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Entra nel vivo la grande corsa al Quirinale

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di Antonino Gulisano

È iniziata la grande corsa al Quirinale. Tra pochi giorni, il prossimo 24 gennaio alle ore 15, si terrà la prima votazione per eleggere il nuovo presidente della Repubblica italiana.

Un compito non facile per il Parlamento e i delegati regionali, i quali dovranno trovare una figura comune in grado di non far rimpiangere il prezioso lavoro svolto dal Capo dello Stato uscente Sergio Mattarella, ormai agli sgoccioli del suo settennato, tra le poche luci a non offuscarsi nel momento più buio per il Paese dal dopoguerra.

Il Presidente della Camera Roberto Fico ha ufficialmente inviato la lettera per convocare il Parlamento in seduta comune per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.

Giova ricordare come avvengono le Elezioni del Presidente della Repubblica, quando e chi vota. I Grandi elettori riuniti in seduta comune saranno 1.008 o 1.009: 321 senatori, 630 deputati e 58 delegati regionali. Questi ultimi sono tre per ogni Regione, ad eccezione della Valle d’Aosta che ne ha soltanto uno.

Il plenum è fermo a 1.007 componenti: i senatori sono al momento 320. L’Aula deve ancora convalidare il subentro del senatore del Pd Fabio Porta al posto di Adriano Cario, il politico eletto nelle liste dell’Unione sudamericana. I deputati in carica sono invece 629. È vacante il seggio lasciato vacante dall’ex Ministro dell’Economia e attuale sindaco di Roma Roberto Gualtieri.

Quella del 2022 sarà l’ultima elezione del Presidente della Repubblica con questi numeri. Dalla prossima legislatura, come effetto della recente riforma costituzionale, ci saranno 230 deputati e 115 senatori in meno.

La corsa al Colle appare quanto mai incerta da quando il Toto-Quirinale è entrato nel vivo. Il centro-sinistra conta su 463 esponenti: 233 del Movimento 5 Stelle, 133 del Pd, 43 di Italia Viva, 18 di Liberi e Uguali, 6 del Centro Democratico, 5 di Azione! e +Europa e 25 delegati regionali. Con questi si deve prendere in considerazione Gianclaudio Bressa, iscritto al Gruppo per le Autonomie ma eletto con il Pd.

La destra schiera 450 esponenti: 196 della Lega, 127 di Forza Italia, 58 di Fratelli d’Italia, 31 di Coraggio Italia, Cambiamo! e Identità e Azione, 5 di Noi con l’Italia e 33 delegati regionali.

Chi per il post Mattarella? L’identikit del nuovo presidente della Repubblica, tra ipotesi e suggestioni, quale sarà? I nomi per il successore al Quirinale si rincorrono ormai da giorni, sospesi tra il surreale e le concrete possibilità di elezione. Ancora molti sperano in un secondo mandato dell’attuale presidente, nel segno della continuità. Ma lo stesso Mattarella, tuttavia, ha escluso a più riprese tale scenario.

Una candidatura forte è certamente quella di Mario Draghi. La scelta dell’attuale presidente del Consiglio, apparso pubblicamente lunedì sera a Palazzo Chigi per illustrare le nuove misure adottate per combattere la pandemia da Coronavirus, si porrebbe però in netto contrasto con il (recente) passato.

Mattarella e Draghi, per certi versi, incarnano perfettamente i due volti opposti della politica. Sobrio e composto il primo, interventista e pragmatico il secondo.

Il passaggio di consegne appare suggestivo, ma l’approdo di Draghi al Colle si tradurrebbe nel crollo di fiducia di parte dell’attuale maggioranza, con la conseguente fuoriuscita dalla colazione governativa e lo spettro delle elezioni anticipate.

Tra le ipotesi che si fanno per il nuovo Presidente della Repubblica c’è il sogno di Silvio Berlusconi. Parliamoci chiaro, il leader azzurro non ha mai nascosto il desiderio di volersi accomodare dietro la scrivania più ambita, quella del Quirinale, e l’intero Centrodestra sembra convergere unito sul suo nome.

L’ex premier ha ricevuto l’endorsement del fido vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, con l’auspicio di vedere sciolte le sue riserve. La visita al Cavaliere a Villa Grande, la nuova residenza romana di Berlusconi, potrebbe rivelarsi risolutrice.

Nelle scorse settimane il numero uno del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha aperto la strada all’elezione di una donna come presidente. Sarebbe la prima volta per la Repubblica e un grande segnale per il Paese.

Tra le “papabili”, vi è Marta Cartabia, attuale ministra della Giustizia del Governo Draghi e brillante costituzionalista (ricordate il discorso sulla continuità?). Plausibili anche le alternative Elisabetta Casellati, attuale presidente del Senato, e Letizia Moratti, ex sindaco di Milano.

Altre serie candidate al Quirinale potrebbero essere Emma Bonino, Luciana Lamorgese, Roberta Pinotti, Anna Finocchiaro, Paola Severino o Rosy Bindi. Tra i nomi che non ti aspetti, è quello di Franco Frattini ad avere preso maggiormente quota in questi giorni. Da non sottovalutare Pier Ferdinando Casini, Romano Prodi, Paolo Gentiloni e la new entry Filippo Patroni Griffi, neo giudice della Corte Costituzionale.

In questo affollato “parterre” di papabili alla presidenza della Repubblica è difficile dipanare il groviglio tra i vari partiti della maggioranza e dell’opposizione. È necessario – ora o mai più – porre al primo posto l’interesse nazionale, riprodotto in una personalità riconosciuta a livello internazionale e capace di dialogare agilmente con l’Europa.

In conclusione, sono propenso alla ricandidatura, per almeno altri due anni, dell’attuale Presidente Mattarella, mantenendo a capo del Governo Draghi fino alle prossime elezioni politiche del 2023, per superare la fase critica della pandemia e mettere a regime le risorse del Pnrr, così necessario allo sviluppo economico.