Type to search

Elena Del Pozzo: Medea dalla passione, all’odio, alla morte

Share

di Ettore Minniti

 

La domanda sorge spontanea: chi sono le Medea del XXI secolo?

Medea è una delle figure mitiche più note e presenti nell’immaginario e nelle testimonianze antiche: prigioniera della propria passione d’amore e vittima, al tempo stesso, del pregiudizio di chi la considera maga e straniera, Medea si macchia del crimine più orrendo che una madre può compiere, l’uccisione dei propri figli, divenendo il simbolo estremo di una femminilità negata.

Cosa spinge oggi una madre ad uccidere il frutto del proprio grembo?

Sono 480 i bambini uccisi dai genitori negli ultimi 20 anni. Un delitto atroce, inspiegabile che da nausea e genera orrore e diventa ancora più atroce se ad uccidere è la madre che con i figli ha il legame indissolubile per eccellenza, come nella tragedia di Medea.

Dall’omicidio di Cogne a quello di oggi Mascalucia nel Catanese, il filo comune che lega i figlicidi sono i problemi di salute mentale e relazionale della genitrice.

Difficile dare una risposta alle tante domande sulle cause. Dicono gli esperiti che tra di esse possa annoverarsi la conflittualità tra genitori, che porta alla depressione e recide il legame tra i coniugi attraverso la morte di un figlio.

Secondo i criminologi a volte chi uccide lo fa perché non riesce a sopportare il bambino che è in sé stesso  Donne fragili ma apparentemente amorevoli verso la prole.

La figura dell’odierna Medea rappresenta la figura dell’insospettabile omicida, dell’immagine del doppio, diviso e tormentato dalla duplice natura della sua esistenza, solare e oscura al tempo stesso, il “Dottor Jekyll e Mr Hide” descritto mirabilmente da Louis Stevenson nella sua opera più famosa.

Del caso Franzoni e del delitto di Cogne sappiano tutto e il contrario di tutto. La cronaca giudiziaria per la morte della piccola Elena Del Pozzo, bimba di cinque anni, uccisa dalla madre, è ancora tutta da scrivere.

L’unico elemento che abbiamo in mano, in attesa che gli inquirenti facciano chiarezza in questa triste storia, e che una mamma ha ucciso la figlia e sperava di passarla liscia. Si è inventata una storia, forse inverosimile ma apparentemente credibile, dove la mafia e la criminalità sono sempre dietro l’angolo: un rapimento con uomini incappucciati; con estrema lucidità ha pianificato tutto sperando che le responsabilità cadessero su qualcun’altro magari a carico dell’ex marito, dalla quale si era appena separata.

Non c’è altro da dire se non ricordare la piccola Elena, per quel che vale, attraverso le parole e il ricordo della nonna paterna, Rosaria Testa:

Eravamo legatissime con Maria Elena. L’abbracciavo forte e le dicevo: Elena come ti voglio bene io non ti vuole bene nessuno e lei mi sorrideva. C’era un rapporto speciale tra me e lei. Era una bambina meravigliosa e intelligentissima. Mi aveva chiesto il telefono, le avevo promesso che ne avrei parlato con mamma e papà“.

E gli occhi della bimba brillavano come stelle.