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Italia a metà prezzo!

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di Giuseppe Accardi

Interessi internazionali, ingerenze e pressioni esterne, sono fenomeni che da sempre hanno coinvolto il nostro paese e ne hanno spesso e volentieri mutato e segnato le esperienze politiche, sociali ed economiche. A partire dall’unificazione, le potenze straniere hanno giocato un ruolo determinante nei processi di modernizzazione e democratizzazione italiani.

La causa di queste interferenze è dovuta, sia al posizionamento strategico della penisola, situata al centro del mediterraneo, sbocco millenario di commerci e incontro di culture, sia alla funzione indispensabile che il nostro paese ha svolto, durante molteplici episodi storici anche recenti, divenendo molto spesso ago della bilancia nello scacchiere delle alleanze internazionali.

A seguito del secondo conflitto globale e l’introduzione dell’ordinamento costituzionale, le ingerenze esterne nel nostro paese si sono tutt’altro che acuite mostrando le difficoltà e la vulnerabilità di un paese, ancora troppo debole per esercitare a tutti gli effetti il principio di Sovranità.

La dicotomia internazionale, tra le potenze del patto atlantico e quelle del patto di varsavia che è stata la costante durante la seconda parte del secolo breve, ha coinvolto il dibattito politico istituzionale del bel paese, e marcato le linee guida dei governi che via via si sono succeduti.

L’appartenenza al blocco occidentale, ha reso nel corso degli anni l’italia base strategica per eccellenza, soprattutto per quel che riguarda la politica estera e di difesa, del blocco Nato. Il successo delle campagne militari, portate avanti dal blocco americanocentrico hanno reso il nostro paese a tutti gli effetti un fortino militare Nato, con le oltre 100 basi americane sparse sull’intero territorio, spogliandolo di ogni residuo di sovranità militare, rendendolo dipendente in tutto e per tutto alle politiche imperialistiche americane.

In quanto a politica economica e sovranità monetaria, l’Italia ha dovuto cedere la quasi totalità delle prerogative statali ad enti sovranazionali, che prima con lo SME, poi con Mastricht ed infine con L’UE hanno compresso il reggio d’azione delle politiche repubblicane rimandandole ora ad enti privati deputati essenzialmente a scelte di tipo elitario che quasi mai rispondono agli interessi dei popoli nazionali e ancora meno sono sottoposte al vaglio degli stessi.

La politica italiana, soprattutto la prima repubblica ha mostrato come i finanziamenti, provenienti da una parte all’altra del globo hanno plasmato le istituzioni e i partiti, rendendoli de facto subalterni rispetto alle potenze egemoniche. Con l’avvento della stagione delle privatizzazioni, la rivoluzione della classe politica dopo tangentopoli, lo scoglimento dell’IRI, la crisi finanziaria del 2007 e le annesse politiche di austerity, introdotte dal primo governo tecnico Monti nel 2011, nel rispetto dei parametri europei, hanno reso possibile l’inimmaginabile, ovvero la cessione dei residui spazi di sovranità nazionale e aperto la strada alla desovranizzazione integrale del nostro paese.

Oggi più che mai, la globalizzazione, il neoliberismo, l’ideologia progressista, hanno reso l’Italia e l’europa tutta, ancora formalmente sovrana, sostanzialmente satellite del blocco atlantista, incapace di azioni unilaterali e dipendente esclusivamente dai diktat dei mercati finanziari, oltre che dall’espansionismo americano.

Non c’è da stupirsi che alla guida dell’esecutivo si trovi Mario Draghi, colui che inaugurò le politiche predatorie privatrizzatrici nel nostro paese e colui il quale probabilmente chiuderà il cerchio delle svendite degli asset patrimoniali nazionali ai potentati finanziari stranieri.