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Intervista a Luana Ilardo: “Mio padre è stato tradito da chi avrebbe dovuto difenderlo”

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Di Daiana De Luca (Responsabile Comunicazione Confedercontribuenti)


 

La redazione del Quotidiano dei Contribuenti ha intervistato Luana Ilardo, figlia di Luigi Ilardo, capo mafia della provincia di Caltanissetta poi divenuto confidente del colonnello Michele Riccio ed ucciso da Cosa Nostra il 10 maggio 1996 appena prima di diventare definitivamente collaboratore di giustizia.

 

LA RICERCA DELLA VERITÀ SULL’OMICIDIO

“Tutto quanto quello che ruota attorno all’ omicidio di papà oggi è abbastanza chiaro e se prima c’era qualche dubbio relativamente a questo gravissimo fatto che ha stravolto completamente la mia vita e quella dei miei fratelli, oggi il quadro è sempre più limpido e definito.  Condannero’ sempre la mano armata che ha ucciso mio padre ma non posso che ammettere la loro coerenza nell’eseguire gli ordini impartiti dall’alto confermando   Il protocollo usato nei confronti di chi decide di dissociarsi dalla logica mafiosa e intraprendere la strada della collaborazione con la giustizia . Venire a conoscenza che le informazioni riservate relative alla collaborazione di papà e che poi hanno, di fatto, portato ad una rapida accelerazione della pianificazione della sua morte siano uscite fuori dalla Procura di Caltanissetta, per me è stato come dovermi confrontare con una amara verità. La procura di Caltanissetta rappresentava lo Stato e lo Stato, non mi stancherò mai di dirlo, avrebbe dovuto tutelare  mio padre nella sua scelta di dissociarsi dal contesto mafioso e proteggerlo. Quello che mi resta, oltre all’immenso dolore, è  un grande amaro  in bocca nel sapere che mio padre è stato tradito da chi avrebbe dovuto difenderlo in virtù di una scelta coraggiosa e delicata da lui fatta con coscienza e consapevolezza, come quella della collaborazione”.

“Mio padre certamente sapeva che collaborando con lo Stato nella battaglia contro Cosa Nostra avrebbe rischiato di diventare un obbiettivo sensibile della mafia, ma mai avrebbe immaginato di essere lasciato,abbandonato  e TRADITO  dalle Istituzioni. Io oggi, a fronte di tanta, tantissima sofferenza vissuta, mi aspetto che finalmente venga fatta la  “vera” giustizia; per il suo omicidio sono state emesse sentenze di fine pena mai , infliggendo ergastoli a chi ne aveva già .  Mio padre non tornerà più qualsiasi sentenza sia emessa ma il mio augurio è che per il suo omicidio vengano puntiti indistintamente tutti i colpevoli ,non solo coloro che ne sono stati gli esecutori materiali ma anche coloro che ne sono stati i veri mandanti, cioè quella parte marcia delle istituzioni colluse”

 

SULLA MAFIA

“La Mafia è un fenomeno che va certamente combattuto con forza sparge dolore, sangue e distrugge vite e generazioni di famiglie intere. Ci si augura che queste immani scelleratezze che la Mafia ha generato e continua a generare possano trovare un giorno fine ma questo accadrà realmente  solo quando verranno eliminate  tutte quelle figure colluse  e corrotte che fanno parte dello Stato e delle Istituzioni fallate ; diversamente, se Mafia e Stato continueranno ad andare a braccetto non so davvero come si potrà combattere questa guerra pretendendo di vincerla. Tengo molto a sottolineare che la scelta di mio padre di collaborare con la giustizia è maturata durante la detenzione e non è mai stata finalizzata a ricevere alcun beneficio in cambio infatti aveva scontato per intero il suo debito con la giustizia con 14 anni di detenzione”.

 

RICORDI DI SUO PADRE

“Il ricordo più bello che rimane di mio padre è l’infinito  amore che ha donato a me ed ai miei fratelli. Con ogni probabilità le sofferenze  inflitte a noi di riflesso causate dalla sua lunga detenzione hanno contribuito a fargli maturare la voglia di  dissociarsi da Cosa Nostra e poter sperare in una nuova vita. Consapevole di questo non mi fermerò mai  in questa battaglia alla ricerca della verità e della giustizia che oltre alla sua morte hanno coinvolto decine e decine di innocenti vite umane; tra queste mio padre aveva preannunciato di voler parlare alla magistratura della tragica morte del piccolo CLAUDIO Domino, un bambino di appena 11 anni ucciso ufficialmente dalla Mafia ma con presumibile riconduzione al mandante istituzionale  come fu’ per  il  povero D’Agostino. Avevo cominciato una battaglia per ragione e sete di giustizia personale ma incontrando i familiari di altre vittime come me e vedere le loro lacrime, i loro dolori, le loro immense sofferenze identiche alle mi, oggi penso  che questa non è più solo una guerra personale ma un dovere mio e di ogni onesto cittadino che vuole avere uno stato pulito in cui credere. Sarebbe bello pensare che attraverso il  mio  piccolo contributo e quello  di chi come me ha avuto distrutta la vita a causa della Mafia, i ragazzi comprendessero quanto siano pericolose la collusione, la connivenza ed anche il silenzio”

PENSIERO SU SALVATORE BORSELLINO

“Ci tengo a sottolineare e ringraziare infinitamente Salvatore Borsellino che è stata la prima persona, intesa anche come Istituzione,  in tanti anni mi a rendermi la sua mano. Nessuno prima di lui ha mai mostrato alcun segno di vicinanza a me, alla mia famiglia ed alla mia lotta. Abbiamo vissuto questi anni circondati dalla totale assenza ed indifferenza, da parte delle istituzioni. Salvatore Borsellino, persona di grande moralità ed empatia  avvicinandosi a me, senza riserve o preconcetti  mi ripete sempre “le persone che hanno ucciso tuo papà sono quelle che hanno ucciso mio fratello”. Sono queste parole che mi fanno comprendere che non sono più sola in questa difficile battaglia per la verità”.

 

PENSIERO FINALE

“Mi auguro che una volta per tutte ci sia una profonda pulizia in questo Stato fatto di collusione; uno Stato che dovrebbe tutelare i suoi cittadini e non invece abbandonarli, decidendo a tavolino della loro vita o morte. Io confido ancora oggi nelle persone che lottano e che rappresentano le  buone istituzioni, mi riferisco ai bravi magistrati che mettono ogni giorno a rischio la loro esistenza per cercare la “verità”, una verità che tutti conosciamo ma che attende ancora di ricevere giustizia”.

 

Per l’omicidio di Luigi Ilardo sono state, in sede di  appello, confermate le condanne all’ergastolo per gli esecutori materiali e mandanti; si attende, adesso, la pronuncia della Cassazione che appare, ormai, dal contenuto quasi scontato. Di certo la verità giuridica non sempre rispecchia in modo assoluto ed integrale la verità dei fatti; ricercarla è, forse, anche un dovere nel rispetto di chi ha perso la vita per mano della Mafia e di quella parte di Stato deviata.

 

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