Type to search

Donne che hanno fatto la storia d’Italia. Ada Gobetti

Share

di Anna La Mattina

 

Nata Ada Prospero, a Torino il 23 luglio 1902, dove morì nel 1968, è stata una donna di spicco dell’Antifascismo e della Resistenza Italiana, moglie di Piero Gobetti, degno erede del movimento filosofico-politico post illuminista e liberale, di stampo profondamente sociale, con uno sguardo attento alle istanze del Socialismo emergente e quindi alle rivendicazioni del Movimento operaio degli Anni Venti del ‘900.

Il loro matrimonio durò solo tre anni, a causa del precoce decesso di Piero (aveva solo 25 anni), dovuto alle precarie condizioni di salute, in seguito alle aggressioni subite dallo squadrismo fascista. Da Piero ebbe un figlio, Paolo Gobetti, nato nel 1925, che in seguito divenne un “comunista ribelle”, insieme alla moglie Carla, scrivendo anche sull’Unità per un breve periodo.

Ada, ancora studentessa del Liceo Classico “Vincenzo Gioberti” di Torino, si dedica all’attività di giornalista, scrivendo per le testate “Energie Nuove”, “La Rivoluzione liberale” e “Il Baretti”, riviste fondate dal marito: vi scrisse fino al 1928, ben oltre la sua scomparsa. Insieme al futuro marito, in quegli anni, fu testimone del cosiddetto Biennio rosso a Torino, le rivolte operaie del 1919-20, a cui Ada manifestò vivo interesse e tutta la solidarietà di cui era capace.

Nel 1925, nello stesso anno in cui diviene madre, si laurea in Filosofia, dedicandosi con passione, agli studi letterari e pedagogici. Nello stesso anno, “La rivoluzione liberale” viene soppressa, perché ritenuta dal regime di Mussolini “spiccatamente antifascista”!

Dopo la tragica morte di Piero, Ada si dette da fare: vinse una cattedra di lingua e letteratura inglese, insegnando nella provincia di Cuneo, per poi passare ad un incarico di prestigio, insegnando al Ginnasio “Cesare Balbo” di Torino. In quegli anni si rafforzò l’amicizia con Benedetto Croce, che intavolò con Ada un rapporto di profonda stima, tanto da spronarla a proseguire nei suoi studi e nella sua attività di traduttrice dall’inglese all’italiano. Grazie al suo lavoro di traduttrice e alla sua vocazione pedagogica, introdusse e tradusse in Italia, gli scritti del dott. Benjamin Spock, un pediatra ed educatore americano, di chiara fama internazionale, che raggiunse il successo con un libro di consigli per le madri: “Common sense book of baby and child care”: Ada ebbe anche il merito di diffondere la letteratura sul mondo dell’infanzia e del benessere del bambino, presentando al pubblico italiano un autorevole cultore della materia, come il Dott. Spock, che gli addetti ai lavori del mondo sanitario ed educativo, nonché i genitori conoscono.

Ma Ada non fu soltanto questo: con il peggiorare della situazione socio-politica ed economica in Italia, ella si distinse presto nelle scelte, sicure e senza esitazioni, che compì, quando decise di partecipare alla Resistenza. Negli anni che precedettero l’Armistizio, la casa di Ada Gobetti divenne luogo e punto di riferimento per gli intellettuali antifascisti, legati agli ambienti di Giustizia e Libertà, un movimento politico di ispirazione liberal-socialista, fondato da Carlo Rosselli a Parigi, insieme ad un gruppo di esuli perseguitati dal regime.

Nel 1937 si sposò per la seconda volta, con Ettore Marchesini, un tecnico dell’EIAR; dopo 5 anni, nel 1942 è tra le fondatrici del Partito d’Azione. Nel 1943, durante la Resistenza, si impegnò senza riserve, svolgendo il ruolo di coordinatrice delle brigate partigiane e fa anche la staffetta, in Val di Susa e in Val Germanasca, dove opera il figlio Paolo, tenendo i contatti con il comando militare della zona, assumendo l’incarico di ispettore. Sono gli anni in cui Ada collabora a stretto contatto con Duccio Galimberti ed altri.

Sempre nel ’43 fondò i Gruppi di difesa della Donna, insieme a Maria Bronzo Negarville (PCI), Irma Zampini (PLI), Medea Molinari (PSI) e Anna Rosa Gallesio (DC): un’autentica forza pluripartitica, con in comune un’eguale forza antifascista, con il valore aggiunto della femminilità delle sue protagoniste, che ebbero il coraggio e la voglia di combattere a fianco delle donne e per le donne, in tempi molto difficili: ricordiamo che anche le truppe dei cosiddetti “alleati”, lasciarono segni di violenza sulle donne italiane, soprattutto quelle delle provincie più povere che, dopo avere rimpiazzato gli uomini in guerra nella totale gestione della vita familiare e lavorativa, dovettero subire anche quegli atti di violenza che passarono alla Storia come le “Marocchinate”, gli abusi e gli stupri dei soldati marocchini, arruolati nell’esercito francese (esercito amico!), che non risparmiarono nessuno: né madri, né figlie, talvolta ancora bambine! Le donne come Ada e le compagne, insieme all’UDI (Unione donne Italiane), si adoperarono per curare queste sorelle abusate, assicurando loro assistenza medica e psicologica.

Nel dopoguerra Ada Gobetti venne insignita della Medaglia al valor militare e nel 1945 partecipò alla Fondazione della Federazione internazionale democratica delle donne e sarà la prima donna a ricoprire la carica istituzionale di Vice-sindaco di Torino, designata dal CLN (Comitato di Liberazione Nazionale), in rappresentanza del Partito d’Azione. Si occupò prevalentemente di istruzione ed assistenza e divenne membro d’onore dell’UDI e presidente della sezione torinese. Inoltre entrò a far parte del Consiglio Nazionale dell’ANPI, mentre si impegnò attivamente per il Suffragio universale, in occasione del Referendum del 1946.

Negli anni Cinquanta, Ada sposta il suo impegno politico a sinistra, scrivendo su alcune testate comuniste, tra cui L’Unità e il Pioniere, diretto da Gianni Rodari, al quale affianca un sempre mai abbandonato interesse per la Letteratura e per la Pedagogia, dirige la rivista Educazione democratica e fa parte della redazione di Riforma della scuola.

Nel 1956 pubblica il libro Diario partigiano e si iscrive al PCI, nel bel mezzo dei fatti d’Ungheria, la rivolta antisovietica. Continua la collaborazione con Gianni Rodari, con il quale fonda Il giornale dei genitori, insieme a Dina Bertoni Jovine. Nel 1961 fonda, insieme al figlio Paolo, alla nuora Carla e con la collaborazione di Noberto Bobbio, il Centro Studi Piero Gobetti, nella sua abitazione torinese, con tutta la documentazione e le testimonianze della cultura politica italiana, degli anni 1920-1944.

Ada Gobetti, straordinaria donna poliedrica, fedele testimone del suo tempo, impegnata a 360° nella politica e nella vita, sia pubblica che privata, si spegne il 14 marzo 1968 a Torino, dove riposa nel Cimitero di Sassi.

I tre anni di matrimonio con Piero, in realtà, le valsero tutta la vita!