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Dal padre Oreste alla figlia. L’Arte si tramanda. Ce ne parla Alessia Lionello

di Rosanna La Malfa

Sei figlia d’Arte. Come ci si sente a chiamarsi Lionello? Parlaci un po’ di te.

Sono la quarta di sei figli… tre maschi e tre femmine mi chiamo Alessia. Quando sono nata io, Papà era all’apice della sua carriera, lo vedevo poco ma quei pochi momenti sono ancora tutti scolpiti nella mia mente indelebili. Ho iniziato il doppiaggio a cinque anni grazie ad Oreste che per vedermi mi ha insegnato un mestiere difficile e rigoroso. Ho debuttato in televisione a 8 anni nel 1975 come protagonista nel programma: La tv dei ragazzi con la serie E’ successo che… le avventure di Lilla. Allora recitare mi veniva spontaneo, crescendo mi sono appassionata alla danza ho fatto una scuola di teatro gestuale e mi sono laureata. Oggi sono Programmista regista presso rai Digital dove gioco con le immagini mi occupo di grandi eventi tipo: festival del cinema di Venezia, Sanremo… continuo il Doppiaggio soprattutto nella soap Beautiful dove ho un personaggio fisso Katie Logan. La Cosa bella è quando mi dirige mia sorella Cristiana che mi ricorda moltissimo papà nei toni e nella bravura e anche nella precisione… e anche quando si arrabbia…


Oreste Lionello è stato un attore, cabarettista, doppiatore, direttore del doppiaggio e dialoghista italiano. Per te, invece, era tuo padre. Com’era?  Il più bel ricordo insieme?

Il più bel ricordo è il ricordo continuo di tutto quello che abbiamo fatto insieme un film a loop che rivedo ogni giorno. Ma andando nello specifico la prima volta che sono stata a Parigi.

Appena presa la maturità mi disse:

“Dove vuoi che ti porti, a papà?”

“A Parigi, papà, non ci sono mai stata.”

Poi a Rue de Rivoli: “Cosa vuoi vedere a Parigi?”

“Il Louvre papà!”

“E cosa vuoi vedere del Louvre?”

“Tutto il museo papà.”

“Ma sei pazza? Per vedere tutto il museo ci vogliono

mesi! Scegli un quadro.”

“Be’ allora, la Gioconda papà.”

“Andata!”

Corri, corri, corri. Rumorosamente, corremmo mano

nella mano, sotto le occhiate incredule di placidi e attenti

turisti, assorti nella contemplazione delle preziosità esposte.

Schivate ad arte indicazioni d’arte su frecce e freccette,

spianati labirinti multipli di stanzoni e stanzette, eccola,

Lei, in tutto il suo splendore: Monna Lisa. Piccola, piccola.

Un quadretto.

Occhi negli occhi a denti splendenti, stupita, ti dissi:

“Papà è pazzesca. Una gran paracula la Gioconda. Pe’ sto’ sorrisetto, ci vengono da tutto il mondo.”

“Sì. Adesso, corri, corri a papà, dobbiamo uscire prima che decidano di farlo questi venuti da tutto il mondo, che

sono migliaia!”


Papà si sarebbe divertito con i social network?

Oreste era un modernissimo uomo antico, un gentleman di vita che si interessava a tutte le nuove tecnologie perché tutto lo incuriosiva. Riguardo ai social non ti posso rispondere so che non amava apparire dove  tutti appaiono…

È stato la magica voce di Woody Allen. Si somigliavano?

Sì, si somigliavano soprattutto all’inizio, per quella comicità dialettica fatta di battute fulminanti e paradossali.


Hai scritto un libro dedicato a papà “Sono morto dalle risate” . Raccontaci.

Prefazione

I genitori non si scelgono, ti capitano.

A me è capitato un tipo strambo. Un certo Oreste, fuori dal comune, che mi incuteva un po’ di soggezione. Con l’età della ragione ho imparato a decodificarlo. A compiere lo slalom tra i suoi criptici atti linguistici per arrivare a un unico traguardo: ridere. Ci siamo uniti così indissolubilmente attraverso la risata. Abbiamo riso sempre in tutti momenti possibili e impossibili. Non ero la sua figlia preferita, se mai esistono figli preferiti. Ma sono stata la sua principessa, una principessa ridente che ora parlerà di lui, forse nello stesso modo strambo che aveva lui di essere genitore.

Di solito, in questi casi, si descrive semplicemente la vita dei grandi artisti. Io ho scelto di farne un racconto sovversivo proprio per rispettare il senso e la filosofia di un uomo che con la sua comicità ha sempre stravolto la realtà per sottolinearne gli aspetti più ironici e paradossali. Mai morte vi farà tanto piangere dalle risate.

Così è nato il Libro Sono Morto Dalle Risate, una raccolta di tutte le sue battute più esilaranti ed inedite. Raccolte negli ultimi mesi di vita di Oreste per continuare a ridere con lui per sempre…


Siete una famiglia di artisti: tu, Cristiana, Luca, Davide. Com’è il mondo del doppiaggio oggi?

Aggiungo Fabio, il primogenito regista, e Vivianna.

Il Mondo del doppiaggio oggi è cambiato, il discorso potrebbe diventare  molto complicato preferisco risponderti con le parole di Oreste che condivido pienamente:

“Una traduzione è un delitto, in quanto si uccide in tutte le maniere possibili e immaginabili una creatura che è viva fin quando rimane nel suo habitat, passando per il doppiaggio le si infila uno spillo nella testa e la si conserva per l’eternità. Il cinema è nato enorme, nel teatro si mettevano gli zoccoletti per farsi vedere. Al cinema mi sedevo in prima fila talmente davanti da rischiare di entrare nei titoli di coda del film. Greta Garbo: ‘Datemi una sigaretta’ si vedeva il grande, l’immenso, quello che prima non c’era: l’apparizione. Il doppiaggio è sempre stato un falso. Abbiate pietà del grande mostro. Trattatelo con i guanti.”

Ecco penso che oggi si dovrebbe trattare il Doppiaggio con i guanti e con più rispetto.


Progetti futuri?

Progetti futuri certo! Un mio nuovo libro, ma ci vorrà del tempo. Nell’immediato di già scritto un film (una parte anche per Oreste naturalmente) è una commedia. Vedremo sto cercando la produzione…


Ho letto che tuo padre disse: “Quando lavoro non mi diverto. Questo è un lavoro duro, difficile e bisogna diffidare da quelli che dicono che si divertono”. Per Te è lo stesso? Vuoi inviare un messaggio a chi vuole fare il doppiatore o comunque lavorare nel mondo dello spettacolo?

Quando  lavorava papà   rideva e scherzava.  Ricordo che il Dottor Pingitore mi faceva assistere segretamente alle prove del Bagaglino prima della Diretta televisiva, c’erano Pippo Franco, Leo Gullotta, Martufello, (ricordo anche il grande Bombolo) con Papà. Nascevano delle situazioni da piangere e sbellicarsi dalle risate, a volte non riuscivano più ad andare avanti con il copione… Pingitore doveva riportarli all’ordine altrimenti non sarebbero mai andati in onda. Quello che ti posso dire che dietro ogni sorriso c’è sempre una grande professionalità. Papà si divertiva ma seriamente

Per me il lavoro è un’elaborazione celebrale continua, io lavoro con le immagini giro e monto, ma sempre con ironia.  A chi vuole fare Doppiaggio dico in bocca a lupo… bisogna studiare tanto avere una passione dirompente, molta fortuna e talento. Chi ci crede non molli.

Vi lascio con un avvertimento storico di Papà che vi aiuterà senz’altro:

“Camminate muro muro come le capre quando piove. Dice “Ma a Roma stiamo tranquilli: ci sono delle mura così spesse!”. D’accordo, ma ogni tanto c’è un archetto, è lì che ti inchiappettano.”

Mi raccomando fate attenzione all’archetto… Ciao lettori!

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