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Gli scenari di guerra e lo strumento difensivo militare

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Con il limitatissimo bilancio, occorre che la trasformazione dello Strumento Militare nazionale, inteso come continuo processo di elaborazione, revisione, applicazione ed integrazione di concetti, dottrine e capacità innovative, sia indirizzato al miglioramento dell’efficacia e dell’interoperabilità delle Forze Armate in funzione delle esigenze.

di Redazione

​Alla luce delle caratteristiche del contesto di sicurezza europeo e nazionale e tenuto conto dei compiti che le Forze Armate sono chiamate a svolgere, autonomamente o in sinergia con le altre leve del potere dello Stato, è necessario aver chiaro sia per il Ministero competente che per il Governo, di oggi e di domani, quale è la mission da assegnare allo strumento militare nazionale.

È fondamentale che lo strumento militare sia dotato della più ampia capacità di produrre effetti rilevanti, come garanzia di sicurezza e difesa del Paese e a supporto dei prioritari interessi nazionali.

L’attuale Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, sostiene che “Dopo la guerra in Ucraina è ancora più urgente rivedere il sistema di difesa. Ora la Russia ha attaccato il sistema di sicurezza europeo non solo l’Ucraina e quindi è ancora più urgente rivederlo”.

C’è da rivedere urgentemente la relazione della Nato con la Ue: “C’è la tentazione di avere un rapporto separato nei compiti: si tratta di una visione semplice da immaginare ma sbagliata. La missione in Bosnia è stata l’esempio della complementarità fra Ue e Nato”, ha aggiunto ancora Guerini. Per il ministro della Difesa in ogni caso la relazione transatlantica è «ancora decisiva» sia a livello militare che a livello industriale.

Tutto ciò, compatibilmente con il limitatissimo bilancio, occorre che la trasformazione dello Strumento Militare nazionale, inteso come continuo processo di elaborazione, revisione, applicazione ed integrazione di concetti, dottrine e capacità innovative, sia indirizzato al miglioramento dell’efficacia e dell’interoperabilità delle Forze Armate in funzione delle esigenze.

Di fronte alla rivoluzione dello scenario di sicurezza, lo Strumento Militare è portato a dover accelerare questo processo di trasformazione, per continuare ad essere in grado di assolvere al meglio la propria missione istituzionale di sicurezza, ricercando soluzioni efficaci e credibili, pur continuando a sostenere uno sforzo operativo senza precedenti.

A questa trasformazione, le Forze Armate devono rispondere con una vera e propria rivoluzione che, prima di tutto, deve essere di carattere culturale e concettuale. Per compiere questo salto in avanti, diventano fattori determinati la propensione a guardare al futuro – con un approccio creativo, innovativo e pragmatico – la capacità di mettere in discussione – se e quando necessario – ciò che appare scontato, focalizzando la propria azione sull’efficacia e sui risultati da conseguire.

A margine di questa interessante problematica, non possiamo farci trovare impreparati di fronte ad un continuo cambio di scena per i tanti conflitti che si stanno generando, nell’ultimo periodo si è parlato di reintrodurre la leva obbligatoria per i giovani.

Il Ministro Guerini sull’argomento ha le idee chiare: “La leva obbligatoria è stata senza dubbio un elemento importante nella storia del Paese, fungendo anche da strumento di unificazione nazionale, ma riproporla oggi significa avere una visione decisamente datata che non risponde minimamente alle esigenze militari del nostro tempo. Nel presente, avere Forze Armate efficienti e capaci di difendere il Paese, dentro i confini e fuori dai confini nazionali, significa avere Forze Armate altamente professionalizzate e attrezzate con le più avanzate tecnologie e i più adeguati sistemi d’arma. E’ stato il passaggio ad un modello “professionale” che ha permesso alle nostre Forze Armate di essere quello che sono oggi: un’eccellenza apprezzata in tutto il mondo in termini di capacità, affidabilità e modus operandi. Rivedere questo modello non solo sarebbe una spesa non sostenibile, ma metterebbe in discussione l’eccellenza raggiunta. Dirottare risorse fondamentali dal consolidamento di questo modello, su cui peraltro i maggiori Paesi del mondo investono, solo per derive nostalgiche, vuol dire prima di tutto indebolire il nostro sistema di difesa. Mi pare una proposta senza consapevolezza e senza visione. Estemporaneità da campagna elettorale”.

Uno strumento, quello militare indispensabile, in continua evoluzione. La nostra presenza nei principali teatri di crisi rimane indispensabile, per tutelare gli interessi strategici nazionali.

A questo aggiungiamo noi, le nostre FF.AA. hanno una risorsa aggiuntiva non paragonabile ad altri eserciti. I nostri militari si sono sempre distinti per la grande professionalità, dedizione e soprattutto da quella capacità di saper dialogare con le popolazioni. Una capacità che ci viene riconosciuta da tutti, frutto di una preparazione dei nostri militari, dei profondi valori che essi possiedono e della sensibilità e l’intelligenza ad adattarsi alle diverse situazioni territoriali.

Gli oltre venti anni di operazioni all’estero, a salvaguardia della pace e della stabilità in molteplici aree di crisi, sono la testimonianza più limpida della reale capacità delle nostre Forza Armate italiane e del coraggio dei nostri militari, tutti e indistintamente che hanno dato prova di poter operare in tutto lo spettro delle missioni, anche quelle a più alta intensità operativa che hanno richiesto azioni di combattimento, suscitando l’apprezzamento delle forze amiche ed alleate con cui abbiamo lavorato. Ma soprattutto delle popolazioni a cui è rivolta la nostra attività di sostegno, meritando la stima ed il consenso del paese”, così Col. Riccardo Cristoni dello Stato Maggiore Difesa.