merenda e con l’utile apporto di un maldestro e ingenuo “parvenu” della politica, una meteora venuta giù dall’offuscato cielo delle “5 stelle”, ha pensato bene di prendersi una apprezzabile “rivincita” proponendosi di rientrare da vincitore in quello stesso Senato che nel 2013, in forza della legge Severini, lo aveva reso incandidabile – per frode fiscale – sino al 2019.

Il suo è senz’altro un indiscusso e comprovato diritto, che alcuno può negargli.

Pur tuttavia sembra che sia una iniziativa affatto apprezzabile per quella maggioritaria parte della opinione pubblica che non ha la memoria corta e che ancora coltiva sentimenti di dignità e coerenza.

L’iniziativa di candidarsi al Senato da adito, tuttavia, ad una significativa perplessità, già da più parti manifestata.

In forza di più o meno trasparenti giochi di potere e di possibili “accordi” sottobanco, la scontata elezione a senatore potrebbe addirittura inserirlo fra i futuri candidati alla nomina a  “Presidente del Senato”, seconda carica istituzionale dello Stato, alias “vice Presidente della Repubblica”.

E’ opinione largamente diffusa e condivisa che se ciò accadesse sarebbe quanto di più obbrobrioso si possa immaginare per una qualsivoglia sana e dignitosa democrazia.

Pur riconoscendo che in forza del libero arbitrio ciascuno è abilitato alle più svariate scelte soggettive e senza tenere conto dei poco lusinghieri giudizi da più parti e in più tempi manifestati circa i noti trascorsi del “cittadino Silvio Berlusconi” (argomento ripreso e dibattuto ricorrentemente su vari canali informativi), non sembra fuor di luogo avanzare qualche sostanziale riserva circa le assidue interferenze sulla vita politica e istituzionale della Nazione, portate avanti con alterigia dal “personaggio pubblico Berlusconi”.

Un ultranoto giornalista di origine statunitense, Alan Friedman, alla domanda rivoltagli, nel corso di un dibattito televisivo, su quali fossero, a suo parere, i motivi della ridiscesa in campo di Berlusconi, ha fornito una stringata risposta: “…. l’unica motivazione sta nella presunzione di comando e nella narcisistica voglia di ottenere una personale rivalsa”. Basta e avanza.  Altro che amor di Patria.

C’è da sperare che gli elettori – almeno quelli che vanno a votare – abbiano le idee chiare e non consentano storture in nome della democrazia.

Giorni addietro, oltretutto, è stato lui stesso (intervista al TG/5 del 21 u.s) ad annunciare ai quattro venti il già predisposto programma elettorale di Forza Italia, spavaldamente e immodestamente definito “avveniristico”.

Da “deus ex machina” del maggiore gruppo televisivo privato italiano, ha ritenuto, tuttavia, che fosse ammissibile adoperare anche in campo politico elettorale i metodi della invadente e spietata “pubblicità ingannevole”.

A detta di Berlusconi trattasi di un “programma semplice, di 8 punti fondamentali, per far ripartire l’Italia e per alleviare le difficoltà e le sofferenze degli italiani. Si basa sulla nostra tradizionale lotta alle tre oppressioni, l’oppressione fiscale, l’oppressione burocratica l’oppressione giudiziaria e che è molto attento ai più deboli, agli anziani, ai malati ed è anche molto attento all’ambiente, che è un tema che diventa sempre più importante”.

L’osannato “guru” del raccogliticcio settore politico a lui facente capo – magari su suggerimento di qualcuno dei tanti imbonitori di professione opportunamente retribuiti – è tornato sulla stantia solfa dello “aumento delle pensioni alla soglia minima di euro 1000 al mese per 13 mensilità”, quando tutti sanno che trattasi di una promessa ben difficile da realizzare stante che comporterebbe una spesa pubblica di circa 34/miliardi.

Non si capisce, parimenti, quale valore di concreta realizzabilità possa avere il compunto sentimento altruistico esternato nel promettere un assegno mensile anche alle care e instancabili “mamme” che lui, parecchio ardimentosamente, ha avuto la sfrontatezza di definire “nostre” e alle quali ha gratuitamente inviato l’auspicio di “una vecchiaia serena e dignitosa”.

Ma la “promessa” più clamorosa è sicuramente quella dell’impegno a mettere a dimora  e a piantare ogni anno almeno un milione di alberi su tutto il territorio nazionale“, pur senza specificare se tale pio desiderio deve ritenersi o meno un di più rispetto ai 10 milioni di piante previste dal PNRR (piano nazionale di ripresa e resilienza) e senza chiarire il perché è stato precisato “su tutto il territorio nazionale”.

Forse una inconscia e ritardata resipiscenza? Forse un senso di colpa per la pregressa politica di discriminazione fra nord e sud in più occasioni emersa nel corso del suo lungo e controverso periodo di governo, in tandem con i bossiani amici della Padania?

E a proposito di rimboschimento non va dimenticato che, a parole e a convenienza, un po’ tutti i personaggi pubblici – anche d’alto rango – si professano convinti sostenitori dell’indispensabile svolta ecologica, salvo poi ad essere, con i fatti, i primi della classe nel contribuire, con il loro ostentativo tenore di vita, con il loro eccessivo consumismo, con il loro indefesso utilizzo d’ogni più sofisticato mezzo di locomozione (auto di grossa cilindrata, aerei ed elicotteri d’ogni tipo), oltre che con le loro talvolta inutili e dispendiose celebrazioni di ricorrenze varie, alla immissione in atmosfera di rilevanti quantità di inquinante CO/2.  Non sono certo meritevoli di plauso nel fornire un tale esempio.

Ritornando al discorso dei generosi “programmi”, di massima destinati, nella migliore delle ipotesi, a rimanere tali, non vale neppure la pena ricordare che di altrettante gratuite promesse elettorali non mantenute sono pieni i corposi “dossier” delle carriere politiche sia del creso di Arcore che dei suoi fedeli collaboratori d’ogni stagione. Così come, per “par codicio” quelli della quasi totalità dei “colleghi” degli altri multicolori schieramenti partitici.

Chissà se fra le aspirazioni dell’indomito ex premier, primo fra i ricconi di casa nostra (da non confondere con “cosa nostra”), oltre che trentesimo nella scala dei “paperoni” mondiali, ci sia quella di vedere il popolo italiano suddito del “biscione” della “Fininvest” e territorio di caccia riservata di “Mediaset” & c. la quale, mediante le centinaia di frequenze di rete di cui dispone per “gentile concessione” da parte dello Stato sciupone, sfrutta a fondo la miniera d’oro della martellante e invasiva pubblicità, negazione assoluta della buona fede informativa, oltre che, molto spesso cretinesca quando non volgare.

Per chiudere non è male riportare integralmente uno striminzito commento che si può leggere in “rete” circa Berlusconi e la sopravvenuta crisi governativa: “… lo avevano definito ‘moderato’, ‘garante’, ‘padre nobile’, attribuendogli una generosa resipiscenza, ma Silvio Berlusconi è tornato quello che è sempre stato: un caimano. E in una notte ha ribaltato il governo di Mario Draghi, approvando la spallata del fido Matteo Salvini e salutando con una battuta funerea i fuoriusciti da Forza Italia …. “riposino in pace”.

Il maltrattato Brunetta, la Gelmini e la Carfagna non l’hanno presa bene e hanno dato un taglio netto al cordone ombelicale che da sempre li ha legati al capintesta di Forza Italia.

(Nella foto: Silvio Berlusconi, foto ANSA)