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di Alessandro Scuderi


“La storia non va studiata su di un solo libro”, mi ripeteva la mia adorata professoressa di lettere delle scuole medie, ed aveva ragione. I suoi insegnamenti forgiarono in me un principio di studio, analisi e ricerca che adottai per tutto il corso della mia vita, e che conduco ancor oggi.

A scuola, in alcun libro, ad esempio, ho mai studiato dei complessi e torbidi rapporti che tra gli anni ’30 e ’40 del secolo scorso, furono tessuti in una tragica trama per l’umanità. Mi riferisco agli accordi che intercorsero tra il Gran Muftì di Gerusalemme, Amin al Husseini (zio paterno di Yasser Arafat ed egiziano anch’egli), capo spirituale dei mussulmani palestinesi, e il leader nazista Adolf Hitler. Una brutta pagina di storia contemporanea che nessuno vuole affrontare, sebbene essa rappresenti una delle pagine di matrice politico-religiosa più  interessanti, ma meno trattate e divulgate, di quegli anni così bui e cruenti.
Cosa spinse Amin al Husseini, importantissima personalità religiosa del Medio Oriente, ad allearsi in un patto scellerato con le forze dell’Asse, induce ad una più che giustificata curiosità, stimolando più di una riflessione, volta ad aprire un dibattito che, inserito nel contesto geo-politico internazionale, fornisce una valida interpretazione della recrudescenza dell’estremismo islamico, di matrice  antisionista e antioccidentale. Non è un caso, infatti se sui tetti delle case di Gaza, sventolino ancor oggi i vessilli rossi con le svastiche.

E’ evidente che la condivisione dei programmi antisemiti e la comune avversione nei riguardi delle democrazie occidentali, fornirono ai comuni interessi dell’islam e del III Reich, quel collante che  consentì la saldatura per  un’intesa prettamente politico- militare tra Hitler ed il  Gran Muftì.

Ritengo che a causa di quel vago e distorto senso di riguardo, attenzione e rispetto per  “la causa palestinese”, che naturalmente può essere condivisibile, si è scritto e parlato troppo poco di tale argomento. La verità spesso fa male, ma va detta sempre ed a ogni costo. La verità fa nascere e crescere e formare uomini migliori. Sempre.

Il denominatore comune tra l’Islam estremista e l’ideologia nazifascista è cosa nota; molto meno conosciuta e debitamente studiata è la documentazione che testimonia  inoppugnabilmente, il comune programma posto in essere da Amin al Husseini e Hitler, affinché si desse vita  al programma di sterminio della comunità israelitica internazionale.

Lo studio approfondito e l’impegno dedicato alla ricerca,  di un gruppo di storici israeliani e statunitensi, tra i quali i ricercatori  dell’Istituto Simon Wiesenthal di Vienna e Los Angeles,  ha reso  possibile il vaglio e l’analisi severa dell’imponente mole di carteggi e documenti  emersa dagli archivi del III Reich, nonché dalla desecretazione di moltissimo materiale  da parte dei  governi alleati. Oggi, infatti, è stato possibile ricomporre e ricostruire  nel dettaglio, il  più diabolico, bieco, irrazionale e sanguinario complotto di matrice razzista e terrorista, che mai sia stato progettato nel corso del XX secolo.

Dagli archivi delle varie agenzie di spionaggio è emersa così la gran parte della corrispondenza segreta (in lingua tedesca ed araba) intercorsa tra il  Gran Muftì di Gerusalemme ed i vertici delle SS e Gestapo.  Tale studio è stato possibile solo dopo la caduta del muro di Berlino; è così che  gli studiosi israeliani e statunitensi  hanno potuto vagliare con certosina pazienza tutta la massa enorme di documentazione relativa    all’attività di Amin al Husseini e dei gruppi arabi che, a cavallo degli anni 1933 ed il 1945, collaborarono attivamente con i nazisti per la realizzazione della famigerata “Soluzione Finale”, definita nei dettagli  durante la tristemente famosa “Conferenza di Wannsee” del 20 luglio 1942.

Infatti la stragrande maggioranza della documentazione rinvenuta dalle Forze Alleate, proveniva dagli archivi e dai dossier della Kripo (la Polizia Criminale nazista) e dalla Gestapo, quindi dalla Sezione Mediorientale dell’Abwehr (il Servizio Segreto tedesco diretto dall’ammiraglio Wilhelm Canaris);  dal Dipartimento Affari Islamici e del “Centro Addestramento Elementi Mussulmani” delle Waffen SS (posto alle dirette dipendenze di Heinrich Himmler); dal “Comando Operazioni Oriente” della Divisione Speciale Brandeburg; dal Sonderstab F del generale Helmut Felmy (organismo incaricato di arruolare nella Wehrmacht volontari mediorientali, nordafricani, ma anche transcaucasici e russo-asiatici) e dall’Arab Bureaudel dicastero degli Esteri di Joachim von Ribbentrop, già famoso per il patto omonimo suggellato con il generale sovietico Vjaceslav Michajilovich Molotov.

Giova, quindi rammentare che nel settembre 1937, due giovani e “promettenti”  ufficiali delle SS, Karl Adolf Eichmann (che diverrà in seguito il coordinatore supremo della “Soluzione Finale”) ed Herbert Hagen, vengono inviati in missione a Gerusalemme per due ragioni di estrema sensibilità: Accertare il livello di affidabilità del Gran Muftì e dei suoi collaboratori e, studiare i dovuti e necessari  presupposti per una più concreta cooperazione politico-militare. Accrescere e potenziare  i rapporti tra nazismo ed islamismo radicale, è l’intento del Hitler, sebbene egli ordina di procedere ai fini dei presupposti fini di alleanza, con assoluta cautela.

Hitler intravede una rara possibilità di contrasto al Regno Unito in Medio Oriente e sa bene che una rete di informazioni tessuta sul posto da soggetti autoctoni, gli renderà i loschi piani di colonizzazione ben  più semplici e realizzabili…anche i carri armati del III Reich vanno a benzina, ossia a petrolio. Il Fuhrer non vuole perdere l’occasione di cerare una potente e radicata testa di ponte in Africa, ma non nasconde il suo disprezzo non soltanto per gli ebrei, ma anche per tutta la razza semita.
Ma a rompere le uova nel paniere (almeno in parte) ad Hitler, ci pensa l’intelligence di Sua Maestà che già da tempo monitora le attività sovversive del Gran Muftì, così a carico di questi spiccano un mandato di cattura, costringendolo alla latitanza. Nonostante ciò, Eichmann e Hagen, che nel frattempo sono sbarcati ad Haifa, riescono a prendere contatti con gli emissari di Husseini, quindi lo incontrano. I colloqui segreti tra i due agenti nazisti e il Gran Muftì si riveleranno produttivi; in cambio dell’alleanza al III Reich, Eichmann e Hagen  promettono al Gran Muftì la protezione dei servizi segreti tedeschi nonché una congrua  fornitura di denaro, armi, munizioni ed esplosivi. Hitler trova, dunque, un sicuro alleato  per eliminare il “demone sionista“, ma anche per porre fine alla supremazia anglo-francese in Medio Oriente. Husseini, d’altronde,  non pone freni o condizioni, poiché certo che la vittoria finale dell’Asse gli comsentirà di espandere il proprio potere politico-religioso e militare ben oltre i confini della Palestina in quanto Protettorato britannico. Egli si dichiara  “felice di cooperare per il trionfo di una giusta causa, ripromettendosi di  coinvolgere anche i leader delle comunità mussulmane del Libano, di Siria, della Transgiordania e dell’Iraq…

In seno al c.d. “carteggio Wiesenthal”, noto per la precisione e la puntualità dei riscontri, già nel 1938 il nome in codice del Gran Muftì risulta già nel libro paga dell’Abwehr II. Difatti, nello stesso anno, la centrale spionistica nazista organizza una prima fornitura di armi, munizioni ed esplosivi in Palestina, tramite navi battenti bandiera neutrale. Il gemellaggio è compiuto…

Si consideri che, all’indomani dell’invasione tedesca della Polonia (Settembre 1939), Amin al Husseini dichiara pubblicamente di volere dare il suo esplicito sostegno al meritevole e coraggioso condottiero Adolf Hitler“, incitando “i mussulmani a prendere le armi a fianco della Germania nazista. All’inizio del 1941, dai microfoni di un’emittente segreta, il Gran Muftì invoca “il diritto degli arabi a risolvere il problema ebraico con le stesse modalità e gli stessi mezzi adoperati dal Führer, e lancia un proclama affinché tutti gli islamici contribuiscano con le armi al successo delle forze dell’Asse“.

La scellerata alleanza comporterà, tra l’altro, la formazione della famigerata Divisione SS “Hanschar77”, alla quale seguirono le Divisioni SS  “Kama”, “Skandenberg” e Bosnia-Hercegovina”, totalmente composte da musulmani croati, serbi e bosniaci,  per  lo più utilizzati contro i partigiani di Tito, unitamente alle formazioni fasciste degli Ustascia facenti capo a Ante Pavelic.

Secondo dati delle N.U., durante le persecuzioni  degli Ustascia vennero trucidate  tra 330.000 e 700.000 persone, mentre 250.000 furono espulse e altre 200.000 furono costrette a convertirsi al cattolicesimo. Le vittime erano tutte di etnìa serba e tra esse vanno inclusi anche 37.000 ebrei.

Una stima approssimativa della United States Holocaust Memorial Museum , afferma  che le autorità croate uccisero tra 330.000 e 390.000 abitanti di etnia serba di Croazia e Bosnia, durante il periodo del governo Ustascia, di cui tra 60.000 e 70.000 sono stati uccisi nel campo di concentramento di Jasenovac.

Questa è la Storia, così andarono e si verificarono i fatti; ed onestamente non so quanto ciò abbia giovato alla c.d. ed indiscutibile “causa Palestinese”, ma la verità deve essere detta, e sempre. Costi quel che costi, poiché il ricavo non sta in ciò che nascondiamo, ma in ciò che si impara…e la Storia è maestra di vita.


 

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