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Il cane Cactus è il vincitore morale di questa Maratona delle sabbie

La Marathon des Sables (“Maratona delle sabbie”) è una corsa a tappe lunga circa 240 km che si svolge attraverso la parte marocchina del deserto del Sahara. Una settimana per arrivare a traguardo, sei giorni di corsa con sole 24 ore di riposo; ogni 10 km un’area di ristoro dove poter ritirare la propria razione d’acqua giornaliera: 9 litri.

Una gara, inutile dirlo, molto dura, nel 1994 un italiano, Mauro Prosperi, venne investito da una tempesta di sabbia che gli fece perdere completamente l’orientamento, così corse quasi 300 km entrando addirittura in territorio algerino; dopo 36 ore non aveva più acqua e fu costretto a bere la propria urina e mangiare radici, pipistrelli e topi.

Tentò anche di tagliarsi le vene per non morire disidratato, ma il suo sangue, privo di liquidi, era troppo denso così il tentativo fallì. Fortunatamente, dieci giorni dopo essersi perso, vagando senza meta per il deserto, si imbatté in una famiglia di pastori nomadi che lo salvò. Lui restò scioccato fino ad un certo punto, questo è evidente dato che affrontò nuovamente la maratona delle sabbie per sette volte, ma ciò non toglie che stiamo parlando di qualcosa in più di una semplice corsa e, per concluderla, serve essere qualcosa in più di un semplice uomo.

Un cane magari, come Cactus, quello che in questa edizione sta rubando la scena a tutti. Si perché quando lo scorso lunedì Cactus incrocia la carovana di partecipanti impegnati nel secondo giorno di corsa e decide di aggregarsi al gruppo. Il suo padrone, Karen Hadfield, un albergatore di origini britanniche e australiane che possiede una locanda dove il cane vive, è abituata a vederlo prendere la strada per lunghe ore, arrivando a fare passeggiate di Km per poi vederlo tornare la sera, ma stavolta dovrà aspettare qualche giorno in più perché Cactus ci ha preso proprio gusto.

Martedì ha corso le 23 miglia della tappa e poi anche le 47,4 miglia previste per il mercoledì. I tempi? Magnifici, mentre gli altri 800 corridori (tutti esseri umani) impiegavano circa 31 ore, Cactus ce la faceva in poco più di 11. Inutile dire che è diventato la star della corsa e vera e propria mascotte: la mattina si alza di buon’ora e comincia a prendersi le coccole da chiunque gli capiti a tiro, durante le soste viene nutrito, quando il caldo è troppo fa un pisolino all’ombra offerta da un camion e Valentin Campagnie, uno dei fotografi ufficiali della corsa gli ha già messo al collo una medaglia.

Il padrone non è preoccupato, anzi, conoscendo il carattere di Cactus è sicuro che si stia divertendo da pazzi e i dottori, quando di tanto in tanto gli danno una controllata, lo trovano in perfetta salute.

Martedì Stephen Homesy, atleta americano, stava per cascare in un errore fatale come quello fatto nel ’94 dal nostro Prosperi, ma lui ancor prima che la storia si trasformasse in una tragedia, mentre era solo a correre per il deserto del Sahara senza alcun punto di riferimento, incontrò Cactus che facendosi seguire lo portò alla salvezza; “Non so perché l’ho seguito, ma sembrava essere un segno, sembrava che sapesse dove stava andando”, ha detto Homesy. E così fu. Cactus non ha pagato i 3.500 dollari di iscrizione, ha saltato la prima tappa ed ha quattro zampe invece che due, ma lo stesso le sue capacità stanno lasciando tutti esterrefatti.

“Nessuno ha mai visto nulla di simile – ha detto Mohamed Ouhassou, un berbero che dal 2004 accompagna nel deserto i giornalisti inviati per seguire la Marathon des Sables – Nella cultura berbera i cani non sono considerati animali domestici e vengono utilizzati solo per proteggere capre e altri animali. Se gli organizzatori della Marathon des Sables fossero marocchini anziché francesi, Cactus sarebbe probabilmente stato espulso dal corso giorni fa”. 

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Fonte: cronaca agi

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