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Confedercontribuenti: Un Piano Famiglia per incentivare la natività

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L’invecchiamento della popolazione residente provocherà, tra le altre cose, un aumento della spesa pensionistica e una drastica riduzione della spesa sanitaria pro-capite. Appare evidente che sia necessario sostenere la natalità e aiuti per le giovani coppie.

Il Paese dovrebbe dotarsi di un Piano Famiglia per incentivare la natività”, lo sostiene Ettore Minniti, segretario nazionale di Confedercontribuenti

di redazione

L’Istat registra per il 2022 un nuovo record negativo di nascite: solo 385mila.

L’Istituto di statistiche ha lanciato l’allarme sulla denatalità nel nostro Paese, una tendenza che mette a serio rischio il nostro Pil futuro e il nostro sistema di welfare a cominciare dalle pensioni.

Il problema non sembra interessare più di tanto – sebbene presente in varia misura in tutti i programmi dei partiti – nel dibattito della campagna elettorale.

Il problema natalità che è stato elemento centrale nella stesura del Pnrr da parte del governo guidato da Mario Draghi. E una delle misure simbolo del Family Act, l’assegno unico per i figli, è ora difesa da tutti i partiti nei loro programmi. La verità che se ne parla poco e male, più per dovere di cronaca che per programmazione del sistema Italia.

Le forze politiche, come sempre, si dividono e si fronteggiano sulle soluzioni da adottare a favore delle famiglie. L’invecchiamento della popolazione residente provocherà, tra le altre cose, un aumento della spesa pensionistica e una drastica riduzione della spesa sanitaria pro-capite. Appare evidente che sia necessario sostenere la natalità e aiuti per le giovani coppie.

Il Paese dovrebbe dotarsi di un Piano Famiglia per incentivare la natività”, lo sostiene Ettore Minniti, segretario nazionale di Confedercontribuenti, “Trovare adeguate risorse di sostegno continuative nel tempo sia nel campo del lavoro, degli oneri familiari e delle asimmetrie di genere. Occorre sviluppare politiche di solidarietà generazionale e agire a favore dell’autonomia dei giovani e delle donne”.

Per programmare una nascita, una coppia deve contare su una stabilità economica, che viene raggiunta più facilmente quando le fonti di reddito familiare sono due, anziché una soltanto. Bisogna quindi incentivare il lavoro femminile che tutela la donna sotto il profilo economico finanziario in situazioni di difficoltà familiari o di interruzione delle relazioni di coppia.

Bisogna riscrivere le regole del lavoro e del welfare aziendale, con una serie di iniziative, beni e servizi che il datore di lavoro deve mettere a disposizione dei propri dipendenti, per aumentare il loro benessere e favorire la conciliazione tra vita privata e professionale, in particolare per le mamme per rendere meno faticosa e più facile la gestione dei figli”, prosegue Minniti.

Tutto ciò si traduce, in sintesi, in nuove norme e regole, tempi e orari, trasporti e sicurezza delle strade, asili nido e scuole, parchi e biblioteche, impianti sportivi e attività ricreative.

Occorre anche bilanciare il carico di lavoro domestico e familiare tra i coniugi o i conviventi, che quasi sempre ricade sulle donne.

A tutto ciò va tenuto in considerazione il considerevole ritardo dei giovani nel conseguimento dell’autonomia.

L’autonomia dei giovani è elemento indispensabile che si raggiunge con l’autonomia economica. Troppo il ritardo in cui la si raggiunge in Italia, rispetto ai coetanei europei. Più tardi entrano nel mercato del lavoro, più tardi si allontanano dalla casa dei genitori, più tardi iniziano relazioni stabili e prendono la decisione di procreare. Morale della favola non si fanno figli e la denatalità porta scompensi nel nostro Paese sia a livello produttivo sia a livello di PIL come evidenzia l’Istat”, conclude Minniti.

Il tema della denatalità è connesso al poco lavoro per le donne, inadeguati servizi, scarsa autonomia dei giovani e delle asimmetrie di genere.

L’introduzione del “bonus bebè”, del “premio alla nascita” o “premio mamma domani” e del bonus per l’asilo si sono dimostrati provvedimenti fini a sé stessi, come dire dei ‘pannicelli caldi’.

In conclusione, intervenire sulla natalità, con risultati positivi, occorrono che gli interventi siano ad ampio respiro e duraturi, siano incisivi e vengano ben coordinati per sfruttarne le sinergie potenziali.

I giovani, purtroppo, di fronte all’instabilità politica, economica e lavorativa, vedono il loro futuro nero, con una visione pessimistica, per questo non c’è voglia di scommettersi per diventare genitori.

Se non ci sarà un cambio di rotta nelle politiche a sostegno della famiglia il Paese è destinato ad estinguersi.

 

(foto: Ettore Minniti, segretario nazionale di Confedecontribuenti)