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Gli schiavi dei camion. Cosa c'è nelle carte dell'indagine di Lodi

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“Non mi lavo da 48 ore, da giugno non scendo dal camion, mi sto arrugginendo”. L’uomo che parla in un’intercettazione dell’ottobre 2017 ha 75 anni ed un camionista alle dipendenze di una delle società con 150 dipendenti costretti a pagare 2-300 euro al datore di lavoro per dormire sul camion, a violare il codice della strada provocando incidenti, a rinunciare a ogni diritto pena il licenziamento Tutti riconducibili a Roberto Plozzer, finito agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta condotta dalla Procura di Lodi.

‘Spartaco’, con riferimento al gladiatore che lottò per liberarsi dalla condizione di schiavo, è il nome scelto dalla Guardia di Finanza per fotografare la condizione dei lavoratori che sarebbero stati vessati dai cinque indagati, tutti imprenditori appartenenti alla stessa famiglia, ora accusati di  associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento dei lavoratori, estorsione, evasione fiscale e riciclaggio.

La costruzione di una complessa rete societaria sarebbe servita al gruppo  per evadere il fisco (oltre 60 i milioni di fatture per operazioni inesistenti emesse) e creare fondi neri per oltre 20 milioni di euro riciclati e reimpiegati nelle attività aziendali. Somma, quest’ultima, oggi sequestrata alle Fiamme Gialle. Così e attraverso l’umiliazione degli autisti la famiglia sarebbe diventata leader nel settore del trasporto delle merci deperibili. 

Stando a quanto riportato nell’ordinanza di custodia cautelare, i dipendenti sarebbero stati costretti “a turni tra le 12 e le 15 ore” e ad alloggi  “degradanti”. 

Un ex lavoratore ha riferito che «per adempiere a quanto richiestogli doveva violare le prescrizioni del codice della strada alterando i tachigrafi dei camion per far sì che non risultasse un viaggio da più ore rispetto a quelle consentite dal codice della strada nell’ipotesi in cui fosse stato controllato dalla polizia stradale”. Per “imporre queste condizioni disumane”, chi si lamentava veniva ricattato con la minaccia del licenziamento.

Gli investigatori hanno notato che gli automezzi della famiglia Plozzer facevano molti più incidenti della media nazionale: “Io sto male, non vado ad ammazzarmi e ammazzare altra gente, mi sto addormentando sul volante”, dice uno dei conducenti al telefono. L’anno scorso, uno degli autisti che avrebbe subito i soprusi uccise un anziano che stava attraversando sulle strisce pedonali a Lecco.

Queste condizioni, spiegano gli investigatori, erano state accettate dai dipendenti solo dietro la continua minaccia del licenziamento e facendogli sottoscrivere contratti di lavoro a tempo determinato della durata di pochi mesi (a volte anche 30 giorni), non rinnovati a coloro che non sottostavano a tale modus operandi aziendale.

Come riportato dal gip, “in un periodo di forte crisi economica come quello attuale, ottenere un impiego, seppur questo comporti l’essere sfruttato, è considerato dai lavoratori soprattutto stranieri, alla ricerca di un lavoro, un vero e proprio ‘privilegio’, poiché un salario, seppur non adeguato al lavoro prestato, rappresenta l’unico strumento per soddisfare le esigenze basilari per condurre una vita dignitosa”. Gli altri quattro indagati oltre al capofamiglia sono stati sottoposti all’obbligo di firma per fatti che si riferiscono a un ampio periodo, dal 2011 a oggi.  

Vedi: Gli schiavi dei camion. Cosa c'è nelle carte dell'indagine di Lodi
Fonte: cronaca agi

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