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Il Patto europeo sui migranti non prevede il ricollocamento obbligatorio

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AGI – Il ‘Nuovo patto sulla migrazione e l’asilo’ adottato oggi dalla Commissione europea non prevede trasferimenti obbligatori di migranti sbarcati nelle coste Ue verso gli altri Paesi dell’Unione europea, come invece richiesto dal Governo italiano. L’esecutivo Ue ha elaborato una strategia, da oggi al vaglio del Parlamento europeo, che si regge su tre pilastri.

La Commissione propone di introdurre innanzitutto “una procedura di frontiera integrata”, che “per la prima volta comprende uno screening pre-ingresso che copra l’identificazione di tutte le persone che attraversano le frontiere esterne dell’Ue senza autorizzazione o che sono state sbarcate dopo un’operazione di ricerca e salvataggio”, si legge in una nota.

Ciò comporterà “anche un controllo sanitario e di sicurezza, rilevamento delle impronte digitali e registrazione nella banca dati Eurodac”, già prevista dalle regole in vigore. Dopo lo screening, i migranti “potranno essere indirizzati nella giusta procedura, sia alla frontiera per determinate categorie”, sia “nell’ambito di una normale procedura di asilo” per coloro che chiedono lo status di rifugiato.

Nell’ambito di questa procedura di frontiera, “verranno prese decisioni rapide in materia di asilo o rimpatrio”, promette la Commissione. “Tutte le altre procedure saranno migliorate e soggette a un monitoraggio piuù forte e al sostegno operativo delle agenzie dell’Ue”, che si serviranno anche di un’infrastruttura digitale per monitorare le domande.

Il secondo pilastro del nuovo patto chiama in causa i singoli Stati Ue. Questi ultimi “saranno tenuti ad agire in modo responsabile e solidale gli uni con gli altri“, come già previsto dai Trattati Ue. “Ogni Stato membro, senza alcuna eccezione, deve agire in modo solidale nei periodi di stress – sottolinea la Commissione – per contribuire a stabilizzare il sistema generale, sostenere gli Stati membri sotto pressione e garantire che l’Unione adempia ai propri obblighi umanitari”.

In relazione alle diverse situazioni degli Stati membri e alla pressione dei flussi migratori, la Commissione propone “un sistema di contributi flessibili da parte degli Stati membri” che potranno aprire le porte alla “ricollocazione dei richiedenti asilo dal Paese di primo ingresso”, ma anche farsi carico del rimpatrio “di persone senza diritto di soggiorno” o offrire “varie forme di supporto operativo”.

Il nuovo sistema, come quello in vigore, si basa quindi su forme di sostegno su base volontaria, ma “nei momenti di pressione sui singoli Stati membri saranno richiesti contributi più rigorosi, sulla base di una rete di sicurezza”.

Quest’ultima si reggerà su “un meccanismo di solidarietà” che coprirà “lo sbarco di persone a seguito di operazioni di ricerca e soccorso, pressioni, situazioni di crisi o altre circostanze specifiche”.

Il terzo pilastro è quello delle partnership coi Paesi extra-Ue. Questi “aiuteranno ad affrontare sfide condivise come il traffico di migranti”, ma anche “a sviluppare percorsi legali” di ingresso nei Paesi Ue e garantiranno “l’efficace attuazione degli accordi e delle disposizioni di rimpatrio”.

L’Ue e suoi Stati membri “agiranno in unità utilizzando un’ampia gamma di strumenti per sostenere la cooperazione con i Paesi terzi in materia di rimpatri”. La Commissione mira anche a rafforzare il controllo delle frontiere esterne con il Corpo permanente della guardia di frontiera e costiera europea, il cui inizio delle attivita’ e’ previsto per il primo gennaio 2021. 

Vedi: Il Patto europeo sui migranti non prevede il ricollocamento obbligatorio
Fonte: estero agi

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