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I (lauti) affari delle aziende petrolifere straniere in Italia

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Si è trascurato di perseguire una valida programmazione in materia di sostenibile autonomia delle fonti energetiche. Quanti miliardi, presumibilmente diverse migliaia, in un modo o nell’altro spremuti agli italiani, hanno preso il volo verso gli stranieri centri di potere del settore energetico mondiale?

di Augusto Lucchese

Prendendo in esame la politica industriale che le poco lungimiranti autorità governative di casa nostra da qualche lustro a questa parte hanno portato avanti con inveterata inefficienza, appare chiaro che quasi nulla di concreto è stato fatto per arginare la frana che ormai da tempo ha investito il sistema energetico italiano.

È stato colposamente permesso, di contro, che molte aziende italiane di valore strategico, operanti nel settore dell’approvvigionamento, raffinazione e distribuzione dei prodotti petroliferi e del gas, finissero in mano a colossi speculativi stranieri che oggi, sostanzialmente, le gestiscono a proprio vantaggio. Colossi che, peraltro, operano in regime di tacito “cartello” e lasciano ben poco spazio alla pur debole concorrenza. Aggiungasi le inique “accise” (quasi il 50 % + IVA del prezzo al consumatore) – talune financo datate 1936 – che spudoratamente, quanto indiscriminatamente, taglieggiano più i “poveri” che non i ben pasciuti “paperoni”, e il gioco è fatto. Nell’anno di grazia 2022, complice l’insaziabile fisco e quindi lo Stato arruffone e spendaccione, accostarsi ai distributori è come recarsi in gioielleria.

Ciò, ovviamente, a prescindere dalle diverse aggravanti dovute allo scontro bellico in atto fra Russia e Ucraina che per i suoi ovvi riflessi sui mercati globali ha danneggiato e sta danneggiando massicciamente il sistema produttivo nazionale (oltre ai milioni di singoli utenti e relative famiglie), determinando truffaldine manovre speculative che hanno fatto lievitare i prezzi di mercato oltre ogni accettabile livello e hanno innescato le cause di una pesante inflazione e la conseguente notevole depressione dei mercati finanziari e azionari.

Pur non volendo entrare nel campo minato dello scontro, per fortuna solo dialettico, con i politici di turno (passati e presenti) che, in tutt’altre faccende affaccendati e ossessionati dai sondaggi elettorali, non hanno saputo prevenire (non si capisce se solo per manifesta incompetenza o per incredibile dabbenaggine) gli effetti deflagranti di un fenomeno tuttavia ben facile da prevedere, è opportuno rinfrescare la memoria ai molti “anti italiani” rintanati entro le inaffidabili strutture partitiche, cercando altresì di chiarire le idee – almeno parzialmente – alla straripante massa dei cittadini disinformati e gabbati in mala maniera.

Escludendo la intricata rete di distribuzione (punti vendita) che fanno capo a svariate aziende italiane e non, ecco, di seguito, un sintetico quadro delle aziende petrolifere estere che, direttamente o indirettamente, operano in Italia, talvolta mediante fittizie aziende-ombra o di comodo che, si mormora, risulterebbero abbastanza ambientate nel vasto campo della elusione fiscale.

1 – La BP, originariamente Anglo-Persian Oil Company, oggi British Petroleum, è una società operante nel settore energetico del petrolio e del gas naturale. Occupa un posto preminente fra le sette maggiori aziende a livello mondiale, fra cui la SHELL (inglese), la EXXON – Esso (americana USA) e la TOTAL (francese). La sede sociale e operativa del gruppo-madre è a Londra. La “BP Italia” ha sede a Milano.

2 – La Kuwait Petroleum Italia S.p.A., con sede in Roma, Viale dell’Oceano Indiano, 13 fa parte del gruppo Kuwait Petroleum International.

3 – La Esso Italiana S.r.l., con Sede Legale in Viale Castello della Magliana, Roma,  è una azienda facente capo alla multinazionale americana EXXON / Esso.

4 – La SHELL ha ceduto, nel luglio 2014, la propria rete e i diversi depositi carburanti presenti sul territorio italiano, alla Kuwait Petroleum Italia (Q8). È però rimasta attiva, in proprio, nei settori lubrificanti (Shell Italia Oil Products/S.I.O.P.), Gas & Power (Shell Energy) e nella estrazione petrolifera (divisione “Upstream”). Nel marzo 2022, attraverso la società PAD Multienergy, la Shell è tornata ad essere presente in circa 500 stazioni di servizio italiane. In Italia opera tramite Shell Italia S.p.A. – controllata da Shell Italia Finanziaria S.p.A.  Da parecchi anni è fornitrice ufficiale della Ferrari / Formula Uno, e della Ducati Corse nel settore motociclistico.

5 –  La LUKOIL (russa) ha acquistato, nel 2008, il 49% della ISAB s.r.l. (51 % della ERG), divenendo, di fatto,  partnership nelle attività di raffinazione e nella gestione della importante e strategica Raffineria ISAB di Priolo (SR) – gruppo Garrone – e della rete carburanti ERG OIL SICILIA. Nel 2015, poi, la ERG cede la propria quota e la LUKOIL diviene unica titolare al 100%.

6 – La SONATRACH (acronimo di “Società Nazionale per ricerca, produzione, trasporto, trasformazione e commercializzazione di idrocarburi”) è un’azienda di stato algerina, nata il 31 dicembre 1963. Primaria azienda del settore petrolifero in campo mondiale è oggi la più importante azienda del Continente africano. In forza della presenza in territorio algerino di ricchi giacimenti petroliferi / gassosi e della soddisfacente collaborazione con la francese TOTAL, la britannica BP e l’italiana ENI, la Sonatrach ha raggiunto, a decorrere dagli anni 2000, un considerevole sviluppo.

Il 9 maggio 2018 si concretizza l’accordo per l’acquisizione della raffineria ex RASIOM di Augusta, già appartenente, dal 1961, al gruppo ESSO Standard Italia.

Il 26 maggio 2022 Sonatrach ed Eni hanno firmato a Roma un “memorandum d’intesa” volto ad accelerare lo sviluppo dei giacimenti di gas in Algeria e la decarbonizzazione, anche tramite il processo produttivo di idrogeno verde.  Utilizza in atto circa 280 serbatoi per lo stoccaggio di circa 3 milioni di mt./3 di idrocarburi. La superficie complessiva dell’area riguardante gli impianti “ex RASIOM” oggi “Sonatrach” ascende a circa 220 ettari ubicati in territorio di Augusta / Melilli / Priolo. Gestisce, all’interno della rada/porto di Augusta tre pontili di cui uno adeguato a petroliere anche superiori a 100/mila tonnellate.

L’attività della ex RASIOM (oggi Sonatrach) arreca un consistente inquinamento ambientale (aria – falde acquifere – territorio)  innescando gravi e pesanti fattori di rischio, anche cancerogeni, per la popolazione residente. Ciò s’inserisce nel quadro complessivo riguardante i vasti tratti costieri da Augusta verso Priolo e Siracusa oggi unanimemente considerati ad alto rischio e quindi non più fruibili per la pesca e per la balneazione. A parte la distruzione apportata alle rinomate specialistiche colture agricole ivi esistenti prima che prendesse piede l’insediamento e l’incontrollata espansione del controverso, speculativo e per molti versi nocivo apparato industriale.

Nonostante gli adeguamenti tecnici apportati agli stabilimenti, il “polo petrolchimico siracusano” seguita a immettere nella atmosfera massicci quantitativi di “gas serra” (oltre 1.600.000 tonnellate annue di CO2, N2O, CH4esafluoruro di zolfo SF6idrofluorocarburi HFCs e perfluorocarburi) che incidono notevolmente anche sul clima della citata estesa zona rivierasca e dell’entroterra.

7 – La PETRONAS LUBRICANTS ITALY SPA è il ramo di PETRONAS, azienda petrolifera malese, che produce e commercializza lubrificanti in tutto il mondo.

In conclusione, quanti miliardi, presumibilmente diverse migliaia, in un modo o nell’altro spremuti agli italiani, hanno preso il volo verso gli stranieri centri di potere del settore energetico mondiale?

L’accondiscendente apparato politico governativo istituzionale di casa nostra, un vero e proprio ginepraio di demagogiche elucubrazioni elettorali, ha abbondantemente trascurato, forse per puro spirito di subordinazione esterofila, quando si era ancora in tempo per farlo e magari seguendo, in taluni campi d’azione, le orme del compianto Enrico Mattei, di perseguire una valida programmazione in materia di sostenibile autonomia delle fonti energetiche. Inadeguato sfruttamento delle risorse nazionali, manovre sotterranee e speculative, scandali e misteri, rinunce e lassismo, corruzione e interessi privati, hanno annullato quasi tutte le possibilità originariamente esistenti.

I pannolini caldi dell’oggi sono tutt’altro che efficaci nel breve periodo e, forse, sono del tutto inutili ai fini di una augurabile ripresa.