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La debolezza di fondo della politica dei bonus

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di Xavier Mancoso

Il QdC ha pubblicato ieri, senza altre parole, un elenco dei bonus deliberati dal governo da quando è iniziata la pandemia da coronavirus (le lettrici e i lettori possono trovarlo in altra parte del giornale) , confermati ed  estesi nella manovra di bilancio per il 2021.

Si tratta di agevolazioni e sgravi che spaziano dall’agricoltura alla ristorazione, dal fisco all’ambiente,dalla casa alla famiglia, dalle imprese alle professioni, dalle pensioni al cashback, fino alla lotteria degli scontrini.

Alcuni bonus , determinate proroghe, sono certamente utili per aiutare famiglie e imprese in difficoltà, ma non si può sfuggire da alcune considerazioni.

La prima è che la politica dei bonus è debole perché incide solo sulla domanda, mentre l’Itali è un Paese in cui un terzo della ricchezza prodotta e dei lavoratori occupati è legato alle esportazioni e non ai consumi interni. L’obiettivo di sostenere la domanda aggregata è fondamentale, ma richiede politiche legate agli investimenti pubblici e privati, un’azione convinta di sostegno alle imprese.

Nessuno va dimenticato, nessuno va lasciato indietro, ma questa politica non deve diventare alternativa all’attenzione al mondo delle imprese, soprattutto delle piccole e medie imprese, che creano posti di lavoro e, di conseguenza, favoriscono anche la crescita dei consumi.

Se si bloccano, com’è doveroso, i licenziamenti nella fase di emergenza sanitaria, si deve pagare puntualmente la cassa integrazione. Se si agevola l’assunzione delle donne con disoccupazione di lunga durata, non si può discriminare il lavoratore maschio che ha perduto il posto di lavoro a causa della crisi.

Non tutta l’intricata selva di interventi parziali e settoriali è operativa, essendo necessaria una decretazione attuativa che richiederà tempo e impegno da parte di svariati ministeri e, con i venti di crisi che soffiano impetuosamente in questi giorni, sia l’una e che l’altra cosa appaiono più incerte che mai.

Altro aspetto rilevante è che, a fronte di benefici transitori e di modesta entità, il costo complessivo di questi interventi frammentari, tra uscite e mancate entrate, è enorme e pesa sul debito, che andrà a gravare sulle gestioni e sulle generazioni future.

Accanto ai bonus legati al basso reddito ISEE, ve ne sono altri che  non fanno differenze tra ricchi e poveri e possono essere richiesti da tutti, senza limiti di reddito. Basta essere cittadini italiani o comunitari o immigrati con permesso di soggiorno. Eppure la pandemia ha dimostrato quanto sia precario l’equilibrio sociale di una comunità nella quale i governanti non prendano sul serio le politiche diredistribuzione della ricchezza, quindi del reddito, quindi del Pil.

Va poi detto che i ristori deliberati dal Governo per contrastare la pandemia da coronavirus a favore di chi è stato costretto a chiudere o è stato penalizzato dalleaperture a intermittenza non sono sufficienti, spesso, neppure per pagare le utenze e le altre spese vive occorrenti per sostenere un’attività economica.

C’è da chiedersi come una politica fatta di bonus e sussidi possa integrarsi con la possibilità di utilizzo degli strumenti finanziari europei come il “Recovery Fund”, il Next Generation Eu”, il “Sure” , i fondi strutturali straordinari, il credito agevolato previsto dalla Banca Europea per gli Investimenti, un’enorme massa di denaro che per essere spesa richiede una programmazione di corto, medio e lungo periodo che rafforzi le basi strutturali del nostro sistema economico, con idee chiare sul tipo di sviluppo che si vuole perseguire e con progetti precisi.

Si è avuta l’impressione, in tutti questi mesi, di interventi distribuiti senza una direttrice di fondo, a pioggia, per inseguire l’emergenza smarrendo il filo di un raccordo collegabile ad una visione strategica.

Il bonus, per fare un esempio, sulla moneta elettronica (cashback, supercashback e lotteria degli scontrini) prevede l’impiego di molti miliardi da parte dello Stato ma non c’è alcuna certezza della sua efficacia per il recupero dell’evasione fiscale né che la spesa da sostenere sarà ripagata da un forte incremento delle transazioni. Come si raccorda questa misura con la fatturazione elettronica che, con qualche stento, è andata avanti nel costume dei contribuenti?

Non sembra che bonus di questo tipo possano far aumentare i consumi in formastrutturale.

Ciò di cui il contribuente ha bisogno in questi drammatici momenti in cui si rischia un vero e proprio tracollo economico e sociale è la certezza dei tempi e dei provvedimenti, una seria programmazione delle misure da adottare, nel confronto con le parti sociali.

Simili considerazioni si possono fare anche sul versante del fisco. Il sistema fiscale deve offrire certezze ai contribuenti circa i modi e i tempi per effettuare i pagamenti. E questo vale sia per le famiglie che per le imprese.

Senza correggere in tempo una politica emergenziale, legata al giorno per giorno, sarà difficile sfuggire al dramma economico e sociale, basti guardare la crescita esponenziale, in questi mesi, della mortalità delle imprese, oltre che delle persone.

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