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Eraclìto. «Desti e dormienti»

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di Gianni De Iuliis

«Di questo logos che è sempre gli uomini non hanno intelligenza, sia prima di averlo ascoltato sia subito dopo averlo ascoltato; benché infatti tutte le cose accadano secondo questo logos, essi assomigliano a persone inesperte, pur provandosi in parole e in opere tali quali sono quelle che io spiego, distinguendo secondo natura ciascuna cosa e dicendo com’è. Ma agli altri uomini rimane celato ciò che fanno da svegli, allo stesso modo che non sono coscienti di ciò che fanno dormendo».

(Eraclito)

Pochi frammenti ci sono giunti di Eraclito (535 a. C. – 475 a. C.). Sappiamo con certezza che scrisse un’opera in prosa, Intorno alla natura, costituita da aforismi, sentenze brevi ed enigmatiche, per cui è passato alla tradizione con l’appellativo di «oscuro».

Alla base del pensiero di Eraclito esiste una forte contrapposizione tra la filosofia, che è la verità, e la doxa, che è l’opinione comune, la mentalità comune della maggioranza degli individui. La doxa è fonte di errore.

Eraclito divide gli uomini in «desti e dormienti».

I desti sono i filosofi, i pochi. I dormienti sono gli uomini comuni, i molti.

I filosofi, andando al di là dell’esperienza immediata, possono cogliere l’archè del reale.

Tutti gli altri si fermano all’apparenza delle cose. Vivono nel sogno e nell’illusione, incapaci di cogliere l’archè del reale.

(21. Continua)


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