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Economia: l’inefficienza della pubblica amministrazione pesa più dell’evasione

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Di Vittorio Sangiorgi (Direttore del Quotidiano dei Contribuenti)


Gli sprechi, l’inefficienza, la lentezza e le mancanze della pubblica amministrazione pesano più dell’evasione nell’economia italiana. A dirlo è una ricerca realizzata dal Centro Studi della Cgia che ha comparato le mancate entrate fiscali con i costi aggiuntivi per contribuenti, famiglie ed imprese determinati dal malfunzionamento del settore pubblico.

Uno studio, quello di cui vi stiamo parlando, che come chiariscono gli stessi committenti, non ha valore statistico e non vuole essere un alibi per piccoli e grandi evasori. Lo spirito è un altro, ed è fortemente legato alla necessità di indicare, chiaramente, quali sono le storture ed i mali che frenano lo sviluppo e la crescita del nostro paese. Secondo le stime recentemente fornite dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, l’evasione fiscale presente in Italia si traduce in un ammanco di 110 miliardi per le casse dello stato. Una cifra significativa e “paurosamente elevata”, ma nettamente inferiore agli oltre 200 miliardi che, secondo la Cgia, cittadini ed imprese subiscono a causa di ciò che non va nella Pubblica Amministrazione. Sebbene, questi dati, non abbiano rigore scientifico non si può negare che abbiano, invece, un chiaro rigore concettuale. In Italia, sicuramente, c’è tanta evasione, ma l’inefficienza della PA causa danni economici molto più ingenti.

 

Significativo, per comprendere meglio lo spirito di questa analisi, quanto dichiarato dal coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo: “Sgombriamo il campo da qualsiasi equivoco: l’evasione non va mai giustificata e dobbiamo contrastarla ovunque essa si annidi, sia che riguardi i piccoli che i grandi evasori. Se, infatti, portassimo alla luce una buona parte delle risorse sottratte illecitamente all’erario, la nostra Pa avrebbe più soldi, funzionerebbe meglio e, probabilmente, si creerebbero le condizioni per alleggerire il carico fiscale. Oltre a ciò, è altrettanto indispensabile intervenire per ridurre sensibilmente gli sprechi che gravano sulla spesa dello Stato e per aumentare la produttività del lavoro nel pubblico. L’Italia ne trarrebbe un grande beneficio e, molto probabilmente, l’evasione e la pressione fiscale sarebbero più contenute. In altre parole, con meno evasione e una Pa più efficiente potremmo creare le condizioni per rilanciare questo Paese”.

 

Un concetto, questo, sul quale insiste anche il segretario degli artigiani Renato Mason, che punta l’attenzione anche sulle attuali contingenze socio-economiche: “Per molte imprese il prossimo autunno sarà uno stress test molto delicato. Probabilmente, tante faticheranno a superare questa fase così difficile legata agli effetti della crisi sanitaria; alcuni segnali, infatti, non lasciano presagire nulla di buono. Il governo, tuttavia, deve assolutamente mettere mano il prima possibile al nostro sistema fiscale, riducendone il prelievo e il numero di adempimenti che continuano ad essere troppi e spesso difficili da espletare. Con meno tasse e una burocrazia fiscale più soft si possono creare le condizioni per far ripartire l’economia. Senza dimenticare che il nostro Paese si regge su un tessuto connettivo formato da tantissime Pmi che faticano a ottenere una risposta agli innumerevoli problemi che condizionano la loro attività lavorativa”.

 

Non a caso sono proprio le numerosissime piccole e medie imprese italiane che, nel corso degli anni, hanno sofferto maggiormente a causa di inefficienze e sprechi della Pubblica Amministrazione la quale, ad esempio, tarda ancora ad onorare i suoi debiti nei confronti delle PMI italiane. Andando più nel dettaglio, e facendo sempre riferimento allo studio della Cgia, vediamo adesso quali sono le principali mancanze della nostra PA e le loro conseguenze in termini economici. Capolista è il costo annuo sostenuto dalle imprese per la gestione dei rapporti con la Pa (burocrazia) che si attesta sui 57 miliardi annui, seguono i già citati debiti nei confronti dei fornitori (53 miliardi), il deficit logistico-infrastrutturale (40 miliardi), la lentezza della giustizia civile (40 miliardi), gli sprechi e la corruzione nella sanità (23, 5 miliardi), gli sprechi e l’inefficienza del trasporto pubblico locale (12, 5 miliardi).

 

Da questi dati emerge, quindi, una realtà incontestabile, che racconta una Pubblica Amministrazione da rifondare, superando tutte le criticità e i tutti i mali che la fanno arenare, arenando di conseguenza un intero paese. Se la lotta all’evasione fiscale rappresenta, praticamente sempre, una delle priorità delle agende governative, altrettanto non si può dire per quella alle inefficienze ed agli sprechi del settore pubblico. Per far ripartire, davvero, l’Italia non esiste, però, altra strada…. Lo stato e le istituzioni diano il buon esempio, siano perfetti ed impeccabili, altrimenti ogni battaglia per la legalità, per il rispetto delle regole e della comunità, perde inevitabilmente credibilità.

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