Type to search

In estate abbiamo respirato ‘cultura’ a pieni polmoni

Share

Un calendario nutrito di appuntamenti con l’arte da nord a sud, ma i dubbi su quello che accadrà nei prossimi mesi attanagliano spettatori e artisti. Ciò cui abbiamo assistito sotto i riflettori ed il chiaro di luna aveva la magia e la poesia di un atto liberatorio che ha reso più vibrante ogni verso, ogni suono, ogni battuta. Lo abbiamo atteso tanto a lungo che ne abbiamo assaporato la tensione in ogni sfumatura, in ogni gesto, in ogni parola

di Marilena Trovato

L’estate è arrivata al termine, ma il desiderio di prolungare il favore della bella stagione è vivido soprattutto negli artisti. I mesi scorsi sono stati un tripudio di iniziative all’aperto. Dalle rassegne musicali al teatro, dalle mostre ai recital, dai cine-festival ai convegni, la cultura si è respirata a pieni polmoni.
Il Settecentenario della morte di Dante Alighieri ha fornito lo spunto per iniziative sparse in tutta Italia con le quali si sono declinati e declamati i versi del Sommo Poeta nelle chiavi artistiche più classiche e in quelle più fantasiose. A rendere omaggio al padre della lingua italiana non sono solamente le tre città dantesche – Firenze, Ravenna e Verona – ma letture e progetti si svolgeranno in tutto il Belpaese in suo onore fino a dicembre. Un’exploit di pièce, una corsa affannosa alla messa in scena, al debutto, all’evento, perché l’arte è un’urgenza, è l’idea protesa alla condivisone, è il veicolo delle emozioni.
Motore propulsore delle innumerevoli attività, insieme alla fervente passione è stato certamente anche il timore di una nuova chiusura dei teatri e la possibilità concreta di nuove restrizioni per i mesi invernali volte a contrastare la pandemia ancora in atto. I cartelloni degli eventi, dall’Arena di Verona fino al Teatro Greco di Siracusa, hanno lastricato il nostro Paese di bellezza e poesia. Un calendario nutrito di appuntamenti con l’arte da nord a sud, ma i dubbi su quello che accadrà nei prossimi mesi attanagliano spettatori e artisti. E se le scenografie all’aperto hanno rappresentato un escamotage più o meno semplice per concedersi il lusso di tornare a lavorare, attori, registi e maestranze non possono non tremare di fronte all’idea di subire un altro stallo alla progettualità. Ciò al quale abbiamo assistito, sotto i riflettori ed il chiaro di luna, aveva la magia e la poesia di un atto liberatorio che ha reso più vibrante ogni verso, ogni suono, ogni battuta. Lo abbiamo atteso tanto a lungo che ne abbiamo assaporato la tensione in ogni sfumatura, in ogni gesto, in ogni parola. Un teatro senza pareti che ha avvicinato lo spettatore anche a quei mostri sacri del teatro facendo sentire loro quell’esigenza comune e la condivisione dell’impulso emotivo.
La cinquantaseiesima stagione al teatro greco di Siracusa ha rappresentato una “rinascita, la possibilità di ritrovare la nostra umanità per vivere un’esperienza di condivisone” per usare le parole del sovrintendente dell’INDA Antonio Calbi. E la sacralità della manifestazione quest’anno aveva anche la forza di un gesto catartico che ha creato un incanto insieme a scenografie futuristiche e artisti straordinari.
Si stanno già stilando i calendari per la stagione estiva 2022 con lungimiranza e ambizione che elencano spettacoli superlativi: l’arena di Verona propone ben 45 serate, 5 produzioni d’opera e 3 eventi speciali.
Si ricomincia a respirare l’ottimismo e la libertà di potere progettare e di sognare. Perlomeno sotto le stelle.