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Elizabeth Holmes, la donna che aspirava a diventare la "Steve Jobs" della sanità

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AGI – Quella di Theranos è la storia paradigmatica della corsa spregiudicata all’innovazione tecnologica che travolse la Silicon Valley all’inizio degli anni Duemila. Quello era il tempo in cui molti sognavano di emulare il fondatore di Apple, Steve Jobs, indossavano maglioni neri girocollo come lui, e parlavano scandendo messaggi messianici da guru della tecnologia.

Una era Elizabeth Anne Holmes, nata a Washington 37 anni fa, studi a Stanford lasciati a metà, dichiarata oggi colpevole di quattro capi d’accusa sugli undici contestati, tra cui la frode ai danni degli investitori e dei pazienti. Nel 2003, a 19 anni, dopo una precoce collaborazione da studentessa di ingegneria chimica con il Genome Institute di Singapore per effettuare test sul sangue, in piena epidemia Sars, Holmes diede il via alla sua vertiginosa scalata. Quell’anno depositò il suo primo brevetto: un cerotto con una sorta di computer incorporato, in grado di monitorare in tempo reale tutti i parametri del paziente e rilasciare farmaci.

Spinta dall’impeto jobsiano, la giovane studentessa era decisa a lasciare il segno nella vita di milioni di persone: creare qualcosa che avrebbe fatto risparmiare un sacco di dollari a milioni di americani, abbattendo i costi degli esami del sangue, che negli Stati Uniti sono altissimi.

Il progetto venne chiamato Real Time Cures, startup di tecnologica medica che prometteva di estrapolare fino a duecento dati da una sola puntura sul dito. Nonostante lo scetticismo del mondo accademico, la ragazza riuscì a trovare munifici finanziatori. La startup cambiò nome in Theranos, nata dall’unione tra le parole Therapy e Diagnosis.

Più di sei milioni di dollari erano arrivati dai donatori, e altri sarebbero arrivati negli anni successivi. Sembrava la classica storia americana del sogno diventato impresa. Ma c’era un particolare che avrebbe dovuto insospettire: con il passare del tempo, Theranos non aveva prodotto alcun risultato e non concedeva interviste.

L’anno della grande svolta o della grande illusione è il 2013: Holmes annunciò la partnership con la catena americana di farmacie Walgreens, dove si sarebbero potute fare analisi del sangue a prezzo stracciato e con sole poche gocce. Un risparmio rivoluzionario di tempo, denaro e liquidi. Holmes divenne una star a livello globale, esaltata dalle riviste più prestigiose, finita sulla prima pagine di Forbes, eletta nel 2015 “donna dell’anno” dal magazine Glamour, idolo di migliaia di studentesse. Ma quello fu anche il momento in cui sarebbe crollato tutto.

Pochi mesi dopo, alcuni ex dipendenti svelarono al Wall Street Journal una realtà inquietante, fatta di test manipolati, esperimenti falliti, dipartimenti che lavoravano in totale isolamento. Lo scoop ebbe un effetto devastante. Le agenzie federali confermarono le falle del sistema. Le procedure reali di analisi, emergerà da un’inchiesta, erano quelle tradizionali, ma venivano fatte passare come frutto della grande idea rivoluzionaria.

Walgreens uscì dall’accordo, a Theranos venne vietato per due anni di effettuare prelievi di sangue. Adesso è arrivata la sentenza che ha messo ufficialmente fine all’aspirante Jobs della sanità, la grande innovatrice finita per essere ritenuta colpevole di un reato vecchio come il mondo: la truffa.  

Source: agi


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