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Covid che confusione! La metafora della ‘canoa’.

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di Ettore Minniti

In questi giorni stiamo registrando oltre alla recrudescenza del covid19 anche ad una inusuale rissa tra virologi:  “Il virus è meno aggressivo. Gli asintomatici non sono contagiosi. Il conteggio dei morti è sbagliato. Mascherina si mascherina no, si continua a discutere della loro efficacia”.

Coloro che governano si aggrappano ai Comitati Tecnico Scientifici, ma gli specialisti emettono sentenze attraverso i media che lasciano disorientati noi comuni mortali.

Morale della favola, i DCPM lasciano scontenti tutti. Si ha la sgradita sensazione che il Governo abbia proceduto e stia procedendo in ordine sparso, diffondendo messaggi contraddittori, parlando troppo o troppo poco e con voci disordinate. L’informazione in genere anch’essa è stata artefice della confusione che si è ingenerata nella popolazione. I cittadini rimangono perplessi e dubbiosi sulla veridicità dei fatti.

Allora viene in mente una vecchia storiella, datata ma sempre attuale.

 “Una società italiana ed una giapponese decisero di sfidarsi annualmente in una gara di canoa, con equipaggio di otto uomini. Entrambe le squadre si allenarono e quando arrivò il giorno della gara ciascuna squadra era al meglio della forma, 

ma i giapponesi vinsero con un vantaggio di oltre un chilometro

Dopo la sconfitta il morale della squadra italiana era a terra. Il top management decise che si sarebbe dovuto vincere l’anno successivo e mise in piedi un gruppo di progetto per investigare il problema. Il gruppo di progetto scoprì dopo molte analisi che i giapponesi avevano sette uomini ai remi e uno che comandava, mentre la squadra italiana aveva un uomo che remava e sette che comandavano. In questa situazione di crisi il management dette una chiara prova di capacità gestionale: ingaggiò immediatamente una società di consulenza per investigare la struttura della squadra italiana. 

Dopo molti mesi di duro lavoro, gli esperti giunsero alla conclusione che nella squadra c’erano troppe persone a comandare e troppe poche a remare.

Con il supporto del rapporto degli esperti fu deciso di cambiare immediatamente la struttura della squadra. Ora ci sarebbero stati quattro comandanti, due supervisori dei comandanti, un capo dei super visori e uno ai remi. Inoltre si introdusse una serie di punti per motivare il rematore: “Dobbiamo ampliare il suo ambito lavorativo e dargli più responsabilità”.

L’anno dopo i giapponesi vinsero con un vantaggio di due chilometri

La società italiana licenziò immediatamente il rematore a causa degli scarsi risultati ottenuti sul lavoro, ma nonostante ciò pagò un bonus al gruppo di comando come ricompensa per il grande impegno che la squadra aveva dimostrato. La società di consulenza preparò una nuova analisi, dove si dimostrò che era stata scelta la giusta tattica, che anche la motivazione era buona, ma che il materiale usato doveva essere migliorato. 

Al momento la società italiana è impegnata a progettare una nuova canoa”

Molti di voi la conoscevano già, ma abbiamo voluto riproporla perché è sempre attuale e bene si attaglia alla odierna situazione sull’emergenza sanitaria.

Tutte le Istituzioni sono orientate al contenimento dell’espansione del virus, per cui non possono esserci divergenze normative e gestionali tra Stato e Regioni.

La Direzione dell’emergenza deve essere unica e tutti devono “remare” verso la stessa direzione.

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