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Il parlamento europeo vota la pac (politica agricola comunitaria) una riforma in chiaroscuro.

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Di Antonino Gulisano

La plenaria del Parlamento europeo ha adottato la sua posizione sulla riforma della Politica agricola comune e si prepara a negoziare l’assetto finale della nuova PAC con il Consiglio, che ha annunciato l’accordo tra gli Stati membri il 20 ottobre.

Gli eurodeputati si sono espressi su tutti e tre i regolamenti che compongono la riforma della Politica agricola comune: il regolamento sui Piani strategici nazionali della PAC è stato approvato con 425 voti favorevoli, 212 voti contrari e 51 astensioni; il regolamento sull’organizzazione comune dei mercati (OCM organizzazione comune del mercato) è stato approvato con 463 voti favorevoli, 133 voti contrari e 92 astensioni; il regolamento orizzontale sul finanziamento, la gestione e il monitoraggio della PAC è stato approvato con 434 voti favorevoli, 185 voti contrari e 69 astensioni.

Il Parlamento europeo ha ottenuto un risultato importante: dal 1 gennaio 2021 gli agricoltori italiani riceveranno 1,22 miliardi di euro dal Next  Generation Eu. L‘agricoltura è la prima componente che va all’accordo definitivo. L’Italia potrà ricevere subito questa parte dei 208,8 miliardi di euro e non dovrà aspettare la metà del 2021 come invece dovrà fare per il resto dei fondi del piano, nella migliore delle ipotesi.

«In teoria la nuova Politica Agricola Comune entrerà in vigore il primo gennaio 2023 per consentire questo negoziato molto articolato sul bilancio comunitario che ci vede ancora in piena discussione tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea. Ma non ha senso aspettare il 2023 perché i fondi del Next Generation Eu per lo sviluppo rurale servono in questo momento agli agricoltori per mitigare gli effetti della crisi economica».  All’Italia andranno 1,22 miliardi di euro. Ma attenzione, in realtà sono 2,4 miliardi di euro perché è obbligatorio il cofinanziamento al 50%. Poi, se vogliono, gli Stati possono dare di più».

Sul fronte della sostenibilità ambientale, il Parlamento chiede di rafforzare le condizionalità, quindi le pratiche rispettose del clima e dell’ambiente che gli agricoltori devono obbligatoriamente applicare per ottenere i pagamenti diretti, e di dedicare almeno il 35% del bilancio per lo sviluppo rurale alle misure legate al clima e all’ambiente.

Inoltre, il 30% del budget dei pagamenti diretti dovrebbe essere destinato ai nuovi eco-schemi. Il parlamento europeo vuole ridurre progressivamente i pagamenti diretti annuali agli agricoltori superata la soglia di 60mila euro e fissarne il massimale a 100 mila euro. Prima di effettuare la riduzione, tuttavia, gli agricoltori potrebbero detrarre dall’importo dell’aiuto il 50% dei salari collegati alle attività agricole.

Una misura importante per i paesi, come l’Italia, che hanno un modello di agricoltura ad alta intensità di manodopera. Inoltre, il Parlamento Europeo chiede poi di riservare il 6% del budget nazionale per i pagamenti diretti alle aziende agricole di piccole e medie dimensioni e almeno il 4% della dotazione al sostegno dei giovani agricoltori, che dovrebbero continuare a beneficiare di finanziamenti specifici nell’ambito dei PSR.

Azioni ad hoc dovrebbero poi contribuire a promuovere una maggiore inclusione delle donne nell’economia rurale, mentre dagli aiuti PAC dovrebbero essere esclusi coloro che possiedono terreni rurali, ma non svolgono almeno un livello minimo di attività agricola, a cominciare dai gestori di aeroporti, servizi ferroviari, impianti idrici, servizi immobiliari, i proprietari di terreni sportivi e le aree ricreative permanenti.

Gli Stati membri hanno convenuto di destinare ai nuovi eco-schemi il 20% del budget dei pagamenti diretti del primo pilastro, contro il 30% chiesto dal Parlamento Europeo, e di destinare il 30% delle risorse del secondo pilastro alle misure agro-climatico-ambientali dei Programmi di sviluppo rurale (PSR), a fronte del 35% sollecitato dagli eurodeputati. l’Italia porta a casa dal negoziato in Consiglio sulla PAC diverse conquiste, insieme ad alcune rinunce. L’Italia ottiene le modifiche relative all’etichettura dei vini e la possibilità di attuare interventi di investimento e ristrutturazione nel settore dell’olio di oliva. Soddisfazione italiana per i contributi verso i nuovi insediamenti dei giovani agricoltori che passano da 70 mila euro fino a 100mila euro e per le misure a favore dei piccoli agricoltori, tra cui maggiore semplificazione e l’esonero da eventuali tagli dei pagamenti diretti necessari per costituire una riserva anticrisi.

Tra le conquiste, al termine del Consiglio, per l’Italia si ha la conferma del ruolo delle regioni che continueranno ad operare come Autorità di gestione dei PSR, alla luce delle competenze specifiche nel settore agricolo previste dal nostro assetto costituzionale, che l’impianto basato sui Piani strategici nazionali rischiava di far saltare.

A proposito di etichettature degli alimenti quasi l’85% dei prodotti Dop/Igp sarebbero danneggiati dal Nutri-Score sviluppato in Francia perché diventerebbero cibi da “semaforo rosso” e dannosi per la salute. Cosa sta facendo il Parlamento europeo per tutelare i nostri prodotti? È una battaglia in cui ci giochiamo moltissimo. Il Parlamento europeo nella sessione plenaria ha dato il via libera all’accordo con la Cina per la tutela dei 100 prodotti Igp europei nel mercato cinese. Perché è così importante? I nostri 27 prodotti igp italiani saranno protetti nel mercato cinese che dopo gli Stati Uniti è il secondo mercato delle esportazioni agroalimentari europee.

In conclusione, alla fine di questa sessione plenaria del Parlamento Europeo non possiamo affermare che le aspettative delle aziende agricole e agroalimentari siano pienamente soddisfatte, ma alcune richieste e proposte italiane sono state accolte.

Si può affermare che il bicchiere è mezzo pieno e mezzo vuoto.

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