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Il colore delle donne non è il rosa

di Patrizia Orofino

Le associazioni no profit, presenti in tutto il continente, hanno un unico fine: quello di impegnarsi per combattere la violenza  verso le donne.

I soprusi e lo sfruttamento delle donne, persiste ancora oggi nel terzo millennio, tanto da far decidere all’Assemblea  dell’ONU anni fa, di definire tale emergenza mondiale, come: “la più grave e la più diffusa forma di violazione dei diritti umani fondata sulla discriminazione di genere”. Nell’era cosiddetta civile e progressista, la piaga dei maltrattamenti nei confronti delle donne, è inaccettabile; il segno tangibile di quanto detto dalle Nazioni Unite, è un monito importantissimo per tutti i governi mondiali che, non va  ignorato.

Infatti, associazioni non governative come Amnesty International o la Human Rights Watch, sono al fianco dell’Onu in questa battaglia, denunciando casi di violenza subiti dalle donne; l’obbiettivo delle ONG è sollecitare tutte le Nazioni, a concedere diritti attraverso leggi che, possano tutelare il genere femminile da ogni forma di discriminazione di genere.

Sebbene in tanti paesi vi siano leggi  severe, che cercano di contrastare il fenomeno, aiutando le vittime abusate, in altri sono inesistenti, anzi i maltrattamenti sono uno status normale. Nei paesi più poveri, (indagini svolte dalle ONG)  nelle zone calde dove le guerre tra villaggi la fanno da padrone, le donne vengono utilizzate come merce di scambio, stuprate, vendute al miglior offerente, per poi avviarle alla prostituzione subendo ogni tipo di intimidazione, dai loro aguzzini che, traggono guadagno da queste ragazze, schiave del sesso.

Purtroppo questo “mercato”,  secondo dati ufficiali dell’Unicef, riguarda anche le bambine di tutte le età. Ciò che le buone organizzazioni umanitarie fanno, è davvero incredibile ed a volte, non si comprendono fino in fondo il lavoro e gli sforzi che questi uomini e donne fanno, soprattutto per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale attraverso i media, per far conoscere in che condizioni sono costrette a vivere quotidianamente milioni di donne. Ma la discriminazione di genere, investe anche il mondo del lavoro; nei paese asiatici emergenti, nuovi protagonisti economici mondiali, le condizioni lavorative di sfruttamento di mano d’opera femminile, sottopagata è a livelli altissimi; anche le condizioni di sicurezza all’interno dei luoghi di lavoro non viene quasi mai garantita, per mancanza di normative dei paesi d’origine delle lavoratrici.

Nel nostro paese come siamo messi?

Esistono diritti e leggi che tutelano le donne in ambito lavorativo: basti pensare alla tutela delle donne in gravidanza in particolari ambienti di lavoro, dove le future mamme possono contare su leggi che proteggono sia lei che il suo bambino. Tuttavia, il divario fra nord e sud Italia esiste, nel meridione non ci sono abbastanza asili nido comunali, rispetto al nord, per mancanza di fondi, con il disagio che, le mamme spesso devono rivolgersi ad asili privati, o delegare nonni e zii per occuparsi dei propri figli; altre mamme spesso rinunciano al lavoro, a causa di questo problema.

Cosa abbastanza frustrante se si pensa che, in tanti paesi europei le madri lavoratrici vengono supportate dalle istituzioni. In Italia siamo arretrati in tal senso, soprattutto al sud: anche questa è una forma di isolamento di genere e di cultura. Perché deve essere sempre la donna a rinunciare alla sua indipendenza lavorativa? 

Questo, è solo uno dei tanti aspetti sessisti del nostro paese; in materia di prevenzione di atti coercitivi ai danni delle donne, la legge sullo stalking varata nel 2009, cerca di arginare i reati, legati alla violenza sulle donne, ma i dati e le denunce fatte dalle vittime,  non riescono a prevenire casi di femminicidio e di pesecuzione divenuti sempre più numerosi, secondo  i dati delle forze dell’ordine.

La legge va migliorata, alle istituzioni spetta questo compito, così come tutti siamo chiamati a sensibilizzare le nuove generazioni, educandole  al rispetto delle donne e di tutti gli individui vittime di maltrattamenti.

Le donne non sono più disposte a subire, hanno capito che una vita senza violenze, è possibile; la loro richiesta di vivere la vita, serenamente senza vergognarsi di denunciare i loro aggressori, sapendo tuttavia che, vicino alle associazioni umanitarie, vi sono anche le istituzioni. Le donne abusate, chiedono dignità, e diritti perché esseri umani. Non sono proprietà di nessuno, se non di se stesse.

La bandiera dei diritti delle donne di tutto il pianeta, raggiunge ogni paese da oriente ad occidente, portando avanti quelle lotte che le nostre nonne hanno fatto prima di noi;  il colore della libertà  per noi donne di qualsiasi razza, colore o nazionalità che, ci rende tutte uguali, è l’arco della pioggia, il rainbow o l’arcobaleno della pace che, racchiude le sfumature dei colori dell’anima, che hanno il sapore della parità dei diritti dell’eguaglianza ed il calore, dei colori dell’amore che noi donne, promulghiamo come madri, sorelle, figlie, mogli ed amiche.

Nella bandiera dell’arcobaleno, oggi più che mai, si rafforza la parola: “Shalom”, (pace) che, ogni individuo a prescindere dal sesso cui appartiene, deve sempre, in ogni circostanza perseguire.


 

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