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Dopo la pandemia serve un nuovo ruolo dello Stato

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di redazione

L’edizione 2021 del Festival dell’Economia di Trento ha affrontato il tema del ritorno dello Stato nell’economia. Nell’ultima giornata dell’evento, il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, ha parlato con chiarezza della necessità di un nuovo ruolo dello Stato.

«Abbiamo avuto – ha detto il governatore – un aumento del debito straordinario in quest’anno di emergenza, è servito un intervento pubblico a livello europeo di sostegno per la ripresa. Il ruolo dello Stato dopo la pandemia sarà sicuramente diverso da quello visto finora. Anche prima avevamo uno Stato molto presente nell’economia, intorno al 45%, che è una dimensione particolarmente ampia. Ma adesso il ruolo cambierà, necessariamente”.

Tra i compiti della mano pubblica Visco ha sottolineato in particolare “l’accelerazione legata alla digitalizzazione, una economia in cui le imprese e gli individui opereranno in modo diverso dal passato, molte dovranno chiudere e molte dovranno porsi sul mercato e poi crescere. Come garantire che questo avvenga senza traumi o con il minimo di traumi e garantendo le persone e consentendo il ricambio e la ristrutturazione produttiva è il ruolo che lo Stato ora dovrà avere, secondo Visco.

Infatti “Dopo la pandemia – è sempre Visco a parlare – ci sarà molta ristrutturazione della produzione. Se affidata solo alle forze di mercato, ci saranno molti rischi, deve essere guidata non lasciata a se stessa, nel guidarla non ti puoi sostituire al settore produttivo”.

Per Ignazio Visco è necessario “garantire che il cambiamento avvenga con la consapevolezza che bisogna dialogare con imprese e lavoro”. “ Dobbiamo cambiare sia la domanda sia l’offerta di lavoro. In uno stato di crisi come questo bisogna dare sostegno a coloro che sono in difficoltà, cioè imprese e lavoratori, che siano autonomi o precari”.

Dal canto suo Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale, ha espresso il proprio punto di vista sul ruolo dello Stato nei processi di innovazione. Lo Stato, ha detto il ministro, dev’essere un “allenatore, cioè mettere risorse sulle priorità e per favorire la crescita della migliore innovazione ma si deve cominciare nelle aree dove lo Stato è monopolista, cioè la Pa ed i servizi pubblici per poi uscire dal modello normativo che replica il passato. Il Governo lo sta facendo con la riforma del ministro Brunetta, con le assunzioni di giovani e la spesa in formazione, perché lo Stato spende solo 43 euro per dipendente. Dobbiamo essere innovatori ed allenatori e favorire istruzione e ricerca”.

Se Il governatore di Bankitalia ha parlato di “ripresa complicata” ed ha sostenuto la necessità di varare un sistema di ammortizzatori sociali più “evoluto”, il ministro dello Sviluppo economico, Giorgetti, ha sostenuto che il blocco dei licenziamenti deve essere rivisto e collegato al nuovo sistema degli ammortizzatori sociali che non può essere quello del mondo prepandemia”

Per Giorgetti il blocco dei licenziamenti è stata una misura eccezionale e deve rimanere tale “il problema è come gestire questa transizione – ha detto il ministro leghista – La ripresa sarà in modo sorprendentemente più veloce di quello che pensiamo ma dipende da settore a settore”.

Il blocco dei licenziamenti, pertanto, ad avviso del ministro, andrebbe “declinato più utilmente sui settori, ad esempio il tessile avrà una uscita più lenta rispetto ad altri”.


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