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Crimini e animali, maltrattamenti e lotte clandestine sono allarme principale

Ogni 55 minuti si apre un nuovo fascicolo per reati contro gli animali: 26 fascicoli al giorno. Il totale dei procedimenti sopravvenuti nel 2017, sia a carico di noti che di ignoti, per i reati a danno degli animali e per il campione dell’82% delle Procure Ordinarie, è di 8518 fascicoli (3869 a carico di noti e 4649 a carico di ignoti) con 5.310 indagati. I procedimenti nel 2017, rispetto al 2016, sono aumentati del +3,74% (7100 fascicoli nel 2017 e 6844 nel 2016) mentre gli indagati sono diminuiti del -1,08% (4487 indagati nel 2017 e 4536 nel 2016). È questa la fotografia d’insieme restituita dal Rapporto Zoomafia 2018 presentato dalla LAV questa mattina. 
I crimini contro gli animali sono in aumento rispetto al totale dei reati commessi in Italia nel 2017 che, secondo gli ultimi dati ufficiali, hanno registrato una flessione del -10%: è chiara la controtendenza”, spiega Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV. “La diminuzione del numero degli indagati, invece, nonostante l’aumento del numero dei procedimenti a carico di soggetti noti, può indicare una flessione nella repressione dei reati contro gli animali perpetrati in modo organizzato o con il concorso di più persone”.

Il vasto campionario di crimini contro gli animali conferma la capacità penetrante della criminalità organizzata in settori diversi ma accumunati dal coinvolgimento di animali: i combattimenti tra animali, le corse clandestine di cavalli e le truffe nell’ippica, il business dei canili e il traffico di cuccioli, il contrabbando di fauna e il bracconaggio organizzato, le macellazioni clandestine e l’abigeato, la pesca di frodo e le illegalità nel comparto ittico e l’uso di animali a scopo intimidatorio o per lo spaccio di droga, i traffici di animali via internet e la zoocriminalità minorile.

Interessi che si intrecciano con le più tradizionali attività manipolatorie e pervasive come la corruzione, la connivenza con apparati pubblici infedeli, il perturbare gli appalti, il controllo dell’attività illegali sul territorio”, commenta Troiano. “Segnali di questo tipo arrivano da diversi filoni, come il traffico di cuccioli, la gestione dei canili, il controllo dei pascoli. Un altro dato da rilevare è la sempre maggiore gestione organizzata delle condotte zoocriminali. Sempre più spesso, infatti, si riscontrano reati associativi, perpetrati da gruppi di individui legati o dal concorso o da vero vincolo associativo”.

Dall’analisi dei crimini contro gli animali consumati in Italia si evince che il reato più contestato resta quello di maltrattamento di animali, art. 544ter c.p., con 2657 procedimenti, pari al 31,19% del totale dei procedimenti (8518), e 1951 indagati. Rispetto al 2016 i procedimenti sono aumentanti del +3%. Sempre per maltrattamento si è registrato il maggior numero degli indagati, con 1951 indagati, pari al 36,74% del totale del numero degli indagati (5310). Rispetto al 2016 il numero degli indagati è diminuito del – 5,8%.

Nella geografia dei reati, la Procura di Brescia si conferma quella con più procedimenti per reati contro gli animali nel 2017 – 527 con 387 indagati – con oltre la metà per reati legati alla caccia. “È noto – sottolinea Troiano – che la provincia di Brescia rappresenta l’hotspot del bracconaggio più importante d’Italia”. Seguono Vicenza, Udine, Verona, Napoli, Roma, Milano, Torino, e Palermo. Fa da contraltare Crotone con zero procedimenti nel 2017 mentre la Procura con meno fascicoli è stata quella di Savona (3 a carico di ignoti).

I combattimenti tra animali sono il “vero allarme, un vero affare per la criminalità, con migliaia di animali vittime ogni anno”. Molti i cani ritrovati con ferite da morsi o morti con cicatrici riconducibili alle lotte, sequestri di allevamenti di pit bull, pagine Internet o profili di Facebook che esaltano i cani da lotta.

fonte:helpconsumatori.it

 

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