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Cosa scrivono gli altri (IL FATTO QUOTIDIANO – LA CRICCA DENTRO LE URNE La Bulgaria è rassegnata)

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Il Fatto Quotidiano

aprile 2021

Michela A.G. Iaccarino

È il Paese più povero dell ’ Unione europea ad aprire le sue urne oggi. Il già tre volte premier Boyko Borissov, ex pompiere ed ex guardia del corpo, a capo del partito di destra Gerb, “Cittadini per lo sviluppo europeo”, potrebbe tornare a trionfare alle elezioni e rimanere sulla poltrona che occupa da ormai oltre una decade, nonostante le manifestazioni della scorsa estate. Con stelle di cartone giallo tra le mani, – per fare eco a quelle della bandiera blu dell’unione – solo pochi mesi fa molti dei sette milioni di cittadini sono scesi per le strade dello Stato contro la corruzione endemica che scorre nelle vene del governo Boriss ove contro“l’ oligarchia mafiosa” che ormai si è infiltrata in ogni settore economico e finanziario del Paese. Accusato di abuso di fondi europei, frode e corruzione, il premier non si è allontanato dalla poltrona nonostante la pressione della piazza e non è stato abbandonato dagli alleati stranieri, tra cui c’è la cancelliera Angela Merkel e molti politici del Ppe, Partito popolare europeo.

SECONDO MOLTI bulgari sono proprio i finanziamenti di Bruxelles a rafforzare e prolungare il suo potere: è la stessa Europa occidentale che fa finta di non vedere quando diritti civili, libertà dei media, indipendenza dei giudici e le fondamenta più basilari della democrazia vengono violate dal politico, che comunque, di nuovo, le previsioni danno per vincente. Secondo i sondaggi di Europe Elects è Borissov il primo della lista dei vincitori con il 28,4% dei voti, una cifra verso cui oscilla però anche Korneliya Ninova dei socialisti del Bsp, che secondo l’istituto, potrebbe ottenere il 23% delle preferenze. In continuo bilico tra polarizzazione politica ed incertezza sul futuro, dopo una campagna elettorale senza idee, speranze e vera partecipazione, l’opposizione si presenta divisa e con nuovi protagonisti dai programmi spesso vaghi, improduttivi e oscuri, che difficilmente riusciranno a risollevare le sorti della nazione afflitta da criminalità e povertà. Sono sette le forze politiche che possono superare lo sbarramento del 4% e impantanare l’attività di un Parlamento che potrebbe nascere frammentato e caotico. Tra gli eletti potrebbero esserci vecchi volti come quello di Hristo Ivanov, ex ministro della giustizia a capo del partito Sì, membri di piccole formazioni di nazionalisti o del centro-destra di Bulgaria democratica. In corsa c’è anche l’auto- proclamata leader delle proteste estive, Maya Manolova, dell’ex partito socialista. La testa d’ariete della piazza mira a un bacino di elettori di centro e sinistra, proprio come fanno i nuovi movimenti nati la scorsa estate che partecipano alla corsa elettorale con molti punti esclamativi negli slogan e perfino nel nome: “Svegliatevi! Fuori la mafia!”. Ha fondato invece il suo partito dei “Repubblicani per la

Bulgari a”, abbandonando Gerb, l’ex alleato del premier Tsvetan Tsvetanov. Mentre il Paese affronta la terza ondata del virus che taglieggia economia e società civile, il sistema sanitario bulgaro è al collasso e nuovi record di contagio vengono battuti giorno dopo giorno. Le autorità di Sofia, temendo l’astensione, hanno messo in piedi un sistema che permette anche a chi è in quarantena o nei reparti di cliniche e ospedali di segnare la croce del voto della scheda elettorale. Tra le nazioni più colpite nei Balcani flagellati dall’emergenza sanitaria per mancanza di vaccini, la Bulgaria potrebbe decidere di affidarsi a chi protesta contro misure sanitarie, restrizioni e lentezza estrema della campagna vaccinale. Si tratta del cantante che alterna concerti e comizi. Il mogul dei media Stanislav Trifonov è nato al confine con la Romania 55 anni fa e tutto il Paese lo chiama semplicemente “S l avi ”: milioni di bulgari conoscevano già la sua voce per averla sentita in discoteche e bar quando, con il suo gruppo di folk balcanico, intonava canzoni in cui la parola “Costituzione” faceva rima con “pros tituzione”. Slavi, nell’anno del collasso del comunismo e dell’urss, si è assicurato fama e gloria con la satira via cavo nei programmi in onda in tarda serata.

NEGLI ULTIMI trent ’anni ha fondato prima il gruppo Ku Ku, poi un programma con lo stesso nome, in seguito un canale tv privato e adesso un partito: l’itv, Ima Takuv Narod, “esiste un popolo del genere”. Pelato, con un orecchino a destra e uno a sinistra, è populista, volgare e furbo: guida gli arrabbiati contro le élite tradizionali, capitalizza la sfiducia ormai cronica dei bulgari verso i loro politici, cavalca la rassegnazione degli indigenti e segue, secondo i politologi, le orme di un altro showman che ha guidato la popolazione intera di una nazione contro il suo establishment. Sofia come Kiev: la parabola politica del presidente-comico ucraino Vlodimir Zelensky può ripetersi in Bulgaria, lo Stato che quattordici anni fa si è unito alla famiglia europea ma risulta oggi, secondo gli ultimi dati dell’ong Transparency International, il più corrotto dei 27. Nonostante le previsioni sulla continuità del partito Gerb, in Bulgaria oggi potrebbe accadere di tutto: proprio come in una canzone di Slavi.


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