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I ritorni di “fiamma” che sarebbe meglio far sparire

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di Loan

I simboli contano molto in politica. Grazie ad essi basta uno sguardo per ricostruire precisi riferimenti a storie e ideali più o meno andati nel tempo. Così, oggi non ci sono più la Democrazia Cristiana o il Partito Comunista come li abbiamo conosciuti nella “prima Repubblica”, ma se, in uno dei nuovi simboli che proliferano ad ogni tornata elettorale, si vede un richiamo allo scudo crociato o alla falce e martello, nessuno può dubitare della cultura cui quella determinata formazione fa riferimento.

Ebbene, vi racconto una storia (o la ricordo a chi già la conosce).

Nella notte tra il 22 e il 23 aprile 1946, in vista della ricorrenza del primo anniversario della Liberazione, un gruppetto clandestino di giovani che si definiscono “Partito Democratico Fascista” (sic!) si introduce, scalando un muretto, nel cimitero di Musocco, il Cimitero Maggiore di Milano, per compiere un’azione macabra che essi ritengono un’impresa gloriosa, “Operazione Italia” la chiamano.

Scoperchiano la bara bara in cui è tumulato il cadavere di Benito Mussolini e, avendolo tirato fuori e steso su un telo, fuggono portandoselo appresso (alcune ossa, una gamba e alcune falangi di una mano, le perdono per strada). lo tirano fuori, e scappano portandoselo appresso.

Per il corpo martoriato del “duce” comincia una tragicomica peregrinazione che si concluderà con l’arresto degli autori del trafugamento e il ritrovamento, il 12 agosto, della salma, piegata in due dentro un baule nascosto nella Certosa di Pavia.

I rapitori del cadavere lasciano nella fossa un “manifesto” in cui i fascisti del PDF “prendono in custodia” le spoglie di Mussolini: “Raccogliamo quel corpo, – dice il manifesto – abbeveriamoci così a quella luce. Giorno sarà in cui, mondata la nostra terra dai parassiti scarlatti, la fiamma dello spirito potrà nuovamente irrompere invincibile e in un igneo trionfo contro tutti i materialismi e contro tutte le debolezze”.

E sarà proprio la “fiamma dello spirito” che irradia la sua luce da “quel corpo” che sarà scelta, nel 1947, dai reduci della Repubblica Sociale Italiana (RSI) fondatori del Movimento Sociale Italiano (MSI), guidati da Giorgio Almirante, Pino Rauti, Arturo Michelini, Biagio Pace ed altri ex esponenti del Partito Nazionale Fascista.

La “fiamma tricolore” era stata anche l’emblema degli “arditi” della prima guerra mondiale ma, in ogni caso, questo simbolo richiama una storia ed una cultura inequivocabili. E se un partito politico, nell’Italia del 2021, fa campeggiare nel suo simbolo quella fiamma vuol dire che intende mantenere, un qualche legame d’ispirazione con quella storia e quella cultura. Non si offenda nessuno, questo è un fatto oggettivo. Se gli esponenti di quel partito ritengono offensiva questa considerazione (il che, in fondo, sarebbe una buona notizia), consiglio loro di cambiare simbolo.

La strana coppia Salvini & Meloni ha perso un’occasione d’oro per esprimere una condanna netta, chiara, definitiva, inequivoca nei confronti dei gruppi dell’eversione nazifascista, schierandosi per il loro scioglimento senza i molti se e ma che essi, invece, stanno esprimendo in questi giorni.

Ed hanno perso, alla grande, anche l’occasione per far capire che i concetti di “Dio, Patria e Famiglia” da essi professati non sono declinati in chiave reazionaria.