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Da nonno a nipote nel segno del volontariato.  "Il Covid ha cambiato tutto"

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AGI – C’è una famiglia a Torino che ha intrecciato la propria storia con quella della Croce Verde. Tutto merito di Rocco Galetto, 87 anni, da sessantatré volontario nell’associazione di pubblica assistenza nata nel 1907 e diventata un punto di riferimento per chi ha bisogno d’aiuto. Fino a quando ha potuto, Rocco ha guidato l’ambulanza e soccorso la gente, trasmettendo la passione al figlio Marco, 61 anni, che appena maggiorenne, dopo aver seguito il corso di formazione, ha seguito le orme del padre. Una dinastia che continua ancora grazie a Chiara, 22 anni, studentessa di Biologia e soccorritrice dal novembre 2017.

“La nostra ormai è una sorta di tradizione familiare – racconta orgoglioso Marco – anche il fratello di mio padre, che ci ha lasciato qualche anno fa, è stato un volontario”. Oggi Rocco non va più in ambulanza, ma continua a essere d’aiuto alla “Prima squadra”, che in questi anni non ha mai lasciato. “La Croce Verde è diventata una seconda famiglia – dice Marco – è un ambiente professionale ma anche una rete in cui nascono legami e amicizia. Ci sentiamo utili e fa bene sia a noi che alla comunità”.

“Con l’inizio della pandemia tutto è stato stravolto”

La famiglia Galetto, ognuno con il proprio contributo, sta contribuendo a gestire l’emergenza Covid-19. “Un anno eccezionale e molto difficile – spiega Marco – mio papà non è stato a contatto diretto con gli ammalati, io e mia figlia si. Per fortuna tra i nostri volontari e dipendenti ci sono stati pochi contagi, questo perché siamo stati rigorosi nell’osservare le procedure igienico-sanitarie. Con l’inizio della pandemia, tutto è stato stravolto, basti pensare che tra un intervento e l’altro trascorrono almeno 40 minuti. L’ambulanza va, infatti, sanificata e deve poi rientrare in sede, quando invece in condizioni normali si partiva direttamente dall’ospedale per raggiungere il luogo successivo. Per fortuna – continua Marco – non mi sono mai imbattuto in negazionisti, sia i pazienti trasportati che i loro parenti sono sempre stati consapevoli di quello che stava accadendo”.

Il periodo più duro, come è noto, è stato quello iniziale, con carenze di dispositivi di protezione individuale e assenza di regole precise. “Il virus, le mascherine, i gel disinfettanti, tutto era nuovo anche per noi. Nessuno si immaginava una cosa del genere, non avevamo procedure codificate. Poi da febbraio sono state fissate delle norme che da allora applichiamo”.  Il ruolo del soccorritore si è però modificato, soprattutto in relazione al contatto con il paziente. “Bardati come siamo non è semplice comunicare con le persone. I parenti, inoltre, non possono più salire sull’ambulanza, un aiuto dal punto di vista psicologico per chi sta male che viene meno”.

“Ci vaccineremo tutti io, mio papà e mia figlia”

Il peggio però sembra essere passato. Oggi per dipendenti e volontari della Croce Verde torinese è il vax day. “Non vedevamo l’ora di fare il vaccino – conclude Marco – seguirà il richiamo tra tre settimane e, una settimana dopo, finalmente dovremmo ottenere la massima copertura. Ci vaccineremo tutti, io, mio papà e mia figlia. Per me significa ritrovare un po’ di tranquillità e serenità, in fondo vogliamo tutti tornare alla normalità perché pur essendo rigorosi nell’osservare le regole, ogni volta che torniamo a casa abbiamo un po’ di paura”.

Vedi: Da nonno a nipote nel segno del volontariato.  “Il Covid ha cambiato tutto”
Fonte: cronaca agi

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