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Il futuro dell’Europa all’esame dei leader. Il nodo “price cap”

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Ucraina e Moldova “candidate” a entrare nell’Ue. Al centro delle preoccupazioni nell’eurozona l’impennata dell’inflazione, attribuita in massima parte alla guerra in Ucraina ed al rincaro dei prezzi dell’energia. Sul nuovo scudo anti-frammentazione sostenuto dalla presidente della Bce, Christine Lagarde, i “falchi” del Nord non nascondono le loro perplessità. L’Italia, con il presidente del Consiglio Mario Draghi, insiste nella sua proposta di fissare un tetto ai prezzi del gas

di redazione

Nell’ultimo Consiglio europeo dell’estate, riunito a Bruxelles il 23 e  24 giugno, tra i governanti del vecchio continente sono in discussione la “grande Europa”, la guerra in Ucraina, le domande di adesione all’Unione europea di Ucraina, Repubblica di Moldova, cui viene riconosciuto lo status di nazioni candidate ad entrare a far parte dell’Ue, e Georgia. Mentre è stato ribadito che l’Unione europea continuerà a fornire all’Ucraina un forte sostegno umanitario, militare, economico e finanziario.

Nella mattina di giovedì 23, prima dell’inizio formale, nel primo pomeriggio, dei lavori del vertice europeo, si è svolto un incontro con i leader dei Balcani occidentali. “I Balcani occidentali sono importanti per l’UE e l’UE è importante per i Balcani occidentali. Dobbiamo pertanto rivitalizzare il processo di allargamento e far progredire l’integrazione dei partner dei Balcani occidentali”, così si nella lettera d’invito del presidente Charles Michel ai partecipanti al Consiglio Ue.

Ma, a tenere banco nelle discussioni tra i governanti europei sono soprattutto le questioni economiche. “Le conseguenze della guerra si avvertono ben al di là della nostra regione – afferma Michel – la Russia utilizza le risorse alimentari come arma, ruba il grano, blocca i porti e trasforma i terreni agricoli ucraini in campi di battaglia. Questa situazione ha ripercussioni su molti paesi, soprattutto in Africa, che rischiano la carestia e l’instabilità politica e sociale. Sulla base dei nostri sforzi per aiutare l’Ucraina a esportare il suo grano, discuteremo di ulteriori misure per affrontare tali questioni”. Dunque “La situazione attuale richiede una discussione approfondita durante il Vertice euro, alla presenza della presidente della Banca centrale europea e del presidente dell’Eurogruppo. Dovremo altresì determinare in che modo intendiamo progredire verso l’unione bancaria e l’unione dei mercati di capitali”.

Al centro delle comuni preoccupazioni nell’eurozona l’impennata dell’inflazione, attribuita in massima parte alla guerra in Ucraina ed al rincaro dei prezzi dell’energia. Tema particolarmente caldo del confronto è il nuovo scudo anti-frammentazione sostenuto dalla presidente della Bce, Christine Lagarde, intervento sul quale i “falchi” del Nord non nascondono le loro perplessità. L’Italia, con il presidente del Consiglio Mario Draghi, insistendo nella sua proposta di fissare un tetto ai prezzi del gas, rispetto alla quale si intravede qualche apertura ma, sostanzialmente, continua a mancare il consenso dei 27 paesi membri, né la Commissione ha formulato fin qui una sua proposta. Draghi attribuisce al “price cap”, che ritiene una priorità assoluta, anche il significato di una contro-sanzione alla Russia, che chiude i rubinetti del gas all’Europa ed è impegnata a neutralizzare gli effetti delle sanzioni occidentali aprendo le proprie forniture a nuovi mercati.

Vedremo quali saranno le effettive conclusioni rispetto all’“Economic issue”, rispetto a quelle anticipate nella bozza preparatoria del documento finale. Difficilmente una decisione operativa potrà arrivare prima dell’autunno, infatti, malgrado le pressioni dell’Italia, alcuni Stati membr dicono apertamente che il price cap potrebbe peggiorare la situazione, inducendo la Russia a fermare del tutto le forniture di gas. Decisiva, al riguardo, sarà la posizione della Germania che si è mostrata fino a questo momento contraria, ma dal Consiglio europeo arrivano segni di maggiore disponibilità al dialogo.