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La scomparsa delle banche siciliane

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Dopo la dolorosa eliminazione degli storici e importanti Istituti di Credito Siciliani, come la Sicilcassa ed il Banco di Sicilia, lo sviluppo economico dell’isola non può più avvalersi di quel diretto supporto creditizio prima efficientemente fornito dalla massiccia e sparsa  presenza di un rilevante  numero di sportelli di banche siciliane e l’Ente Regione ricopre oggi un modestissimo ruolo in materia di Credito e Risparmio

di Augusto Lucchese

Espropriata del diritto statutario d’intervento nelle problematiche del sistema creditizio operante in Sicilia (di fatto ogni potestà scaturente dall’art. 17 – par. e – dello Statuto è stata riassorbita dalle Autorità creditizie nazionali – Ministero dell’Economia e delle Finanze – ex “Ministero del Tesoro” e Banca d’Italia-Vigilanza), la Regione Siciliana ricopre oggi un modestissimo ruolo in materia di Credito e Risparmio.

In atto, dopo la dolorosa eliminazione degli storici e importanti Istituti di Credito Siciliani, la fine della Sicilcassa e l’assorbimento del  Banco di Sicilia in Capitalia, prima, e  UniCredit alla fine, e ove s’escluda il marginale settore delle rimanenti piccole aziende creditizie aventi sede sociale in Sicilia (Banche Popolari, Casse Rurali e artigiane), in materia di strutture bancarie operanti nel territorio siciliano il Governo Regionale ha perso di fatto ogni potenzialità di intervento e può solo esprimere “pareri” pressoché ininfluenti ai fini delle determinazioni di politica creditizia nazionale.

Due esempi per tutti:

  1. a) L’unico Istituto bancario siciliano di una certa dimensione sopravvissuto, il “Credito Siciliano”, nato il 19 giugno 2002 dalla fusione per incorporazione della Banca Popolare Santa Venera e di un settore della Banca Regionale Sant’Angelo, assorbendo anche gli sportelli della Cassa San Giacomo di Caltagirone, nel maggio 2018 è stato assorbito, per fusione, dal gruppo “Credito Valtellinese” che sostanzialmente ne detiene il controllo.
  2. b) La breve e complicata esistenza di Banca Nuova (sorta nel 2000 come proiezione della Banca del Popolo del Trapanese e che inizialmente sembrava destinata a divenire “tesoreria della Regione”) non ha avuto una felice esistenza e ha subito le sorti della Banca Popolare di Vicenza che ne aveva acquisito la partecipazione maggioritaria e il controllo. Dopo il salvataggio in extremis (2017) di quest’ultima (tramite Intesa San Paolo e con l’intervento dello Stato) la struttura di Banca Nuova, dal 2018, non esiste più.

In conclusione, lo sviluppo economico della Sicilia non può più avvalersi di quel diretto supporto creditizio prima efficientemente fornito dalla massiccia e sparsa  presenza di un rilevante numero di sportelli di banche siciliane;

– le dimensioni delle piccole strutture bancarie locali non permettono, essendo già in partenza prive dei requisiti di concorrenzialità, di stare al passo con le grosse concentrazioni creditizie multinazionali e con l’economia globale;

– in nessun programma dei candidati alle elezioni regionali si è mai fatto riferimento (men che meno assumendo un preciso impegno) alla occorrenza di cercare di porre rimedio alla situazione che, a decorrere dal 1997, ha disintegrato il tradizionale e storico apparato creditizio siciliano;

 

– in un convegno tempo addietro organizzato dall’Istituto di Ricerca Economia e Società in Sicilia – RES – di Palermo, qualificati personaggi del mondo accademico, imprenditoriale e creditizio si sono soffermati sulla situazione bancaria e creditizia dell’Isola affermando e concludendo che “oggi in Sicilia non c’è più la Banca tradizionale ma esistono solo delle “aziende commerciali” che, fra tante altre cose, si occupano anche di vendere servizi bancari e creditizi”.