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La lunga scia di sangue del terrorismo in Gran Bretagna

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di Antonino Gulisano

Nel giorno esatto del decimo anniversario del “Bloody Friday” di Belfast, in cui i separatisti dell’IRA (Irish Republican Army) fecero esplodere, quasi contemporaneamente, ventidue bombe nel centro della principale città dell’Irlanda del Nord, regione del Regno Unito, provocando la morte di nove persone ed il ferimento di altre 130 (tragico evento che i nostri lettori trovano ricordato nella rubrica “come oggi”), il 20 luglio 1982, a Londra, durante due cerimonie militari a Hyde Park e a Regent’s Park, vengono fatte esplodere due bombe dall’IRA, organizzazione paramilitare irlandese che si batte per l’indipendenza dell’Irlanda del Nord dal Regno Unito. Il bilancio dell’attentato sarà questa volta di 11 vittime e 47 feriti.

La data che evoca più di tutti l’incubo del terrorismo negli abitanti di Londra è il 7 luglio 2005, in cui si consumò il più sanguinoso attentato nella storia della capitale britannica, giorno che viene ricordato come “l’11 settembre del Regno Unito”. Al Qaida rivendicò questi attentati, anche se fu accertato che i quattro giovani islamisti inglesi islamica agirono da soli per motivi religiosi, facendosi esplodere nella metropolitana e su un autobus in rapida successione. I morti furono 52 e i feriti quasi 700.

Due settimane dopo, il 21 luglio una seconda serie di attentati, simili nelle modalità e negli obiettivi a quelli del 7 luglio, venne sventata dall’arresto di alcuni giovani già pronti ad agire, arrestati appena in tempo dagli agenti dell’antiterrorismo.

La scia di sangue lasciata dal terrorismo a Londra però è lunga e va indietro nei decenni, oltre la matrice islamica. Molti gli attacchi condotti dai terroristi dell’Ira prima e poi dai gruppi paramilitari che non hanno accettato gli accordi di pace in Irlanda del Nord. E Londra diventa il campo di battaglia. Nel marzo 2001, tra gli episodi recenti, un’esplosione davanti alla sede della Bbc la cui responsabilità viene attribuita al Real-Ira: un ferito. Andando ancora indietro nel tempo, i militanti repubblicani nordirlandesi colpiscono molte altre volte.

Nel dicembre 1983 altra bomba dell’Ira, questa volta nei grandi magazzini Harrod’s. Restano a terra sei vittime. Nell’aprile 1992 un’autobomba con un quantitativo di esplosivo particolarmente grande esplode nel distretto finanziario. In quel caso si contano tre morti e 90 feriti. Nel febbraio 1996 un attentato nella zona portuale di Londra che provoca la morte di due persone.

Il conflitto nordirlandese, conosciuto in inglese come The Troubles (termine eufemisticamente traducibile come “I disordini”) ed in irlandese come Na Trioblóidí, è il nome con cui si indica la cosiddetta “guerra a bassa intensità” che si è svolta tra la fine degli anni sessanta e la fine degli anni novanta del XX secolo in Irlanda del Nord, ma che è in realtà tuttora in corso: i suoi effetti si sono allargati anche nel Regno Unito e nella Repubblica d’Irlanda ed ha causato fin qui oltre 3500 morti. I paramilitari repubblicani cattolici furono responsabili del 60% delle vittime, gli “unionisti lealisti protestanti” del 30% e le forze di sicurezza britanniche del 10%.

Si arriva così al 31 agosto 1994, quando l’IRA annuncia la “completa cessazione delle operazioni militari”, imitata dopo quarantacinque giorni dai paramilitari protestanti. Per la prima volta in venticinque anni la pace sembrava a portata di mano, ma il governo britannico, ora presieduto da John Major, continuava a frapporre ostacoli alla partecipazione del Sinn Féin ai colloqui di pace (chiedendo che l’IRA consegnasse le armi, cosa che per i repubblicani equivaleva ad un sacrilegio) e così, il 9 febbraio 1996, l’IRA ruppe la tregua, facendo esplodere un camion-bomba (preparato in Irlanda da uomini della South Armagh Brigade, la più efficiente e difficile da infiltrare di tutta l’organizzazione) a Canary Wharf, nella zona dei docks di Londra. Il conflitto riprese, anche se non con l’intensità di prima, ma in seguito alle elezioni politiche britanniche del 1997, nelle quali il partito laburista guidato da Tony Blair aveva ottenuto una schiacciante maggioranza, l’IRA decise di ripristinare la tregua, anche se questa volta dovette far fronte alla scissione di alcuni dissidenti, che, sotto la guida di Micky McKevitt, ex quartiermastro generale dell’IRA, diedero vita alla Real IRA.

Il conflitto etnico-nazionalista in Nord Irlanda, iniziato alla fine degli anni sessanta in una guerra a bassa intensità tra “unionisti” e “nazionalisti”, vide la partecipazione di attori statali (Regno Unito e Repubblica d’Irlanda) e non statali, tra i quali figurano le milizie paramilitari repubblicane (principalmente l’Irish Republican Army (IRA)) ed unioniste (Ulster Volunteer Force (UVF) e Ulster Freedom Fighters (UFF). Per vedere una cessazione dello scontro armato si dovette attendere il 1998, con la ratifica del Good Friday Agreement.


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