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Il ritorno degli sbarchi fantasma

Piccole, veloci imbarcazioni, con poche persone a bordo, spoglie di sistemi gps per non farsi intercettare, capaci di arrivare direttamente sulle nostre coste in totale autonomia.

Quello dei cosiddetti "sbarchi fantasma" non è un fenomeno nuovo per il nostro Paese, ma a rilanciarlo negli ultimi tempi hanno contribuito la chiusura dei porti e il sostanziale azzeramento dei flussi di migranti provenienti dalla Libia.

Sono diversi – secondo la Guardia costiera – gli elementi che differenziano questi sbarchi dai vecchi "viaggi della speranza" del Mediterraneo centrale. In primo luogo, è "significativamente più contenuto il numero degli occupanti per unità, a fronte delle centinaia di migranti solitamente a bordo di ogni singola unità nel Mediterraneo centrale".

Anche le imbarcazioni utilizzate, provenienti solitamente dalle due direttrici principali Tunisia/Algeria e Mediterraneo orientale, differiscono notevolmente per dimensioni e tipologia: si assiste a "un utilizzo preminente di piccole unità in legno, unità da diporto e piccoli pescherecci, a differenza dei gommoni mono-tubolari o barconi in legno più largamente impiegati nel Mediterraneo centrale".

Più facile sfuggire ai controlli

Tratto distintivo, "il ricorso ad unità prive di qualsiasi sistema di rilevazione che ne consenta il monitoraggio attraverso i sistemi tecnologici di cui sono dotate tutte le sale operative". Queste unità, in particolare le barche a vela provenienti da Est, possono essere facilmente scambiate per quelle dedite a una regolare navigazione da diporto o comunque a un 'normale' uso del mare e, pertanto, non immediatamente associabili al fenomeno migratorio: ciò consente loro di eludere più agevolmente i controlli che le autorità nazionali e gli organismi internazionali esercitano nelle rispettive aree di competenza. Esse navigano "in totale autonomia, senza richiedere aiuto, cercando di occultare la loro presenza allo scopo di raggiungere le coste italiane senza essere individuate ed intercettate".

La fattispecie del soccorso in mare, che fa capo alla Guardia costiera, si concretizza solo quando si determina pericolo per le persone a bordo (imbarcazioni abbandonate, sos lanciati dagli occupanti etc) ma in ogni caso
resta fondamentale la segnalazione dell'avvistamento, in mare o una volta avvenuto lo sbarco, di unità coinvolte "in presunta attività migratoria". E questo per garantire il rispetto della legalità e l'intervento delle unità delle forze di polizia che operano in mare e a terra, nonché delle unità della Guardia costiera che dovessero già trovarsi in area.

Vedi: Il ritorno degli sbarchi fantasma
Fonte: cronaca agi

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