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HomeEditorialiLa puzza di cosa nostra

di Carmelo Finocchiaro, Presidente di Confedercontribuenti.

Quando Peppino Impastato, chissà ispirato da quale avvenimento, commentò circa “l’onorata società”, dai microfoni della storica Radio Aut di Terrasini, colse la quint’essenza di Cosa Nostra, probabilmente senza saperlo. Ma Peppino lo gridò a gran voce e con gran coraggio… “La mafia è una montagna di merda”.

Era il 1977 e da quella data ad oggi, sebbene siano passati più di 40 anni e siano stati ammazzati centinaia di uomini e donne, e purtroppo anche bambini, di quello sterco sono imbrattati anche i muri. Fu così che un qualche soggetto, poco amato da madre natura, ebbe in dotazione un cervello così piccolo e malfunzionante che lo ha indotto a imbrattare un lindo muro color “giallo pompei”, di una bella casa nel centro storico della bella e barocca Acireale, con una frase indegna, “cosa nostra comanda”, che nella foto allegata appare in tutta la sua sporcizia. Bisogna ammettere che un altro soggetto ben più dotato intellettualmente, accanto aveva scritto cosa potesse comandare in effetti “cosa nostra”, ma essendo un tantino volgare mi rimetto all’intuito del lettore.

Poi, mi attardo nell’esaminare la scritta, quindi noto, come chi legge, una sorta di logo o marchio dell’infamia che si sintetizza in “C$N”…. Ed allora cambio idea e realizzo che l’ignoto imbrattatore non è del tutto stupido, o quanto meno non è ignorante; sicché passo ad  analizzare la “firma”. Se C sta per “cosa” e N sta per “nostra”, appare chiaro che il simbolo del dollaro è associato alla mafia. E bravo il nostro picciotto imbrattatore! Egli sa bene che gli U.S.A. dovettero ricorrere all’aiuto di Lucky Luciano per incontrare il boss Calogero Vizzini, tramite il comune amico Vito Genovese a bordo di una unità della U.S. Navy, ed insieme architettare lo sbarco degli alleati in Sicilia (dopo avere smantellato la rete spionistica all’interno del Porto di New York).

Comunque questa è un’altra storia, che magari un giorno approfondiremo, ma torniamo ad una semplice frase scritta su di un semplice muro di una via di Acireale, per mano di un tizio che forse è stupido, forse non lo è, ma che sicuramente è un soggetto dalla morale ammuffita. La frase è pericolosa, perché sostiene un concetto insostenibile, ma che grazie all’intervento dell’associazione antiracket di Acicatena “Fan City” gestita da Mario D’Anna, è stata rimossa. Onestamente mi sarei aspettato una presenza più massiccia dei politici locali, invece poca roba davvero. Ma c’erano tanti rappresentanti delle FF.OO., come sempre e grazie al cielo… ed io, nel mio piccolo, c’ero a rappresentare tutti voi.

 

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