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Decreto Sostegni, commissariata la Sogin

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La società, un carrozzone incaricato della dismissione delle centrali nucleari, è stata commissariata con il recente Decreto sostegni. Ma permangono molti dubbi sui rischi legati alla reintroduzione delle centrali nucleari in Italia: dai pericoli legati alla radioattività, all’assenza di un deposito nazionale. Infatti, gli elevati costi di stoccaggio gravano ancora sulle tasche degli italiani per oltre 60 milioni di euro all’anno

di redazione

La domanda che in molti si pongo in questi giorni difficili per il caro carburante è: quale futuro per il nucleare in Italia?

Presso l’opinione pubblica italiana e la rappresentanza parlamentare si torna a parlare di un ritorno al nucleare, quale soluzione per far fronte al tema del caro carburante e bollette.

Dopo la chiusura delle centrali nucleari nel 1990, e a distanza di circa 10 anni dai referendum del 2011, quando il 94% degli italiani seppellì l’idea di un ritorno al nucleare, in Italia si pensa ad un nuovo referendum per promuovere la nascita di nuove centrali nucleari.

La Commissione europea valuta il riconoscimento dell’energia nucleare e del gas naturale come fonti green per la produzione energetica.

In realtà permangono molti dubbi sui rischi legati alla reintroduzione delle centrali nucleari in Italia: dai pericoli legati alla radioattività, all’assenza di un deposito nazionale. Infatti, gli elevati costi di stoccaggio gravano ancora sulle tasche degli italiani per oltre 60 milioni di euro all’anno.

Nel frattempo che gli italiani facciano pace con se stessi e si schiariscano le idee, la Sogin, incaricata della dismissione delle centrali nucleari, è stata commissariata con il recente Decreto sostegni.

Quella della Sogin è una vicenda tutta italiana, come sempre. Un carrozzone incaricato di individuare la localizzazione del maxi-deposito in cui stoccare tutte le scorie radioattive.

Per anni ha inghiottito palate di soldi pubblici senza produrre risultati concreti.

Dal 1990 il cosiddetto processo di decommissioning (smantellamento) ha incontrato ostacoli enormi sul suo cammino, primo tra tutti l’individuazione del sito di stoccaggio nazionale delle scorie, operazione ancora ferma al palo per l’opposizione di tutte le Regioni. Le barre di uranio ad esempio sostante trasportate in Francia, in Slovacchia resine e fanghi radioattivi. Morale della favola pochi progressi nel settore smaltimento.

In questi giorni, finalmente, un’inversione di tendenza: il governo vuole smaltire più in fretta le nostre scorie nucleari, per avviare un nuovo processo di produzione energetica oltre le fonti rinnovabili.

Per farlo ha commissariato la Sogin, la società che doveva decidere dove costruire un unico grande deposito nazionale, decretato durante il Consiglio dei ministri della scorsa settimana.

Il governo dovrà nominare la persona che assumerà il ruolo di commissario a cui saranno dati poteri di amministrazione ordinaria e straordinaria. Potrà, cioè, riorganizzare completamente la società.

Il commissariamento è stato deciso, come si legge nella premessa del decreto, «in considerazione della necessità e dell’urgenza di accelerare lo smantellamento degli impianti nucleari italiani»: una parte molto importante è l’individuazione del luogo adatto a costruire un unico grande deposito italiano di scorie nucleari. Il governo, in sostanza, vuole che Sogin raggiunga più in fretta lo scopo per cui è stata creata nel 1999.

Intanto, i contribuenti continuano a pagare bollette esose, perché la gestione dei vecchi depositi è finanziata con la bolletta elettrica. Dal 2001, secondo uno studio di settore, ad oggi sono stato pagati in bolletta 3,7 miliardi di euro, ma solo 700 milioni sono stati utilizzati per lo smantellamento dei vecchi impianti: 1,8 miliardi di euro sono stati spesi per la manutenzione degli attuali depositi temporanei e 1,2 miliardi per il trattamento del combustibile radioattivo in Francia e nel Regno Unito. Ogni anno, quindi, lo stato spende 60 milioni di euro per stoccare parte dei rifiuti nucleari all’estero. In totale, secondo l’ultimo piano di Sogin, lo smantellamento delle centrali costerà 7,9 miliardi di euro e finirà nel 2036.

E come diceva il grande Totò: ‘e io pago’!