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Forze Armate: più “comandanti” che soldati semplici

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Negli Stati Uniti risultano in organico solamente 900 generali e ammiragli di vario grado gerarchico, dei quali la stragrande maggioranza ricopre compiti di effettivo comando, a fronte di circa 1 milione e quattrocentomila uomini in armi. In Italia abbiamo circa 600 uomini con la “greca” a fronte di circa 340.000 uomini in divisa.

di Augusto Lucchese

 Già da tempo, esattamente dal 2011, s’è avuto modo d’addentrarsi, magari alquanto spericolatamente, nel “campo minato” dell’apparato delle Forze Armate italiane, particolarmente per quanto riguarda gli schemi relativi alla composizione degli organici.

In ogni caso è da premettere, doverosamente, che in quasi tutte le strutture di base (la cosiddetta “prima linea” e i reparti d’elite e specialistici), accettando rischi d’ogni sorta e talvolta anche quello della morte, operano uomini di assoluto valore morale e professionale, dediti con abnegazione allo svolgimento dei propri compiti, uomini che con orgoglio indossano la divisa, uomini sempre pronti ad intervenire in qualsivoglia emergenza, anche in occasione di tragici fenomeni naturali.

Non si può, tuttavia, non scindere la loro encomiabile dedizione dall’obsoleto e farraginoso apparato burocratico decisionale dei vari organismi da cui dipendono e alla cui gestione sembra che sia preposto uno stragrande numero di Generali, Ammiragli e Ufficiali Superiori.

Dalle notizie che di tanto in tanto trapelano attraverso i mass media e la rete, considerato che non è facile venire in possesso di dati certi e aggiornati – come se il fatto costituisse violazione di un segreto di Stato – sembrerebbe, a prescindere dai 423 “generali e ammiragli” dati per certi in ruolo, che il numero degli “ufficiali superiori” assommi a diverse migliaia rispetto al totale complessivo degli “ufficiali” (approssimativamente 22.600) e dei sottufficiali (Marescialli e Sergenti) che si dice siano ben 70.000.  Stando alle circolanti notizie, al citato numero dei Generali (423) vanno aggiunti i “colleghi” dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dei Forestali e dei Corpi Sussidiari, fra cui la Croce Rossa e il Corpo dei Cappellani Militari.  Il che porterebbe il totale complessivo degli uomini con la “greca” a circa 600, salvo errori e omissioni, a fronte di circa 340.000 uomini in divisa.

La strabocchevole abbondanza di graduati rispetto alla base di 1° livello (militari semplici non graduati) si estrinseca nell’eccessivo numero di sottufficiali e di ufficiali “inferiori” (tenenti e capitani) che, dagli incerti dati di cui si è a conoscenza, ascenderebbero a circa 85.000, a fronte della citata “forza” operativa di militari di truppa non graduati che supera di poco gli 80.000 uomini.

Non va sottaciuto, a tal proposito, il fatto che quasi di norma le “promozioni” non sempre vengono attribuite per scelta di “merito” bensì, quasi in automatico, per “scatti d’anzianità” o a fronte di “segnalazioni” più o meno altolocate o esterne.

Ciò spiega il perché esistono in organico più “comandanti” che soldati semplici.

Stando così le cose, magari promettendo “riforme” al di là da venire,  solo gli “addetti ai lavori” del settore “Difesa” – militari e politici –  possono  sostenere che in seno alle FF.AA. tutto va bene.

Senza dire di quella fascia altrettanto numerosa di generali, ammiragli e ufficiali superiori, collocati in quiescenza, che fanno parte della categoria “ausiliaria e riserva” e che, sino ad una certa età, seguitano a godere dell’ “avanzamento di carriera  per anzianità” e, quindi, del periodico “ricalcolo” del  trattamento remunerativo direttamente a carico della Amministrazione militare.

Fatte salve le qualità soggettive e la specifica preparazione tecnica e professionale di ogni singolo soggetto, il tutto contrasta chiaramente con ogni equipollente linea di trattamento giuridico ed economico di altre categorie di dipendenti pubblici.  Una sorta di “casta” privilegiata.

Non sembra fuor di luogo segnalare, per inciso, che negli Stati Uniti  risultano in organico solamente 900 generali e ammiragli di vario grado gerarchico, dei quali la stragrande maggioranza ricopre compiti di effettivo comando, a fronte di circa 1 milione e quattrocentomila uomini in armi e di tutta una serie di specialistiche strutture operative con alto grado di responsabilità.

L’anomalia del segnalato sistema balza vieppiù in evidenza ove si consideri che tale esorbitante numero di “graduati d’alto lignaggio” comporta notevoli difficoltà di assegnazione degli stessi in adeguati ruoli operativi o in “settori” di comando rispondenti al grado ricoperto.

Si cerca di rimediare, quindi, indirizzandoli verso settori secondari, in incarichi di rappresentanza in organismi esterni o internazionali, o quali addetti militari all’estero, quali ufficiali di collegamento con altri ministeri o addirittura in compiti sussidiari più che altro formali.

Non è rara, inoltre, l’usanza di autorizzare l’inserimento di “alti ufficiali” (in servizio o in riserva) in incarichi “straordinari” di stampo manageriale che, di norma, dovrebbero essere svolti da funzionari  o da “tecnici” civili più o meno idonei e preparati alla bisogna.

Vedi il caso, per citarne solo alcuni, del Generale di Corpo d’Armata Francesco Paolo Figliolo – nominato Alto Commissario per l’emergenza Covid 19.   Circa l’argomento, con riferimento alle pur scarse e striminzite notizie affiorate in vari tempi, non tanto lontani peraltro, si sa anche di taluni altri casi eclatanti fra cui quello dell’Ammiraglio Sergio Biraghi – ex capo di Stato Maggiore della Marina, divenuto Presidente di Fincantieri-USA, di Andrea Biraghi (figlio dell’Ammiraglio Sergio) passato dalla Marina all’incarico di manager dello stesso gruppo industriale, del Generale Claudio De Bertolis, ex segretario generale della Difesa e direttore degli armamenti, transitato in “Leonardo” come consulente, il colonnello dei Carabinieri Maurizio Bortoletti nominato “subcommissario” per il Servizio sanitario della Regione Calabria.

In occasione di una delle ricorrenti parate militari del 2 giugno ai Fori Imperiali (Festa della Repubblica del 2012) s’è potuto apprezzare il fatto che lo “speaker” ufficiale della manifestazione, in base a quanto riferito dai cronisti della RAI, fosse nientemeno che un Generale di Brigata, per l’esattezza il Gen.le Massimo Fogari, nella qualità di Capo Ufficio pubblica informazione dello Stato Maggiore della Difesa e portavoce del Capo di Stato Maggiore della Difesa. È presumibile che per assolvere tale compito sarebbe bastato un semplice ufficialetto di primo pelo, purché dotato di un minimo di capacità nel leggere le annotazioni di cui al corposo e raffinato “fascicolo”, frutto di prezioso denaro, oltre che dell’impegno di chissà quanta gente in sede di elaborazione, stampa e divulgazione.

Le male lingue asseriscono, per la cronaca, che tutti costoro, a parte gli specifici compensi relativi all’incarico assunto, fruiscono di ordinarie sostanziose retribuzioni e indennità.