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Huawei chiama in causa Apple e Google sulla questione della sicurezza dei dati

Scrivere insieme le regole sulla sicurezza digitale: sedersi “allo stesso tavolo” e parlare con le istituzioni, ma soprattutto “ascoltare i cittadini”. E’ questa l’intenzione di Huawei per garantire la protezione dei dati con l’avvento della tecnologia 5G. La visione è stata espressa dai due top manager europei del colosso della telefonia: Abraham Liu, vicepresidente di Huawei per l’Europa, e Thomas Miao, Ceo per l’Italia.

“Apertura e trasparenza” sono i vocaboli più usati da Liu, durante il suo discorso a Milano, dove ha inaugurato la nuova sede al Lorenteggio Village. “Open and Transparent” sono anche le pietre miliari anche per l’apertura di tre centri dedicati a questo tema sotto il marchio cinese: dopo quello di Uk e Germania, ora anche a Bruxelles, fianco a fianco con i palazzi del potere dell’Unione: “Qualche giorno fa – ha spiegato Liu – sono stato con il vicepresidente della commissione europea (delegato al mercato unico digitale) Andrus Ansip e lui ha chiaramente detto che l’Europa sta lavorando su questo fronte, sulla cybersecurity regulation”. 

Ma qual è il punto di partenza? “Il Gdpr” secondo i manager cinesi. Proprio quella normativa europea che arriva a noi con una mail da tutti i siti in cui siamo registrati, in cui ci viene spiegato come saranno usati i nostri dati.  “Dopo il Gdpr speriamo che l’Europa stabilisca una regolamentazione simile anche per la cybersicurezza. E’ veramente la strada giusta: noi crediamo possa risolvere il problema e siamo molto propensi a partecipare a questo processo” ha affermato Liu. 

Secondo il gigante cinese però non sono solo “i fornitori di tecnologia” a dover dare delle garanzie: “Chi ha la proprietà delle informazioni deve prendere molto sul serio le preoccupazioni degli stakeholder, ma anche delle persone comuni, dei cittadini normali e dei clienti”, ha ricordato Liu, forse lanciando un velato messaggio ai competitor come Apple, e ai grandi gestori di dati come Google e Facebook.

Leggi anche: Il dossier di Agi sul 5G

Compito delle istituzioni dovrà essere poi quello di “verificare gli standard industriali comuni per la cybersicurezza”. Standard comuni a cui però devono sottostare “tutti i fornitori di tecnologia, non solo noi, ma anche gli altri, quelli europei e americani” ha precisato il manager. Per fugare ogni sospetto, come le pesanti accuse di “spiare i clienti”, che sono state mosse dagli Usa, in Europa Huawei si dice “pronta a seguire qualsiasi tipo di regole che saranno fissate dai governi e dalla comunità europea”. 
Quella della cybersicurezza è infatti “una sfida sociale” perché “il 5G svolgerà un ruolo importante nella digitalizzazione, per ogni tipo di industria nei prossimi anni”.

 Nessuna preoccupazione sull’impatto della ‘cyber-tensione’ tra Usa e Cina sul mercato italiano: il Ceo Miao è convinto infatti “che il mercato italiano rimane molto aperto e molto buono per come abbiamo visto negli ultimi 10-15 anni”. E con il governo italiano “il dialogo è totale”: non solo con il ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, che ha in mano la partita sul 5G “ma con tutti gli stakeholder a tutti i livelli”: “Come grande fornitore di tecnologie informatiche siamo sempre impegnati con il Governo e le istituzioni su una visione sulle strategie e l’approccio verso il futuro” ha aggiunto Miao. Le preoccupazioni sui dati? “Collaborando con i nostri partner, le istituzioni, le università troveremo tutti assieme una soluzione” conclude.

E d’altra parte proprio a Milano arriva la nuova avveniristica sede del gigante della telefonia: solo in Italia l’azienda ha 800 dipendenti, di cui l’85 per cento locali; in particolare Milano “rappresenta il giusto equilibrio fra hi-tech, design, moda e storia”. Ma l’Italia è soprattutto un avamposto per l’Europa: “Negli ultimi 18 anni Huawei e l’Europa sono cresciuti insieme e questo è il più grande mercato per la nostra azienda dopo la Cina – ha ricordato Liu -. Nell’ultimo decennio Huawei ha fornito prodotti e servizi per circa 40 miliardi di dollari nel continente, creando decine di migliaia di posti di lavoro. Inoltre in Europa sono stati realizzati 12 centri di ricerca e sviluppo con un investimento di oltre 1 miliardo di dollari”. Per il futuro il top manager ha annunciato “un investimento di 50 milioni di dollari negli OpenLabs europei”, ovvero laboratori destinati ad imprese e sviluppatori. 
 

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Fonte: innovazione agi

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